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venerdì 7 novembre 2014

Turning Point Albums - Sesta Parte

I link delle "puntate precedenti"!







Molti sono soliti dire "Con gli anni del liceo andò via anche la spensieratezza".
Nel mio caso trascorsero solo gli anni del liceo... purtroppo con eccessiva velocità, questo si.
Con loro non andò via la mia spensieratezza (ancora non è andata via oggi, per certi versi!), ma si spense lentamente il progressive rock con il sopraggiungere della New Wave e del Punk.
Non posso dire che fui colto impreparato. Peter Gabriel nel suo secondo lavoro (quello che oggi chiamano II o Scratch (per via della cover con il nostro amico che graffia l'immagine) si spostò decisamente verso sonorità New Wave per poi cambiare definitivamente nel III o Melt (sempre per via della cover in cui l'immagine appare parzialmente fusa) creando quel suo sound caratteristico che non abbandonò mai più.

Nel breve periodo che trascorse dal chiudere il capitolo delle scuole superiori ed aprire quello del matrimonio ascoltai ed acquistai poco, giusto per completare le discografie che avevo a cuore (oggi non la penso più così: se un lavoro non mi piace non lo acquisto, punto e basta) e un pò di musica strumentale, spesso retrodatata.

Mi sposai molto giovane, a 21 anni.
Quando lo si fa dopo essere cresciuto in una famiglia come la mia, non è per un colpo di testa, ma per amore.
E per amore di lì a poco nacque la mia prima figlia, Simona.

Posso asserire con assoluta certezza che abbiamo conosciuto i Marillion insieme, come è raccontato brevemente nel post a loro dedicato:


Noterete che il post è un pò grezzo... era uno dei primi che scrivevo e non avevo ancora chiare le potenzialità di diffusione della musica del blog

Anche in questo caso farò un'eccezione alla regola e posterò due brani da due diversi LP, perchè ho conosciuto la band acquistando i primi due album insieme.





Ora potrete dire tutto ciò che volete: che erano derivativi, che scimmiottavano i Genesis, che avevano un pessimo batterista (peraltro cosa assolutamente vera!), che il chitarrista era Gilmour dipendente... ma ascoltateli bene, perchè i Marillion forse sono davvero tutte queste cose (o meglio... lo erano!), ma avevano passione, calore e inventiva.
Notate con quanta passione Fish  si inerpica sulle lyrics passando attraverso diversi mood fino a uno quasi militaresco e poi uno appassionato, che si apre con quello splendido intervento di chitarra di Rothery che, è vero, negli assoli prende molto dal chitarrista dei Pink Floyd (forse per questo moltissimi suoi interventi mi colpiscono nel profondo), ma è caldo e appassionato, inoltre le sue sezioni ritmiche e le sue sonorità sono di tutt'altra provenienza, più heavy rock, e questo contribuisce a renderlo più interessante di tanti altri emuli che si ostinano a ripetere all'infinito, senza personalità, il loro maestro.
Il brano sopra riportato chiude il loro album di esordio Script for a Jester's Tear e ne è, a mio modo di sentire, la perla più pura!

Il brano successivo è preso da Fugazi, il secondo lavoro della band.





Ascoltate questo brano e prestate attenzione alla sezione ritmica.
La sola sostituzione del batterista con uno (allora) più dinamico e tecnicamente più ferrato la fa levitare a livelli decisamente superiori!
Lyrics sanguigne e accorate, assolo di Rothery che con i suoi bending tiratissimi, le sue terzine e il suo tappeto di note sulla reprise di Fish strappa una fortissima emozione... bello , non è vero?

I Marillion mi hanno permesso di scoprire che c'era ancora musica capace di emozionarmi, dopo tanto piattume, e mi hanno accompagnato per tutti gli anni della mia maturazione e della mia vita matrimoniale, fino alla separazione. Sia che al canto ci fosse Fish o Hogarth, a loro devo moltissimo, in termini emotivi e sentimentali, come ho descritto nel post a loro dedicato.
Sebbene oggi non me la senta più di dire di essere a loro legato indissolubilmente, come pensavo un tempo (spesso lo pensiamo anche per i rapporti sentimentali e interpersonali e guardate talvolta come vanno a finire!), rimangono un importante svolta della mia crescita musicale, sebbene non mi abbiano aperto un nuovo mondo, ma il cuore... e l'hanno fatto grondare di emozioni, quello si!


Ora ascoltate questo brano in silenzio...




La lunga intro introspettiva ed intimista e quell'entrata di Pat da brivido come potrebbero mai lasciare indifferente uno come me?
Tutto il brano è splendido, sia che alla solista ci sia il bravissimo tastierista  Lyle Mays che lo stratosferico chitarrista (ora sessantenne) Pat Metheny, uno dei musicisti che stimo maggiormente da quando l'ho conosciuto, pur non condividendone tutte le sue scelte artistiche.
Perchè lo stimo? Perchè è un tutt'uno con il suo strumento e si mostra sempre appassionatissimo di suonarlo, come fosse la prima volta.
Ho visto vari Live di Pat e bisogna tirarlo via dal palco, altrimenti non smetterebbe mai di suonare!
E' un grandissimo professionista proprio perchè adora quello che fa.

Credo che il Pat Metheny Group sia l'unica band che abbia conosciuto da un album Live, cosa piuttosto inusuale per me!
Ancora una volta devo la sua conoscenza alle mie passeggiate vomeresi!





Questo secondo brano è maggiormente ispirato ad alcune sonorità dei Weather Report, specie per le linee di basso iniziali, ma le parti armoniche e melodiche sono tipiche di questo grande musicista, che miscela sonorità jazz e sudamericane, per tirare fuori quello che al tempo dissero fosse di orientamento New Age o soft jazz.
Poco incline a dare etichette troppo restrittive, per me PMG rappresentò un nuovo modo di interpretare gli stilemi del jazz.
L'apertura verso questo nuovo terreno fino ad allora  poco esplorato, mi aprì a nuove conoscenze musicali, seppure jazz oriented, meno complesse del recente passato, come i fantastici Yellow Jackets, inizialmente addirittura molto funky ma divenuti più interessanti a partire dal loro album Four Corners, e gli ispirati e morbidi Shadowfax con The Dreams of Children, passando per il virtuoso e passionale Bireli Lagrene con il suo Foreign Affairs (e altri titoli), più un'altra serie di minori, che risultavano piacevoli, ma non eccessivamente degni di nota.
E' stata la mia svolta musicale più morbida ed estetica, meno sanguigna e passionale, forse perchè giunta in età più matura, ma non per questo meno importante: da qui ho imparato ad ascoltare, con grande interesse e godimento, qualcosa di jazz puro, da Miles Davis a Buddy Rich, Wes Montgomery, Jack DeJohnette, John Scofield (che rispose alla 'So What' di Davis con la sua 'Tell You What' nell'album Loud Jazz) e tanti altri. Mi sono persino concesso il lusso di suonare un pò di jazz standards in alcune band (una di sei elementi napoletana e una di cinque elementi milanese), magari un pò scolasticamente, ma con grande divertimento!
E' stato grazie a questa apertura musicale che oggi sono ben lieto di essere un fervente ammiratore della geniale Hiromi Uehara, la piccola e graziosa, geniale e virtuosa pianista giapponese che miscela innumerevoli contaminazioni, dal jazz al progressive, nella spumeggiante musica che compone.

Ecco... i miei TPA sono terminati.
Questo non vuol dire che da allora io non abbia ascoltato musica interessante!
Avrete visto che nel blog ho citato e parlato di alcune band più recenti che hanno eccitato i miei sensi e mi hanno appassionato con la loro musica.
A parte la già citata Hiromi e i recentissimi e sorprendenti The Aristocrats (peraltro ispiratori della mia band di prog fusion E.G.P. ProJecT), partendo dagli inglesi Porcupine Tree, gli americani Spock's Beard e Echolyn, gli svedesi Flower Kings (poi divenutimi un pò ostici), che mi hanno dato la grande gioia di scoprire che il prog non era morto, ma solo divenuto di nicchia, e i più recenti polacchi Riverside, con le loro atmosfere cupe e dense di pathos, passando per i potenti francesi Lazuli e Nemo, si giunge agli italiani Il Tempio Delle Clessidre, Yugen e Not A Good Sign, che a mio modo di sentire spiccano su tanti altri connazionali per personalità ed originalità.
Qualcuno potrà asserire che sono tutti derivativi, è vero (mi domando allo stato attuale chi non lo sia!) e, almeno per me, non TPA, perchè non hanno cambiato il mio modo di ascoltare la musica, ma sono tutti ottimi musicisti, dotati di inventiva, buon gusto musicale e mettono talmente tanta passione in ciò che suonano, che riescono a tramsettere, con la loro musica, immense good vibrations!

Per ora vi saluto, ma attendetevi un post conclusivo sull'argomento!

venerdì 19 settembre 2014

Turning Point Albums - Seconda Parte


L'ingresso alle superiori fu sorprendente per vari motivi:

1. La ragazzina, che tanto mi piaceva fino a pochi mesi prima, perse completamente di significato al confronto di un'altra, che rimase il mio chiodo fisso per almeno tre anni (pur distraendomi di tanto in tanto in altre direzioni, con alterne fortune).

2. Le amicizie, fino ad allora considerate salde e inamovibili, divennero un corredo a quelle nuove, più coinvolgenti sotto numerosi aspetti.
Ci tengo a dire che ho mantenuto i contatti con alcune di queste persone (che si riconosceranno nelle mie descrizioni), molto di più che con quelle dell'Università, e la ritengo una cosa estremamente gratificante.

3. Acquistai la mia prima batteria (se così si può chiamare quella specie di giocattolo che mi fu quasi regalato da un nuovo amico) per 5000 lire!

Un giorno, al ritorno da scuola, tanto per conoscerci meglio, mi accompagnarono a casa due compagni di classe ai quali feci ascoltare l'album de Le Orme. Inutile dire che ne rimasero affascinati e così decidemmo di rivederci  a casa di uno di loro per permettergli di registrarlo, visto che non mi andava di prestarlo.

Questo alla vostra destra è l'album che aveva appena messo sul piatto quando entrai nella sua stanza!
The Dark Side of The Moon è troppo famoso per commentarlo ancora, ma cercate di comprendere che allora erano le prime volte che sentivamo questo tipo di sperimentazione, di ricerca dell'effetto sonoro, della pulizia del suono... e il tutto su brani di fortissimo fascino, blues oriented, morbidi e di alta classe.
Con i Pink Floyd ho conosciuto il Rock psichedelico (allora si chiamava così) e mi si sono aperti mondi nuovi, onirici e devastanti al tempo stesso.
Quando li ascoltavo in cuffia (per meglio cogliere la stereofonia di tutti gli effetti sonori) mi sentivo trascinare in un mondo a parte, pieno di luci ed ombre, dove saltava fuori prepotentemente la mia parte malinconica e visionaria.
Sebbene non consideri quest'album il migliore della band (secondo me Wish You Were Here è superiore per maturità compositiva e intensità emotiva) è stato il TPA che mi ha fatto conoscere la band, che poi sarebbe diventata la più famosa del mondo, e il mondo visionario, onirico e spaziale della musica elettronica.
L'ascolto di questo album è ormai inflazionato, ciononostante andrebbe religiosamente eseguito dall'inizio alla fine, ma ci tengo ad accommiatarmi da lui con la sua parte per me più coinvolgente.





Qui tutto è splendido, caldo e drammatico: l'intro e il solo di sax, i cori, il bridge di piano e le lyrics !


Ma il mio amico, forte delle amicizie musicali del fratello maggiore, aveva altre frecce al suo arco e con l'intensificarsi della nostra frequentazione (è uno di quelli con cui sono rimasto in contatto, neanche a dirlo), alimentata dalla crescente passione per la musica di entrambi (anzi... eravamo tre, ma l'altro agiva di rimessa), una volta pose sul piatto quello che è stato la mia svolta musicale più importante, perchè m'ha fatto conoscere la band che più ho amato in tutta la mia esistenza, alla quale ho dedicato ore ed ore di ascolto, traduzioni, interpretazioni dei testi, con amore, dedizione e trasporto.

Selling England By The Pound è in assoluto l'album più importante del mio percorso formativo musicale.
Le architetture sinfoniche dei brani, il timbro della voce di Peter Gabriel, la sua vena interpretativa, la teatralità dei testi (si pensi solo ai discorsi cantati che ci sono in 'The Battle of Epping Forest'), la solennità e i complicati intrecci degli strumenti, talvolta tendenti al barocco tanto erano sofisticati, mi affascinarono quasi subito e ne sono rimasto catturato per tutta la vita.

Al contrario del precedente, in questo caso lo considero anche il miglior album della band, dove la sinergia dei componenti ha raggiunto vette elevatissime.
Brani come 'Firth of Fifth', 'The Cinema Show', 'Dancing with the Moonlit Knight' e la stessa 'The Battle of Epping Forest' sono, a mio modo di vedere, irraggiungibili per perfezione stilistica e feeling!
 
I Genesis sono sempre stati i miei preferiti. Da ragazzo non passava giorno che non ascoltassi almeno un loro album.
Tentavo di carpirne le meraviglie nascoste, ed ogni volta mi accorgevo di qualcosa di nuovo: ora un giro di basso particolare, ora un ostinato di chitarra, ora una rullata leggera, oppure un semplice sospiro del cantante o un accordo dissonante delle tastiere... e tutto mi riempiva di gioia, perchè era un nuovo tassello dell'approfondimento della loro arte!

Mentre i Pink Floyd erano intimisti e più legati ai disagi della mente e della condizione umana, i Genesis arricchivano i loro brani di riferimenti letterari e di english humor, sia nei testi che nella musica, come si rileva dal brano seguente.





Già dalla marcetta iniziale si comprende che il brano, pur parlando di lotte fra bande rivali di delinquenti , lo fa in toni sarcatici, con riferimenti al famoso Robin Hood ed a tante altre cose.
Notate la ritmica di Collins: con quel fill (che è poi parte integrante del pattern), posto prima come break e poi come accento, genera tensione dove la parte musicale non sarebbe in grado di fare con la stessa efficacia.
Questa è genialità. Non è facile trovare qualcosa di simile in tutta la discografia prog, anche di batteristi tecnicamente superiori a lui.
Se ci fosse necessità di dimostrare che in un musicista la tecnica non è tutto, questa ne sarebbe la prova!
Tutto il cantato di Gabriel è quasi una piece teatrale, con quei cambi di timbro secondo il personaggio e le botte e risposte fra lui e Collins.
Ed è tutto sottolineato da interventi musicali dal sapore sarcastico.
Perfino il finale, quando sul campo di battaglia non è rimasto più nessuno, è permeato di dark english humor: "Non è rimasto nessuno. E' un pareggio. Così i capi delle rispettive bande lanciano in aria una moneta per stabilire il vincitore!"

Sono stato particolarmente orgoglioso di me stesso quando ho scoperto che alcuni amici, che allora trascuravano i Genesis perchè a loro dire erano troppo complicati, crescendo musicalmente (anche come musicisti) ne hanno scoperto l'enorme valore.

Entrambi le band, in definitiva, erano una parte di me, due delle tante parti di me: la malinconica-pessimista e la romantica-sarcastica.


Seguendo la mia naturale inclinazione alla diffusione della Musica, che poi scoprii essere una sorta di esigenza fisico/mentale, incominciai a diffondere "il verbo" prima in famiglia, dove trovai terrreno fertilissimo perfino fra i miei genitori, e poi tra gli amici.
Questa caratteristica di trasmettere entusiasmo in ambito musicale credo sia rimasta pressocchè immutata nel tempo, ma forse è più giusto che a dirlo siano coloro che "subiscono" i miei attacchi!


Le sorpese e le svolte non erano ancora terminate, nonostante tutto.

Il seguito alla prossima puntata! 

Ciao!

lunedì 28 luglio 2014

INGRANAGGI DELLA VALLE – TUTTA “COLPA” DEI NOSTRI GENITORI

Ciao a chi mi legge!

Da un pò di tempo questo mio blog si è arricchito aggiungendo alle mie monografie e alle analisi tecnico/emotive della Musica che più mi gratifica, anche frammenti della mia attività di freelance music reporter, definizione che mi sono dato io stesso, ma che mi calza a pennello, visto il mio inesauribile entusiasmo di saltare da una manifestazione all'altra e di trasmettere le mie sensazioni, positive o negative, in perfetta autonomia e libertà di espressione.

L'evoluzione ha ridato linfa allo stesso blog, che ora è seguito da un maggior numero di persone (perfino dal Giappone!) che ne apprezzano gli argomenti e i contenuti e la cosa non può farmi che immenso piacere!

Quello che segue è l'esito di una divertente chiacchierata, che ho fatto nell'ambito della seconda edizione del FIM di Genova, con una delle progband più promettenti del panorama italiano. E parlare solo di prog in questo caso è un pò limitante. Proseguite la lettura e scoprirete perchè!


Gli Ingranaggi Della Valle è una giovane band romana di sei elementi che ha recentemente pubblicato il suo primo CD In Hoc Signo (Concept sulla Prima Crociata) con l'etichetta Black Widow di Genova.

Qualche mese fa avevo avuto modo di apprezzare il loro lavoro discografico, che è un mix di recupero del prog degli anni '70 con spruzzate di jazz fusion , il tutto condito da una buona dose di novità derivante dalla loro già buona personalità musicale, e sono stato contento di poter scambiare quattro chiacchiere con loro.

Quando ci siamo accomodati nella restroom e loro si sono accovacciati a terra in circolo intorno alla mia sedia ho avuto un simpatico deja vu: quando eravamo in vacanza e le mie figlie erano adolescenti, talvolta i loro amici si mettevano nella stessa posizione intorno a me, per ascoltare i miti e leggende della musica progressive e apprendere, attraverso i miei racconti appassionati, come ascoltarla affinchè trasmettesse loro le stesse sensazioni che trasmetteva (e trasmette) a me.
Da quelle esperienze estremamente gratificanti nacque il mio
blog che intitolai scherzosamente Proglessons (www.proglessons.blogspot.com).

Il “portavoce” degli Ingranaggi è il chitarrista Flavio Gonnellini e seppure non lo fosse, prende sempre la parola perchè è ansioso di esprimersi. Gli altri in genere annuiscono o aggiungono qualcosa.

D.: Da dove nasce il vostro nome. Ha un significato di qualcosa di macchinoso?

R.: Tutto parte dal nome di un professore al quale alcuni di noi sono molto legati. Macchinoso non diremmo. Per far funzionare qualcosa c'è bisogno che gli ingranaggi siano messi nella giusta posizione affinché trasmettano il movimento. Proprio come ciascuno di noi della band. Ognuno permette all'altro di muoversi e tutti insieme costituiamo un motore, in questo caso musicale!

D.: Bella rappresentazione di voi stessi! In effetti quello che mi ha colpito della vostra musica è la buona dose di personalità, sebbene vi siano chiari riferimenti al
prog degli anni '70 uniti alla fusion, che mi sembra di comprendere sia il vostro orientamento musicale preferito...

R.: Tutti studiamo musica, Marco (Gennarini – il violinista) viene addirittura dal Conservatorio, dalla classica, e il jazz e la fusion permettono di esprimersi più liberamente nel virtuosismo, oltre a garantire ai brani un groove piuttosto particolare.

D.: Frequentando i vari forum musicali ho trovato qualcuno che asserisce che le generazioni recenti non hanno saputo creare un proprio stile musicale “di rottura”, tipo il Rock 'n' Roll, il Beat, il Prog e si sono appoggiati alla musica “dei cinque savi” (Genesis, King Crimson, Yes, Pink Floyd e Gentle Giant) mancando pertanto di autonomia e di originalità. Siete d'accordo con questa asserzione?

R.: Tutti noi abbiamo attinto alla musica che ascoltano i nostri genitori, così come voi prima di noi. Pertanto se per certi versi quella da te citata può essere una giusta osservazione, per altri no, perchè l'ascolto va poi elaborato e personalizzato!
Inoltre il periodo storico è diverso come lo sono le motivazioni.

D.: Certo. A quei tempi noi si era “contro” e basta. Spesso si evitava la condivisione delle passioni con i propri genitori. Mi state dicendo quindi che il classic prog è servito a sviluppare il vostro sound?

R.: Come dicevamo poco fa, è bello studiare i “classici” perchè arricchisce il bagaglio di conoscenze e induce a migliorare la tecnica, ma deve servire come punto di partenza, non come meta finale.

D.: Io sono ferocemente avverso alle coverbands, che ritengo rubino spazio sia mentale a coloro che vi si cimentano, i quali spesso sono ottimi musicisti, che fisico alle band come la vostra, che sentono il bisogno di esprimersi attraverso musica propria...

R.: Ognuno è padrone di suonare e ascoltare ciò che vuole...

D.: Ma è pur vero che è più comodo ascoltare solo ciò che già si conosce... Che peso date agli Area nei vostri interludi jazzrock?

R.: (sorridono) Gli Area, così come i Brand X e tante altre band che avevano una forte matrice jazz nel loro sound, sono stati ascolti importanti, che ci hanno aperto la mente a nuove soluzioni.

D.: E il prossimo album?

R.: Sarà sicuramente più orientato alla fusion, che è il genere musicale che ci viene più naturale suonare!

Ascoltate e giudicate voi stessi!




Un grosso in bocca al lupo agli Ingranaggi della Valle!

Come al solito eventuali commenti sono graditi!

sabato 1 ottobre 2011

I CAMEL - Prima Parte

Innanzi tutto bentrovati!
E' passato davvero troppo tempo dall'ultimo post e spero non vi siate dimenticati di me!

Le alterne vicende della mia esistenza mi hanno tenuto lontano da queste pagine creando un'involontaria aridità della mia vena descrittiva.
Spero di ritornare gradualmente ai miei standards abituali, ma questo dovrete dirmelo voi!


Durante una delle mie solite scorribande alla ricerca di qualcosa di nuovo, mi recai nel negozio di Cesarini a Napoli (era il 1977 ed allora era a Largo Celebrano) e chiesi al commesso, buon esperto di musica di tutti i tipi, se vi fosse qualcosa di nuovo da ascoltare.
Mi mise in mano un album con la cover che vedete qui a lato.
Con la ormai rinomata spocchia che contraddistingue i progger, ed ancora pervaso da quella inutile tendenza ad etichettare tutto, gli chiesi che genere suonavano.
"Un pò Genesis e un pò Pink Floyd" - mi disse per convincermi ad ascoltarlo. Mi conosceva e sapeva che occorreva darmi dei parametri di confronto di un qualche valore per me elevato. E non era poi così lontano dal vero!


E' strano come io abbia conosciuto i Camel con un brano il cui titolo in italiano significa 'prima luce'.


 


Con mia grande sorpresa mi accorsi che l'album era inciso dalla DECCA, che allora era famosa per l'equilibrio dinamico delle sue registrazioni, essendo inserita nel circuito della musica classica, e questo mi dispose positivamente.
Verificare che fra i musicisti ci fosse Mel Collins, stimatissimo fiatista dei King Crimson, mi diede un ulteriore motivo per mettermi comodo, indossare le cuffie e capirci qualcosa di più.

Fin dalle prime note mi sorprese il grande equilibrio della band: nessuno dei musicisti sembrava orientare il sound e lo stile di suonare i fraseggi con più strumenti, invece che con uno solo, mi affascinò.
Così come apprezzai immediatamente il drumming sofisticato e preciso di Andy Ward, perfetto esempio del batterista prog, che supporta tutto il brano e accenta ora su uno strumento e ora su un altro, ma con venature jazzy davvero piacevoli! 
Mi aspettavo che prima o poi ci fosse una parte cantata, ma fui ben contento di non rinvenirla.
E... sobbalzai letteralmente dalla sedia quando, dopo l'interludio, ascoltai la chitarra di Andy Latimer aprire (e poi arricchire) il solo di sax intenso e stilisticamente perfetto di Collins!
La sensazione positiva che provai è del tutto simile a quella che provo ancora oggi quando lo ascolto: è come se fluisse più aria nei miei polmoni, e più ossigeno al cervello! Potremmo definirla impropriamente "ampia soddisfazione"?

Soltanto con un successivo approfondimento scoprii che i Camel venivano fuori da quella che allora era chiamata 'Canterbury Scene', ed erano un'evoluzione più easy (intesa in senso NON  dispregiativo) di Hatfield and the North e National Health, band che avevano influenze più spiccatamente jazzrock. In particolare il bassista Richard Sinclair, che a partire da Rain Dances andò a sostituire Doug Ferguson, aveva militato nei primi citati e nei Caravan, altra band di spicco del filone, con sonorità più affini a quelle dei Camel.

Rain Dances è un album di enorme respiro, ricco di sfumature morbide e sofisticate, una miscela sapientemente dosata di elettronica, ritmiche complesse e splendidi solo di tutti gli strumenti. 
A mio modo di vedere rappresenta l'apice della maturità compositiva dei Camel, sebbene molti estimatori di questa band lo considerino l'inizio della decadenza.




In questo brano si possono ascoltare notevoli reminiscenze delle influenze jazzrock dei National Health e anche in questo caso gli interventi di chitarra e sassofono sono di estrema, elegante efficacia!

Effettivamente lo stile della band a partire da questo album subì una piccola trasformazione... come si evince dall'ascolto del brano che segue, tratto dal loro secondo album:





Qui il sound è un pò più duro e spigoloso, sebbene siano evidenti le caratteristiche principali della band: vocalism caldo, ritmiche ricercate e gran lavoro di chitarra e tastiere.

In realtà il cambiamento non fu immediato, ma progressivo, come si evince dal mirabile esempio seguente:





Bellissima intro, grande Latimer al flauto, splendido lavoro di Ward che supporta tutto il refrain con un drumming sempre ricco e ricercato. Lo splendido lavoro di chitarra, in 'Rhyader Goes to Town' genera una forte emozione, non trovate?
L'album era la trasposizione in musica di un libro di Paul Gallico intitolato appunto 'The Snow Goose'. Lo scrittore però impose che il titolo recasse la dicitura "Music inspired by" per problemi di copyright.


L'ingresso di Sinclair e la collaborazione di Collins (allora ancora inteso come sessionman, poi divenuto ospite fisso) non solo portarono i Camel a ridurre la lunghezza dei brani, ma completarono il processo di orientamento ad un sound con sonorità più morbide, ma sempre di grande intensità.





Bellissimo non è vero? Il brano parte intensissimo, con la chitarra che urla sulle tastiere e sul basso, il tutto supportato, come sempre meticolosamente, dalla batteria!
Osservate come è sempre tutto molto bilanciato, sebbene la chitarra sia pressoché dominante. Solo i grandi riescono a farlo!

Se Collins in questo brano si era riposato, nel successivo, del quale posso postarvi soltanto il riferimento del  link perchè non è permesso l'embedding, si esprime alla grandissima!

http://youtu.be/XmZlPAvaMwI

Il brano ha una struttura rimica piuttosto complessa: dopo l'intro parte un micidiale l9/8, termina con un 11/8 e l'intermezzo è un mix di altri tempi dispari (potrei aver contato male...)! Il tutto però fluisce all'ascolto  con grazia, energia e un feeling meraviglioso! Ribadisco... solo i grandi riescono a farlo!

Dopo il mediocre I Can See Your House From Here i Camel ripercorsero la strada del concept con Nude





Sebbene, secondo la mia opinione, non all'altezza di The Snow Goose e degli altri lavori del periodo d'oro, forse anche per la defezione del tastierista Peter Bardens (scomparso prematuramente nel 2002 per un tumore al cervello), l'album ha degli ottimi momenti, e vide il ritorno (seppure solo per questo album) di Ward dietro ai tamburi, dopo l'incidente che gli aveva leso i tendini di una mano. Successivamente il batterista, a causa di gravi problemi mentali, dovette abbandonare nuovamente il gruppo.

Nel frattempo pare che incominciassero beghe con la casa discografica, che esigeva una maggiore presenza sul mercato ed obbligava Latimer e compagni a pubblicare lavori di cui non erano convinti o soddisfatti.
Dopo alcune uscite decisamente discutibili (fatta eccezione per Stationary Traveller che aveva qualche buon momento) i Camel scomparvero definitivamente dalla scena e Latimer si trasferì in California per ritrovare tranquillità ed ispirazione. Vi riuscì?
Beh... di questo parlerò la prossima volta!

Per ora, se vi ha fatto piacere il mio ritorno, datemi un cenno!

Per la seconda parte di questo argomento:

http://proglessons.blogspot.it/2012/05/i-camel-seconda-parte.html

lunedì 29 agosto 2011

Mark I e Mark II: Quando qualcuno cambia strada.

Ciao a tutti.
Dopo la (lunga) pausa estiva e in una veste grafica un pò modificata, proviamo a ripartire con un argomento davvero spinoso... tanto per sentire quella benefica scarica di adrenalina che ci indurrà ad abbandonare l'aspetto placido e rilassato derivante dal lungo, dolce far niente (per chi eventualmente avesse potuto beneficiare davvero di tale meravigliosa pratica ormai in via di estinzione...)!

Capita sovente che in una band, nonostante agli occhi dei più tutto sembri andare a gonfie vele, c'è qualche frizione interna, una punta di insoddisfazione di uno dei componenti (talvolta capita ad uno dei musicisti, ma più spesso al frontman) che man mano cresce fino a diventare talmente insopportabile da portare alla separazione.

Le analogie con un rapporto sentimentale ci sono tutte... e non deve sorprendere! Spesso i componenti di una band hanno condiviso perfino il cibo prima di giungere al successo e si sentono davvero molto legati fra loro! 

Proviamo a comprendere insieme quando e perchè ciò accade e quali ripercussioni possono esservi sul gruppo e sui fans. 

In alcuni casi non vi sono ripercussioni: i King Crimson hanno cambiato spessissimo il loro organico, ma nessuno si è mai lamentato eccessivamente che fosse andato via Greg Lake dopo i primi due albums, oppure che la sezione ritmica Levin/Bruford sia stata soppiantata, in tempi più recenti, da quella Gunn/Mastellotto, o di altre mutazioni.
Ciò accade perchè i King Crimson sono sempre stati visti come una moltitudine di sudditi alla corte di Bob Fripp, pertanto i seguaci del 'Re Cremisi' sono sempre fiduciosi delle scelte fatte dal loro 'monarca'. 
Ed in linea di massima non hanno tutti i torti. Basti pensare ai vari musicisti, a parte quelli già citati, che si sono avvicendati in questo contesto: Mike Giles, Keith Tippett, Jon Anderson, John Wetton, Adrian Belew, Ian Mc Donald, Mel Collins, etc... e alle recenti collaborazioni con Steven Wilson e Gavin Harrison dei Porcupine Tree!

Anche per gli Yes gli avvicendamenti e i ripescaggi sono stati così frequenti che non sembra esservi stata mai grande sofferenza. Tranne forse quando Rick Wakeman decise di abbandonare il gruppo per dedicarsi alla sua carriera solista. Ma anche in quel caso fu sostituito alla grande da Patrick Moraz, che non fece rimpiangere a lungo il virtuoso tastierista dai lunghi capelli d'oro.
Le successive mutazioni con gli ex-Buggles, le formazioni doppie o eventuali AWBH (che peraltro produssero un album decente) non le considero nel contesto.


In altri casi la separazione è talmente traumatica che i nostri beniamini sentono il bisogno di trasmetterci il loro stato d'animo attraverso l'unico canale che possa metterli in comunicazione mentale con noi fans: la musica.





I Pink Floyd si sono portati dietro per tutta la loro esistenza la volontaria (quanto necessaria!) esclusione di Syd Barrett dalla band. I sensi di colpa di Waters e Gilmour, suoi ottimi amici fino alla fine, si manifestano nel mirabile album Wish You Were Here, da cui è tratto il brano di cui sopra.
Syd era completamente fuori di testa e ostacolava il loro cammino verso il successo, pertanto i quattro membri, di comune accordo con i produttori, decisero che occorreva disfarsene, nonostante l'amicizia che li legava da molti anni.

Se vi capitasse di trovarvi fra le mani il libro Rosso Floyd di Michele Mari (recentemente regalatomi dalle mie figliole) troverete ardite interpretazioni di decine di potenziali riferimenti a Syd, lungo tutta la loro carriera.
Il libro si basa su molti fatti reali, ma l'autore ne elabora connessioni di pura fantasia, seppure spesso plausibili. Per quanto generalmente non gradito ai fans, io lo considero un simpatico esercizio di stile.
In ogni caso è innegabile che i Pink Floyd abbiano tratto grande giovamento dall'inserimento di Gilmour e la sua chitarra blues oriented.

La successiva defezione di Waters, dovuta ai continui litigi con Gilmour, fu un evento più rabbioso che doloroso, articolatosi in un lunghissimo periodo di interminabili battaglie legali.
Waters avrebbe voluto orientare socio/politicamente tutta la produzione del gruppo, esasperando musicalmente la presenza di sezioni orchestrali, Gilmour, essendo di estrazione blues, voleva mantenere tutto come era.
Waters asseriva che il nome Pink Floyd non si sarebbe dovuto più usare  perchè di fatto i Pink non esistevano più, Gilmour il contrario.

Mentre la perdita di Barrett portò ad un giovamento, quella di Waters, contraltare creativo di Gilmour, portò ad un progressivo isterilimento della vena creativa della band, che nei successivi lavori si appoggiò quasi completamente sui mitici assoli di Gilmour, mantenendosi su buoni livelli, ma nulla di più.
Lo stesso Waters, da solo, non è mai riuscito ad esprimersi come in passato, pur mantenendosi anch'egli su livelli generalmente medio alti.

Soltanto in anni recenti, a partire dall'intervento al Live 8, c'è stato un riavvicinamento fra i due leader, purtroppo caratterizzato anche dalla successiva morte di Rick Wright, l'elemento più visionario del gruppo.
Recentemente Gilmour è intervenuto ad un concerto di Waters per suonare la mitica 'Comfortably Numb'.









Quando lessi su Ciao 2001 che Peter Gabriel aveva lasciato i Genesis ebbi un momentaneo blocco di tutte le funzioni vitali!
Comprenderete che per me i Genesis erano un vero punto di riferimento musicale, cibo per l'anima e per l'emotività!
Tutto sommato li avevo conosciuti da poco (con Selling England by The Pound), ero ancora in visibilio per  The Lamb Lies Down On Broadway e mi sembrava davvero troppo presto subire un colpo così duro!

Fu un trauma anche per gli altri componenti, che vedevano in lui un frontman dotato di eccezionale carisma e pertanto difficilmente sostituibile. E infatti non lo sostituirono!
I Genesis nel loro cammino musicale hanno effettuato sostituzioni solo all'inizio (Phil Collins per John Mayhew e Steve Hackett per Anthony Phillips. Due cambi che hanno portato un eccezionale valore aggiunto!), poi hanno subito soltanto defezioni.

Peter non sopportava più i ritmi da rockstar che gli venivano imposti, voleva sedersi un attimo a pensare, dedicarsi ad altre cose con uguale ardore, comprendere la direzione da prendere!
Oggi, dopo tanti anni, comprendiamo che la strada che ha scelto successivamente, pure se irta di difficoltà, lo ha portato ad essere un mito della scena (non solo) musicale mondiale, con la sua musica così densa di feeling, seppure semplice nella struttura, con il suo impegno sociale e con la tranquillità che traspare dai suoi occhi!
Tutto il suo disagio, le sue frustrazioni e la successiva presa di coscienza sono resi manifesti in questo brano, che credo non abbia bisogno di alcuna presentazione!





Phil Collins prese il posto di Gabriel al canto, assumendosi il gravosissimo onere di non farlo rimpiangere, e nei concerti si servirono di Chester Thompson (e in qualche occasione anche di Bill Bruford) come batterista addizionale.
Prestate attenzione agli ultimi secondi del brano 'Los Endos' precedentemente proposto: c'è un'accorata dedica a Peter:
There's an Angel standing in the sun...to Peter Gabriel
Piansi lacrime amare la prima volta che la sentii!

Nonostante Collins, come leader dei Genesis, abbia molti detrattori (compreso me, che non gli perdonerò mai di 'essersi dimenticato', a suo tempo, di essere un grandissimo batterista!) non si può negare che albums quali A Trick of the Tail, Wind and Wuthering e Duke abbiano lasciato, ognuno a suo modo, un segno importante nella loro discografia. Il resto... lasciamo perdere, sebbene vi siano sprazzi di buona musica qui  e là.

Successivamente, quando Collins decise che la band doveva cambiare completamente direzione musicale, orientandosi verso un rock melodico di maggiore presa sul pubblico (e i successivi successi commerciali, almeno dal punto di vista della popolarità e degli introiti, gli diedero ragione!), il bravissimo Steve Hackett si sentì tagliato fuori, incline come era a mantenere fede alla sua estrazione barocca e progressive, pertanto decise di lasciare il gruppo per non sentire più la frustrazione di essere soltanto un performer.





Anche in questo caso la scelta fu molto sofferta per entrambe le parti.
Abbandonare un cavallo vincente come i Genesis non fu una cosa facile per Steve, ma aveva dalla sua parte la sua musica e una compagna che lo sosteneva psicologicamente (Kim Poor e Steve hanno divorziato un paio di anni fa, ma non per volontà del mitico chitarrista, a quanto sembra...).
Nel contempo i restanti tre componenti non si sentivano motivati a cercare in giro: avrebbero perso troppo tempo e rischiato di non trovare ciò che desideravano. O peggio, rischiavano di trovare qualcuno che avrebbe compromesso gli equilibri dell'ormai terzetto così ben amalgamato!
Così Rutherford prese in mano la chitarra elettrica e incominciò a suonare anche le parti soliste. Come per la batteria, dal vivo si servirono di Darryl Stuermer come chitarrista addizionale.


Ascoltate il brano che ho postato. E' denso di pathos, amarezza e disillusione.
L'assolo di tastiere è ansioso e straziante, la ritmica è frastagliata, come un pianto a singhiozzi, e il testo è tutto imperniato sull'evento appena consumatosi.
Quando artisti di questo calibro vogliono renderci partecipi dei loro stati d'animo riescono a trasferire tutto in brani come questo... ed è impossibile non condividerne la tensione emotiva! Non trovate?


Inutile dire che il sound uscì particolarmente impoverito da questa defezione.
Nel caso di Gabriel, almeno in studio, Collins riuscì a 'scimmiottarlo' decentemente (in un'intervista Gabriel asserì che Collins tecnicamente era migliore di lui... ma non era Peter Gabriel!) su una base sonora ancora abbastanza fedele al sound della band.
Quello che era andato irrimediabilmente perduto era l'impatto scenico  e il carisma di Pete nei Live set.
In pratica il decadimento stilistico musicale fu piuttosto soft.
Invece la fuoriuscita di Hackett evidenziò immediatamente l'entità della perdita, dal punto di vista compositivo e musicale: a titolo di esempio vi rimando all'ascolto della suite di chiusura dell'album Wind and Wuthering a confronto con il brano di apertura di ...And Then There Were Three precedentemente inserito, che rappresenta uno dei momenti migliori di tutto l'album.
Qualsiasi commento sarebbe superfluo, non è vero?







Anche in questo settore i Marillion si sono particolarmente distinti...

La decennale amicizia di Fish e e Steve Rothery con Diz Minnit (basso) e Mick Pointer (batteria), peraltro membri fondatori della band, nulla potè valere rispetto alle necessità del gruppo di progredire, pertanto i due, in tempi successivi, furono 'cordialmente' pregati di farsi da parte, sostituiti da Pete Trewavas (basso) e Ian Mosley (batteria).
Anche in questo caso le sostituzioni portarono un grande valore aggiunto alla band, migliorandone oltremodo la sezione ritmica. Per quanto Mosley sia un batterista un pò ruvido, i suoi pattern ritmici erano di gran lunga più incisivi e dinamici di quelli di Pointer, molto limitato tecnicamente e spesso impacciato dal vivo.
Il brano sopra proposto riporta nel testo quanto sia difficile prendere questo tipo di decisioni, specie perchè c'è di mezzo un'amicizia pluriennale.
Notate la ritmica secca e cadenzata, quasi volta a mostrare l'aridità della doverosa presa di coscienza e la conseguente azione di confronto.

Da notare che nel testo vi è la frase
A friend in need is a friend that bleeds
(un amico in difficoltà è un amico che sanguina) che è un modo di dire tipicamente inglese ed è citata, seppure in modo diverso
A friend in need is a friend indeed,
a friend who bleeds is better
(un amico in difficoltà è pur sempre un amico, ma è meglio un amico che sanguina)
nel brano 'Pure Morning' dei Placebo.

In ogni caso le sostituzioni sopra citate non furono altrettanto traumatiche quanto quella di Fish con Steve Hogarth.
Ancora oggi molti fans del Mark I considerano il Mark II una band diversa e per certi versi trascurabile.

Dal mio punto di vista, per questa e tutte le altre 'mutazioni', citate e non, mi sono sempre posto nell'ottica di ascoltare quali fossero gli esiti del cambiamento.
Se la musica prodotta continuava a catturare la mia attenzione e la mia emotività, non avevo motivo di lamentarmi (come accadde per i primi album dei Genesis senza Gabriel, sebbene fossi rammaricato dalla sua scelta, o per gli Yes senza Wakeman e Bruford, e per gli stessi Marillion senza Fish), in caso contrario riponevo il disco nella custodia e non lo acquistavo o non lo ascoltavo più ... tutto qui!

In reatà è molto probabile che il 'mito' di Fish sia stato alimentato proprio da Hogarth che, pur essendo tecnicamente superiore e dotato di un timbro mediamente più caldo, ha sempre manifestato una tale sudditanza psicologica verso il suo predecessore da non riuscire a scalfirne la memoria nei fans.
Manifestazioni come l'indossare una t-shirt con su scritto "E' vent'anni che sono il NUOVO cantante dei Marillion" (o qualcosa di simile... non ho fonte certa) oppure rifiutarsi di cantare brani del periodo precedente (che in ogni caso sono parte integrante della discografia del gruppo) sono la chiara manifestazione di un'immensa insicurezza che, purtroppo per lui, contribuisce ad allontanarlo dai fans della vecchia guardia.
Fish, di carattere più comunicativo, questo lo sa e ne approfitta per dileggiarlo, quando può, e mantenere così intatto il suo 'mito'.







In ogni caso Fish testimoniò con questo brano le motivazioni che l'avevano spinto a dissociarsi dalle scelte della band, mentre i Marillion dedicarono al loro precedente frontman nulla più della cover di Seasons End, dove sono presenti elementi simbolici come, ad esempio, il camaleonte che brucia e la tela raffigurante il jester che affonda.





Analizzando la cosa da ascoltatore di musica disincantato, sempre secondo il mio personale giudizio, il lavoro di Hogy nei Marillion ha portato ad albums di grande valore come Brave e Marbles, più altri momenti di buon livello musicale e alta intensità emotiva, mentre il Fish solista, forse perchè ha perso molto del suo timbro di voce ed è generalmente circondato da musicisti di livello medio-basso, non è mai riuscito a superare la piena sufficienza, tranne forse per Vigil in a Wilderness of Mirrors e qualche altro raro esempio isolato, e non riesce ad entrare nelle mie 'corde'.



Infine, sebbene non siano propriamente Prog (ma comprenderete successivamente perchè li cito), un discorso a parte meritano i Deep Purple.
Sembra incredibile, ma ogni volta che hanno cambiato componenti, hanno gettato le basi per un nuovo modo di fare musica.
La sostituzione di Rod Evans con Ian Gillan al canto e di Nick Simper con Roger Glover al basso, portò il gruppo a trasformarsi da Rock melodico (Il famoso Mark I) a capostipite dell'Hard Rock, con l'album In Rock (Il famosissimo Mark II). Nessuno ha mai avuto il coraggio di rimpiangere i fuoriusciti!

Successivamente, a causa dei continui litigi fra Blackmore e Gillan, quest'ultimo fu sostituito da David Coverdale e Glover da Glenn Hughes (Il ben noto Mark III).
Nonostante io stesso fossi inizialmente disorientato dalla perdita del timbro e della potenza della voce di Gillan, ho sempre considerato l'album Burn (il primo con i due nuovi componenti) come uno dei precursori del Prog Metal e i brani successivi penso possano dimostrarlo!






Ascoltate tutto il lavoro di Blackmore, che nel finale si esprime al meglio in uno degli assoli che considero fra i più belli che io abbia mai sentito! Molto emozionante, con interventi spagnoleggianti, con legati e staccati di incredibile efficacia, ricco di feeling e  corde tirate allo spasimo! Prestate attenzione anche al suo lavoro di cesello dietro all'accoratissima interpretazione di Coverdale! Eccezionale anche il supporto percussivo di Paice, sempre preciso, fantasioso e incisivo.






Questo è il brano che chiude l'album... e apre a mille soluzioni dei successivi decenni della musica un pò 'estrema' come il Prog Metal.
Avrei potuto inserire anche 'You Fool No One', ma ho preferito questo perchè anche qui Blackmore è sorprendente, come d'altronde tutta la band.
Da notare che l'uso della doppia cassa, oggi ostentato da una moltitudine di batteristi, a quei tempi non era per niente indispensabile per rendere corposo un pattern ritmico!



A margine di tutto ciò mi sembra doveroso citare che John Wetton in un'intervista riportò che adora cantare 'I Talk to the Wind',  Phil Collins a lungo ha cantato le canzoni dell'era Gabriel ed inoltre le hanno cantate insieme più di una volta, Coverdale si è cimentato (con enormi difficoltà...) con i brani di Gillan, e potrei citare altri esempi in cui non c'è sudditanza psicologica, c'è solo passione, rispetto per il pubblico, amore per il brano e la buona musica.
Mi sembra che questo dovrebbe essere alla base di tutto, o no?

Ve l'avevo anticipato che sarebbe stato un post da 'risveglio'!

Come al solito ho esposto le mie considerazioni sull'argomento, ma attendo vostri eventuali  commenti!

lunedì 27 giugno 2011

L'Amore ai Tempi del Prog (2)


Ciao a chi mi legge (e siete in tanti...Grazie!)

Visto l'incredibile successo del precedente post sull'argomento, che in breve tempo (è stato pubblicato ad aprile) ha soppiantato al secondo posto in classifica quello sui Brand X, mi è sembrato opportuno ritornare sull'argomento.

Forse, come quello dei Brand X, il post sull'amore è molto clickato perchè unisce le parole 'amore' e 'prog' insieme, per cui viene rintracciato anche involontariamente... ma cosa importa?
Godiamoci questo successo con qualche altro splendido esempio di buona musica ispirata dall'amore nei suoi differenti aspetti!


Vi ricordate un vostro primo appuntamento?
L'eccitazione del momento, il cuore che batte forte in gola, le mani che tremano e tutto il resto?
Beh... prima dell'appuntamento ci sono sempre i preparativi: scegliere la mise da indossare, curare la propria persona, provvedere (più frequentemente per noi maschietti) a procurarsi un piccolo pensiero che possa sorprendere l'interlocutore e tutto il resto.

Ascoltate i Genesis come interpretano un appuntamento galante...




Attendete che il mio cuore smetta di palpitare all'impazzata....
E' un brano di una dolcezza incommensurabile!
Cosa c'è  di più dolce di un appuntamento con la persona che si brama avere tra le braccia?

Cercate di comprendere il differente atteggiamento mentale dei due:

Lei: Torna a casa dal lavoro, rimuove velocemente i resti della colazione del mattino, si getta sotto la doccia e poi cura la sua persona con spezie e profumi per sentirsi più adeguata all'evento. Come tutte le donne si attarda in questa pratica e quando si ricorda che dovrebbe rifare il letto è troppo tardi e si prepara per uscire;

Lui: Ha fatto una doccia veloce, si è vestito di tutto punto, si è spruzzato un pò di profumo, ha preso il piccolo dono (la "Chocolate Surprise") per la sua compagna e mentre, tutto impettito, prende la porta, si accorge di non aver rifatto il letto e pensa: "Cosa importa? Dovrò rifarlo con lei stanotte!". Chiude a chiave il suo seminterrato e vola su per le scale.

A questo punto il narratore, che non a caso è un tale Peter Gabriel, ci lancia un messaggio:

Take a little trip back with Father Tiresias
 Listen to the old one speak of all he has lived through
I have crossed between the poles, for me there's no mystery
Once a Man like the sea I raged,
once a woman like the earth I gave
But there is in fact more earth than sea

Padre Tiresia fu chiamato a dirimere una controversia amorosa fra Zeus e Era, che volevano sapere chi, in amore, prova più piacere.
Tiresia, che era stato prima uomo, poi donna, poi ancora uomo, rispose che in amore il piacere si compone di dieci differenti parti: l'uomo ne prova soltanto una, la donna invece le altre nove. 

Tutto questo è trasportato mirabilmente in musica con la prima parte del brano ricca di dolci arpeggi di chitarra a supporto ora della voce di Gabriel, ora del suo flauto traverso.
E' la dolcezza, mista all'eccitazione, dell'attesa e della preparazione dell'evento.

A partire dal minuto 5,55 l'ambientazione cambia: il tempo muta in 7/8 e la ritmica si fa più sostenuta: ora i due giovani sono insieme e godono della reciproca compagnia e tutto sembra andare come entrambi speravano: le schermaglie amorose, i complimenti smisurati, gli sguardi d'intesa, la mano nella mano, i baci profondi e qualche carezza audace.
Non è meraviglioso tutto ciò?

Come meravigliosa è la ritmica fluida di Collins, che in paradiddle fra cassa, rullante e hi-hat ci regala un altro esempio della sua maestria. Il tutto in appoggio al lungo e intenso assolo di tastiere di Banks.



Un vecchio adagio diceva 'L'amore non è bello se non è litigarello'.
In questo brano, però, le conseguenze dei litigi stanno portando all'esasperazione il nostro Nick D'Virgilio:





Il brano parte molto elettrico, come accade sovente negli Spock's Beard (ricordiamo che sono americani!), ma successivamente evolve verso una sezione sempre più intimista, fino a terminare con la sola voce accompagnata dalla chitarra.
Vi prego di notare quanto sia superlativo il drumming di Nick, sempre così ispirato, ricco ed efficace. In realtà tutti i musicisti sono di ottimo livello.
Al minuto 3,20 c'è il momento più intenso del brano, con quel canto accorato e il successivo crescendo di tastiere che apre a una nuova sezione cantata.
Quando la musica lentamente scompare e rimane solo voce e chitarra la sensazione di disagio è tangibile.
I've found my bottom line
or it found me 
E' allo stremo e non vuole ammettere di dover prendere una decisione, allora spera che sia la decisione a farsi strada da sola nella sua testa.
Non è buffo, è drammatico: quante volte avete avuto la stessa sensazione anche voi?


Sfortunatamente l'amore non ci regala solo gioie.
Sarebbe troppo bello vivere soltanto le leggere, piacevoli sensazioni del primo appuntamento, o dei primi tempi di un rapporto, con gli inevitabili litigi e riappacificazioni (che in fondo sono la parte migliore del litigio!).

Spesso le cose si complicano e  ci si trova ad affrontare differenti stati d'animo...
In questo i Marillion sono maestri!
Ascoltate questo brano.





Prestate attenzione all'intensissima interpretazione di Hogarth, che canta come se avesse davvero il cuore in frantumi nelle sue mani.
L'intro fosca e tetra e l'attacco esplosivo di chitarra sono eccezionali.
Notate il drumming ruvido di Mosley, con quella strana, ma azzeccatissima, sincope e il basso preciso e fluido di Trewavas.

Ma è il secondo attacco di chitarra, seguito dall'assolo, a strappare l'emozione, perchè Rothery interpreta alla grande il pathos del brano, con quelle sue note lunghe, i bendings, gli outsiders e tutto il resto!

E quando Hogy riprende a cantare e urla:
...and you know how it is!
with this fragments of love
and this splintering heart 
with this fragments
and this splintering heart! 
La sensazione finale, quando torna l'ambientazione tetra dell'intro, è di spossata tristezza.

E' un brano molto intenso, non è vero?


A questo punto avrei potuto inserire un brano che potremmo definire 'Le conseguenze dell'amore'.
Se vi va, andate a riascoltarvi 'Nothing at All' dei Gentle Giant  nel post a loro dedicato.
Qualora non aveste avuto l'occasione di leggere di loro, potrebbe essere questo il momento giusto(Anche perchè in quella pagina c'è un'altra splendida canzone di un amore finito: 'Think of Me With Kindness')!

Sull'argomento delle 'conseguenze' , ma basato su una storia decisamente più fantasiosa, non posso trascurare di aggiungere quello che capita a Rael, protagonista di The Lamb Lies Down on Broadway, dopo aver goduto dell'amore delle Lamia!





Che splendore, non è vero?
Con quel pianoforte dolce e struggente al tempo stesso!
E la voce di Peter è così calda e avvolgente...

Mute melodie riempono la sala echeggiante
e non c'è alcun segnale di pericolo
nel richiamo delle sirene
Ma come sovente accade... il pericolo si manifesta quando è ormai troppo tardi.
Per non diventare uno 'slipperman' Rael sarà costretto a subire un'evirazione.


In alcuni casi tutto l'insieme di sensazioni positive che si provano in amore non viene generato da un'altra persona o essere vivente, ma da qualcosa che non è materiale.
Ne senti il flusso nel tuo corpo ogni volta che riesce a sorprenderti, ne godi dei benefici quando ti ci trovi a contatto diretto, quando riesci a sentire che ti appartiene e che non tradirà mai le tue aspettative.
Il prossimo brano è il manifesto di questo blog: non è prog, è un semplice rock sinfonico, ma dice esattamente ciò che provo nei confronti della MUSICA.





Continuo a pensare che la MUSICA sia davvero l'unica cosa che non mi lascerà mai solo.