Visualizzazione post con etichetta Brand X. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brand X. Mostra tutti i post

sabato 1 novembre 2014

Turning Point Albums - Quinta Parte

I link delle "puntate precedenti"!




Quarta Parte:  http://proglessons.blogspot.it/2014/10/turning-point-albums-quarta-parte.html


Questo post è dedicato a Wiggy, la mia adorata batteria, e a tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno suonato con me, volenti o nolenti!

In questo frangente farò uno strappo alla regola che mi sono imposto per questi post e vi proporrò album completi.


Il mondo della musica strumentale mi aveva ormai aperto le sue porte.
Gli approfondimenti successivi furono peraltro degnissimi di nota, perchè conobbi la geniale ma talvolta un pò greve Mahavishnu Orchestra, capeggiata dal suo eccentrico "dittatore" John Mc Laughlin, e i Return to Forever di Chick Corea, più orientati ad un jazzrock di tipo tradizionale.
Entrambi le band erano composte da ottimi musicisti che successivamente avrebbero conosciuto fama e successo: Jan Hammer, Jerry Goodman, Jean Luc Ponty da una parte e Stanley Clarke, Al Di Meola e Flora Purim dall'altra.

Tra questi c'era un batterista nero, talvolta poco elegante, mancino e tarchiato che, forse stanco di seguire i dettami ora di Mc Laughlin ora di Deodato decise di fare un album tutto da solo.


Spectrum di Billy Cobham rappresenta, per l'universo musicale, una pietra miliare del jazzrock.

Per me è molto di più.

Ascoltai per la prima volta questo LP su un  giradischi compatto (allora chiamavamo così gli impianti stereo di qualità discutibile dove piatto, amplificatore e talvolta MC recorder erano tutti nello stesso mobile) della Europhon, o altra marca similare, a casa di un amico di amici (non ne ricordo neanche il nome... mi trovavo lì e basta)



Se vi va, ascoltate questa pietra miliare per intero.
Non è facile trovare un tale connubio di tecnica, gusto e dinamica in un batterista, specie al giorno d'oggi, dove si tende ad esasperare l'aspetto tecnico e dimenticare il gusto e il feeling.





Se devo essere sincero il primo brano, così incalzante, sulle prime non mi attrasse per niente, tanto che non lo registrai sulla mia MC (non era facile skippare sulle MC a quel tempo!), successivamente l'ho rivalutato.
Ascoltate i pattern di batteria come sono ricchi, i fills ricercatissimi,  talvolta eseguiti in terzine a colpi rimbalzati.
Menzione d'onore ai miei due brani preferiti: 'Stratus' e 'Red Baron'.

Nel primo, l'intro è micidiale, con quell'ostinato di tastiere su cui Cobham elabora degli interventi di buona complessità ed estremo fascino, ma quello che salta all'orecchio è il groove trascinante e i fills incredibili di Billy, lunghi, scroscianti, ma mai ridondanti!
Il tutto condito dallo splendido lavoro di Hammer alle tastiere e il povero Bolin alla chitarra.
E il finale, dove sul riff strumentale, Cobham elabora fills in colpi doppi e tripli e break di efficacia spaventosa? Lo vogliamo trascurare?

Il secondo, secondo me, sarebbe da studiare al conservatorio, tanto è denso di argomenti (e infatti di tanto in tanto lo suono anch'io per arricchirmi).
Ascoltate la dinamica sul pattern iniziale com'è lieve, per poi salire successivamente.
Prestate attenzione ai fills costruiti fra rullante e cassa che uniscono tecnica sopraffina e gusto musicale.
Senza mai strafare il brano sale d'intensità e il drumming con esso, divenendo più incisivo e cadenzato nella parte centrale, dove ci sono i solo dei vari strumenti.
Infine, dopo il break, la dinamica torna più pacata e ci porta al termine del brano. Fantastico non è vero? Che equilibrio!

Era il periodo in cui apprendevamo da CIAO 2001 o altre riviste musicali di minor tiratura, cosa accadeva ai nostri beniamini.
Quando seppi che Phil Collins aveva suonato in una band di jazzrock non mi diedi pace fino a quando non fui in grado di trovare l'album di cui avevo letto mirabilie!

Dei Brand X vi ho già parlato diffusamente in un altro post:

http://proglessons.blogspot.it/2011/01/i-brand-x.html





Di quest'album ho già detto praticamente tutto: lo cercai a lungo, lo trovai per miracolo e ne rimasi folgorato al primo ascolto.
Il genio eclettico, spesso goliardico, ma sempre intenso ed ispirato dei musicisti che vi prendono parte è indiscutibile.
Tutto nacque dalle menti eccelse di Robin Lumley e (soprattutto) Percy Jones, che con il suo modo di suonare ricco di ghost notes, ma non per questo meno ritmico, fece e ancora fa scuola.
Phil Collins, che già ammiravo moltissimo per il suo lavoro nei Genesis mi soprese ancora di più con quel drumming fluido, innovativo e sorprendente.
I Brand X  sono rimasti per me un punto di riferimento importantissimo della musica che ascolto. A mio modo di sentire nessuno mai come loro è riuscito a combinare tecnica, feeling, sarcasmo e genialità!


Phil Collins e Billy Cobham sono stati i due batteristi che mi hanno influenzato maggiormente nel primo approccio alla batteria.

In questi due stratosferici esempi di drumming ricco, tecnico, creativo, con variazioni di dinamica di incredibile efficacia, si rende manifesto che non è assolutamente vero che la batteria va sempre picchiata con forza, come sostengono (e suonano) alcuni sedicenti "maestri" moderni.
Talvolta la batteria va accarezzata, talvolta percossa con forza, ma sempre con amore e mai con violenza.

Attraverso l'ascolto di questi due album, tanto differenti fra loro, ho raggiunto a quel tempo la consapevolezza che volevo essere un batterista decente, anche se solo amatoriale, e se volevo ambire a raggiungere almeno un decimo delle capacità di Collins (tecnicamente meno dotato dell'altro, ma ricco di inventiva) e Cobham (tecnica incredibile, ma anche tanto feeling) lo studio della batteria doveva essere condotto con maggior rigore e continuità.
Certo, successivamente dovetti interrompere per molti anni, ma da quando ho acquistato Wiggy nel 2005 ed ho ripreso, non ho mai smesso di studiare, ho integrato il doppio pedale, ho tentato di migliorare il mio bagaglio tecnico, il controllo e la velocità. E mi sembra di notare di aver raggiunto qualche modesto risultato!
Continuerò ancora finchè le forze mi sosterranno!

Spero di non annoiarvi mai con i miei post, così misti di ricordi, tutto sommato molto personali, considerazioni e tanta, tanta musica!

Alla prossima!

lunedì 28 luglio 2014

INGRANAGGI DELLA VALLE – TUTTA “COLPA” DEI NOSTRI GENITORI

Ciao a chi mi legge!

Da un pò di tempo questo mio blog si è arricchito aggiungendo alle mie monografie e alle analisi tecnico/emotive della Musica che più mi gratifica, anche frammenti della mia attività di freelance music reporter, definizione che mi sono dato io stesso, ma che mi calza a pennello, visto il mio inesauribile entusiasmo di saltare da una manifestazione all'altra e di trasmettere le mie sensazioni, positive o negative, in perfetta autonomia e libertà di espressione.

L'evoluzione ha ridato linfa allo stesso blog, che ora è seguito da un maggior numero di persone (perfino dal Giappone!) che ne apprezzano gli argomenti e i contenuti e la cosa non può farmi che immenso piacere!

Quello che segue è l'esito di una divertente chiacchierata, che ho fatto nell'ambito della seconda edizione del FIM di Genova, con una delle progband più promettenti del panorama italiano. E parlare solo di prog in questo caso è un pò limitante. Proseguite la lettura e scoprirete perchè!


Gli Ingranaggi Della Valle è una giovane band romana di sei elementi che ha recentemente pubblicato il suo primo CD In Hoc Signo (Concept sulla Prima Crociata) con l'etichetta Black Widow di Genova.

Qualche mese fa avevo avuto modo di apprezzare il loro lavoro discografico, che è un mix di recupero del prog degli anni '70 con spruzzate di jazz fusion , il tutto condito da una buona dose di novità derivante dalla loro già buona personalità musicale, e sono stato contento di poter scambiare quattro chiacchiere con loro.

Quando ci siamo accomodati nella restroom e loro si sono accovacciati a terra in circolo intorno alla mia sedia ho avuto un simpatico deja vu: quando eravamo in vacanza e le mie figlie erano adolescenti, talvolta i loro amici si mettevano nella stessa posizione intorno a me, per ascoltare i miti e leggende della musica progressive e apprendere, attraverso i miei racconti appassionati, come ascoltarla affinchè trasmettesse loro le stesse sensazioni che trasmetteva (e trasmette) a me.
Da quelle esperienze estremamente gratificanti nacque il mio
blog che intitolai scherzosamente Proglessons (www.proglessons.blogspot.com).

Il “portavoce” degli Ingranaggi è il chitarrista Flavio Gonnellini e seppure non lo fosse, prende sempre la parola perchè è ansioso di esprimersi. Gli altri in genere annuiscono o aggiungono qualcosa.

D.: Da dove nasce il vostro nome. Ha un significato di qualcosa di macchinoso?

R.: Tutto parte dal nome di un professore al quale alcuni di noi sono molto legati. Macchinoso non diremmo. Per far funzionare qualcosa c'è bisogno che gli ingranaggi siano messi nella giusta posizione affinché trasmettano il movimento. Proprio come ciascuno di noi della band. Ognuno permette all'altro di muoversi e tutti insieme costituiamo un motore, in questo caso musicale!

D.: Bella rappresentazione di voi stessi! In effetti quello che mi ha colpito della vostra musica è la buona dose di personalità, sebbene vi siano chiari riferimenti al
prog degli anni '70 uniti alla fusion, che mi sembra di comprendere sia il vostro orientamento musicale preferito...

R.: Tutti studiamo musica, Marco (Gennarini – il violinista) viene addirittura dal Conservatorio, dalla classica, e il jazz e la fusion permettono di esprimersi più liberamente nel virtuosismo, oltre a garantire ai brani un groove piuttosto particolare.

D.: Frequentando i vari forum musicali ho trovato qualcuno che asserisce che le generazioni recenti non hanno saputo creare un proprio stile musicale “di rottura”, tipo il Rock 'n' Roll, il Beat, il Prog e si sono appoggiati alla musica “dei cinque savi” (Genesis, King Crimson, Yes, Pink Floyd e Gentle Giant) mancando pertanto di autonomia e di originalità. Siete d'accordo con questa asserzione?

R.: Tutti noi abbiamo attinto alla musica che ascoltano i nostri genitori, così come voi prima di noi. Pertanto se per certi versi quella da te citata può essere una giusta osservazione, per altri no, perchè l'ascolto va poi elaborato e personalizzato!
Inoltre il periodo storico è diverso come lo sono le motivazioni.

D.: Certo. A quei tempi noi si era “contro” e basta. Spesso si evitava la condivisione delle passioni con i propri genitori. Mi state dicendo quindi che il classic prog è servito a sviluppare il vostro sound?

R.: Come dicevamo poco fa, è bello studiare i “classici” perchè arricchisce il bagaglio di conoscenze e induce a migliorare la tecnica, ma deve servire come punto di partenza, non come meta finale.

D.: Io sono ferocemente avverso alle coverbands, che ritengo rubino spazio sia mentale a coloro che vi si cimentano, i quali spesso sono ottimi musicisti, che fisico alle band come la vostra, che sentono il bisogno di esprimersi attraverso musica propria...

R.: Ognuno è padrone di suonare e ascoltare ciò che vuole...

D.: Ma è pur vero che è più comodo ascoltare solo ciò che già si conosce... Che peso date agli Area nei vostri interludi jazzrock?

R.: (sorridono) Gli Area, così come i Brand X e tante altre band che avevano una forte matrice jazz nel loro sound, sono stati ascolti importanti, che ci hanno aperto la mente a nuove soluzioni.

D.: E il prossimo album?

R.: Sarà sicuramente più orientato alla fusion, che è il genere musicale che ci viene più naturale suonare!

Ascoltate e giudicate voi stessi!




Un grosso in bocca al lupo agli Ingranaggi della Valle!

Come al solito eventuali commenti sono graditi!

domenica 8 maggio 2011

Qualche (sorprendente) statistica

Ciao a tutti.

Sono trascorsi ormai sei mesi interi dall'apertura di questo blog. Il mio primo post infatti fu pubblicato il 31/10/2010.

E' tempo di fare un piccolo bilancio dell'attività. Se vi va di scorrere con me le statistiche troverete alcune cose divertenti, altre sorprendenti sia in positivo che in negativo.

Partiamo dalle statistiche dei contatti (circa 1400 in totale):


Italia, 1.071
Stati Uniti, 131
Regno Unito, 21
Giappone, 18
Slovenia, 14
Danimarca, 9
Francia, 9
Germania, 8
Paesi Bassi, 6
Argentina, 5

Ora... a me non sorprende il totale: 1400 contatti in 6 mesi sono pochini, ma è anche vero che il blog è tutto sommato poco pubblicizzato.
Nè mi sorprende che la maggioranza dei contatti sia italiana. Sarebbe stato strano il contrario! Il blog, teniamolo presente, è scritto tutto in italiano.
Ciò che mi sorprende è l'assiduità degli Stati Uniti, con circa il 10% dei contatti totali!
Forse comprenderemo dopo il perchè di questa anomalia...
Ma il Giappone? Come mai ci si collega da un posto in cui non è facile trovare chi parli in inglese, figurarsi in italiano? Questo è proprio sorprendente.
Gli altri stati europei sono tutto sommato quelli che generalmente seguono con maggiore assiduità questo genere musicale e probabilmente vi incappano facendo qualche ricerca.

Passiamo ai Post:

I Marillion, 168
I Brand X, 77
Ocean Cloud, 42
Una breve (?) presentazione, 41
Prog Drummers ci si nasce o ci si diventa?, 28
I Gentle Giant, 27
La "suite" perfetta, 24
I Pink Floyd, 23
Starless - La disperata constatazione del nulla cosmico, 21
Prog Drummers - 2, 21

COOOOSA? Al secondo posto dopo i Marillion (che c'era da attendersi fossero al primo, vista la folta schiera di aficionados proveniente dal fan club dei suddetti) ci sono addirittura i Brand X?
Pensateci su mentre andiamo avanti!
Sorprende non vedere nelle prime posizioni una band che oggi annovera moltissimi fans: I Porcupine Tree.
Non mi è possibile vedere quante visualizzazioni conti, ma sono sicuramente meno di 20. Sorprendente! 
Invece mi fa piacere che le mie argomentazioni tecnico/strumentali siano entrambi presenti in classifica.
Mi ha un pò deluso non vedere i Genesis, ma ritrovare degli outsiders come i Gentle Giant mi ha riempito il cuore di orgoglio!
Così come mi ha fatto piacere il riscontro di 'Starless'. Ci tenevo davvero tanto!
E' molto piaciuto il post 'L'amore ai tempi del Prog', ma essendo di recentissima pubblicazione non raggiunge ancora le 20 visualizzazioni. Il bimbo crescerà sano e forte, ne sono sicuro!

Ma torniamo ai secondi classificati e proviamo ad incrociare i dati con quelli del pubblico...
Io ci ho pensato molto. I Brand X, per quanto gruppo estremamente innovativo a quel tempo e per quanto al giorno d'oggi valutati molto positivamente, non sono tanto famosi come gli altri gruppi.
Credo che per un meccanismo perverso delle ricerche su internet, quando dagli Stati Uniti cercano il 'marchio di riferimento'  o il 'marchio nascosto', venga fuori appunto 'Brand X', che unito a qualche altro termine inglese che ho scritto nel post, orienta involontariamente il 'malcapitato' verso il mio post.

Estremamente deludente (per me che scrivo) è il numero dei commenti: solo 21.
Pochissimi si cimentano a scrivere qualcosa e sono praticamente sempre gli stessi amici.
Non ho mai avuto un commento da un 'esterno', nè positivo nè negativo.
Nessuno si è cimentato ad intraprendere con me una discussione su nessuno dei miei post.
Potrebbe essere un segnale di scarso interesse o di 'inettitudine' del web?

Questo non significa che non scriverò più. Anzi!
Datemi soltanto il tempo di riassestarmi un pò (anche mentalmente, oltre che logisticamente) e tornerò ad assillarvi!

Mi inorgoglisce non poco vedere che la maggior parte dei contatti avviene attraverso Google.
Al secondo posto c'è Facebook, ma lì sono davvero tutti i miei aficionados, parenti e amici.

Ovviamente queste sono le mie considerazioni su quanto emerso dalle statistiche.
Se c'è qualcuno che ne capisce più di me, anche relativamente alle chiavi di ricerca sul web, o abbia una chiave di lettura differente si faccia avanti!

Alla prossima!



domenica 16 gennaio 2011

I Brand X

Ciao a chi mi legge!
Dopo la lunghissima pausa natalizia, concedetemi una digressione.

I Brand X non sono propriamente progrock, in quanto appartengono a quella corrente di jazzrock inglese che tanto ci ha dato in passato (Soft Machine in primis), ma alcuni dei musicisti che presero parte ai vari lineup provenivano dal prog, primo fra tutti il pluridecorato e famosissimo Phil Collins, allora batterista e neo-cantante dei Genesis.




Trasgredisco anche ad un'altra mia abitudine, che è quella di mettere una foto del gruppo, proponendovi questi disegni un pò caricaturali di origine giapponese, ma ne comprenderete solo più avanti la motivazione.

C'è chi dice che il gruppo sia nato in occasione delle sessioni di registrazione della trasposizione rock di  "Pierino e il Lupo" di Prokofiev ad opera del sassofonista Jack Lancaster e del tastierista Robin Lumley, altri dicono il contrario.
In realtà in Peter And The Wolf il sound inconfondibile dei Brand X è già piuttosto evidente, pertanto la seconda ipotesi potrebbe essere la più vicina alla realtà.

I più giovani che hanno la ventura di leggere queste righe, conoscendolo soltanto come cantante pop, potrebbero saltare alla conclusione che la presenza di Phil Collins come batterista, in un ambito di musica così atipica rispetto al suo habitat, sia solo lo specchietto per le allodole per garantire al gruppo maggior  notorietà.
A tale scopo vi suggerisco di ascoltare attentamente questo brano.






Immagino la sorpresa di chi l'abbia ascoltato per la prima volta.
Ho sottoposto questo brano a TUTTI i bassisti, rock e jazz, che hanno suonato con me nel corso degli anni, ed ognuno di loro è rimasto letteralmente basito.
La sezione ritmica di questo gruppo è a dir poco sconvolgente (e ne sarà sempre una delle principali caratteristiche, anche nelle formazioni successive).
L'innumerevole quantità di ghost notes suonate da Percy Jones nel riff di basso e l'interpretazione sui tamburi che Collins tira fuori dal suo cilindro sono da manuale.

Avete sentito che drumming ricco, preciso, efficace e soprattutto dinamico?
Anche Phil alterna, con incredibile maestria, colpi leggeri (che letti sul pentagramma sono in ogni caso ghost notes) e accentati... ed esplode insieme alla chitarra di John Goodsall in quel refrain che, dal momento in cui l'ho sentito, mi ha letteralmente stregato (tanto che lo avevo anche messo come suoneria del cell)!

A quel tempo Billy Cobham era tra i più quotati batteristi jazzrock e molti si ispiravano al suo drumming. Non Phil Collins.
Phil a quel tempo era uno dei batteristi più talentuosi della scena rock (e ancora una volta vi prego di non confondere il talento con la tecnica e la velocità di esecuzione) e immagino che gli venne quasi naturale riunire la sua matrice progrock con le esigenze di una musica che aveva radici nel jazz, creando uno stile tutto suo, molto ricco di variazioni e incredibilmente efficace.
E' più semplice comprendere tutto ciò ascoltando il brano successivo.






Il brano è decisamente jazz oriented e Collins lo interpreta alternando parti swing ad una ritmica di sostegno tipica del progressive regalandoci ancora una volta splendide emozioni, insieme con la deliziosa chitarra classica di Goodsall, il dolcissimo piano di Lumley e l'incredibile basso incisivo di Jones.


Anche nel caso dei Brand X, così come per altre band citate in precedenza, è possibile notare che l'incredibile effetto sinergico dei 5 fondatori del gruppo (Jones, Lumley, Collins, Goodsall e Pert) è destinato a non rinnovarsi nelle formazioni successive.
La miglior produzione, a mio modo di vedere, è rinvenibile nei primi due album in studio (Unorthodox Behaviour e Moroccan Roll), il primo d'impatto e il secondo di struttura, e nel live successivo (Livestock).
Sebbene negli altri album sia possibile rinvenire delle splendide perle (come quella sopra proposta), nessuno ha la forza espressiva dei primi due.






Splendido brano, non è vero? Tutti i musicisti hanno il loro spazio, l'alternarsi fra la chitarra di John e le tastiere di Robin  sostenuti da un'ossatura ritmica efficacissima, conferisce respiro ed elasticità al brano.
Quando giungono a suonare all'unisono si ha la sensazione di essere colpiti al centro del petto!
Poi il riff malinconico ci porta fino al lungo finale del brano, con i caratteristici interventi di Percy, supportati dall'ottimo Collins dietro ai tamburi.

Un'altra delle caratteristiche principali dei primi Brand X è la vena ironica che si respira nei brani (ecco il motivo dei disegni caricaturali di cui avevo parlato in apertura!).
Una volta ci ragionavamo su io e il mio amico chitarrista, già citato più volte in questo blog, e giungemmo alla conclusione che questa vena ironica fosse quasi una risposta ai più quotati e rinomati gruppi jazzrock d'oltre oceano (p.es.: Mahavishnu Orchestra), tutti concentrati sulla seriosità e il misticismo.
Perfino alcuni titoli dei brani evidenziavano il tipico humor inglese: 'Born Ugly' (Nato brutto); 'Why should I lend you mine' e di seguito 'When you've broken off yours already' (Perchè dovrei prestarti il mio, visto che hai già rotto il tuo), seguita ancora da 'Maybe I'll lend you mine after all' (Forse dopotutto te lo presto), la stessa 'Rhesus Perplexus' e tante altre. Lo stesso titolo del primo album Unorthodox Behaviour (Comportamento poco ortodosso) riferisce dello spirito innovativo che pervadeva i musicisti, fino ad allora cimentatisi in stili differenti, e quello di Moroccan Roll, che  è un gioco di parole da more rock 'n' roll (ancora Rock 'n' Roll). In realtà di Rock 'n' Roll, nei due album se ne respira davvero poco!

Ciò che intendo dire si manifesta più chiaramente nel brano seguente.







Per quanto il brano non sia semplice (ma  neanche uno dei più complessi della band), è tutto pervaso dalla vena ironica di cui parlavo.
Prestate attenzione a COSA (tralasciamo il COME... Percy Jones è ancora oggi uno dei più grandi bassisti esistenti) suona il basso!
La parte più ironica la fa Jones: con il suo inerpicarsi sulle scale sembra prendere in giro gli altri strumentisti e quando usa le note più gravi sembra quasi che faccia uno sberleffo!
Nel break dopo lo splendido assolo di chitarra di Goodsall, dove Phil usa l'Hi-Hat in levare (mentre con l'altra mano inventa di tutto sul rullante in contrappunto alla cassa), notate con quanta ironia Jones si presta al gioco fino all'intro dell'attacco, dove si arrampica sulle note del basso per ridare respiro al brano e portarlo alla chiusura. Avete mai sentito tanta ironia in un brano di questo tipo?


Passiamo a qualcosa di più 'serio'...




In questo brano TUTTO è mirabile!
Ascoltate il riff, l'energia pura che si sprigiona nella parte iniziale, il lavoro di ricerca di sonorità delle tastiere, l'incredibile prolungato assolo di basso, la sezione lenta, con chitarra e tastiere in evidenza, l'ossatura ritmica fornita da Collins e le percussioni del compianto Morris Pert (è morto nell'aprile dello scorso anno)!

Questa era davvero la somma di talenti che si fondevano insieme con passione per creare qualcosa di estremamente innovativo, emotivamente coinvolgente e stilisticamente perfetto!

Le successive formazioni dei Brand X, quelle con Jones, Goodsall, Katz alla batteria e Wangon alle electronic vibes (cioè un vibrafono elettronico! Che sogno per me!), propongono una band heavy jazz oriented che ha delle belle peculiarità, come si può ascoltare in questo brano




Non si possono classificare negativamente, ma siamo piuttosto lontani dalle emozioni che Percy Jones riusciva a trasmettere quando si lasciava trasportare dalla malinconia, come nel brano che vi propongo come ultimo assaggio di questa fantastica band, nata quasi per divertimento, che ha lasciato un solco profondo nella musica di questo tipo, e per certi versi rimasta inimitata!







Come al solito i vostri commenti saranno graditi e potranno essere potenzialmente la partenza per nuovi threads!