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sabato 1 ottobre 2011

La "Gong Dinasty" - part 2





Rieccoci a parlare dei Gong, o per meglio dire, del repentino passaggio dalla band anticonformista, fuori degli schemi e per certi versi un pò pazzoide di Allen a quella più inquadrata, conformista e moderata di Moerlen.

Come spesso accade in campo artistico, quando un'opera assorbe tutte le energie del suo creatore, quest'ultimo ne viene fuori come prosciugato, annichilito e incapace di riproporre qualcosa di altrettanto valido.
Questo è quello che dev'essere successo ai Gong di Daevid Allen all'indomani dell'uscita di You.
Il lack of creativity successivo alla trilogia Planete Gong portò la band a disgregarsi a causa delle differenze di vedute su come proseguire il cammino, anche a fronte della  mancanza di ispirazione.

A questo punto Pierre Moerlen (mi domando perchè siano quasi sempre i batteristi a prendere le redini in mano: vedi Phil Collins, Nick D'Virgilio, Neal Peart, Mike Portnoy, etc.) orientò i residui componenti della band (fuoriusciti ormai Allen, Hillage, Smyth e Blake) verso un gruppo prevalentemente strumentale, più fusion oriented dove le percussioni armoniche (vibrafono, marimba, xilofono e glockenspiel) erano dominanti, ma vi era ancora ampio spazio per i fiati di Malherbe e la chitarra di un mito della scena mondiale: Allan Holdsworth.






Ecco un esempio di cosa intendevo per percussioni armoniche dominanti!
In tutto il brano, come tessuto connettivo dei singoli assoli, vi è uno scrosciare di note prodotte da vibrafono, marimba e glockenspiel che si rincorrono e contrappuntano creando un'ambientazione quasi mistica!

In Shamal oltre ai brani di innegabile ispirazione fusion vi sono anche perle dal sapore magico ed evocativo come la seguente.





Come avrete avuto modo di ascoltare, anche in questo caso gli idiofoni costituiscono tutto il tappeto armonico che in altri casi viene suonato dal pianoforte, dando un incredibile sensazione magica, orientale ed allo stesso tempo calda e avvolgente.

In questo i Pierre Moerlen's Gong, come si chiamarono successivamente, furono innovativi e sorprendenti.

Ascoltate il brano di apertura di Gazeuse! quanto è energico, con Holdsworth in evidenza supportato dalla moltitudine di percussioni ritmiche (che congas!) e armoniche.





L'assolo di chitarra che parte al minuto 1.10 è splendido nella sua interezza, così come gli interventi di sax di Malherbe e le splendide soluzioni ritmiche di Moerlen.

Purtroppo la vena creativa della band non si rivelò molto prolifica e i successivi lavori non furono sempre all'altezza del valore dei musicisti che la componevano, tutti molto dotati tecnicamente, ma probabilmente limitati artisticamente dalla leadership di Moerlen.

Nell'album Downwind Moerlen chiese l'intervento di un altro grande nome della musica mondiale.
La collaborazione con Mike Oldfield portò ad un album più prog oriented la cui perla di maggior splendore è la title track.




E' impossibile non far caso alle affinità con il mitico Tubular Bells, specie nella parte centrale a partire dal minuto 1,40 dove, sebbene ancora una volta siano le percussioni armoniche a farla da padrone con quegli arpeggi intrecciati tanto cari alla band, la chitarra di Oldfield conferisce allo sviluppo del brano un'apertura aulica, solenne e contemporaneamente malinconica.
Ma ancora una volta è Moerlen a riprendere alla grande il tema del brano con interventi percussivi di estrema efficacia, ancora una volta puliti, precisi, dinamici e mai eccessivi.
Batteristi con questa sensibilità, ribadisco ancora, si contano sulla punta delle dita!
Nel finale prestate attenzione ai pregevoli  interventi di sax dell'inossidabile Malherbe.

Vi lascio con quello che, a mio modo di vedere, è il brano che maggiormente rappresenta questa band di struttura così atipica, di grande sensibilità, seppure di genialità di molte volte inferiore ai Gong originari.

Ascoltate attentamente, e per intero, questo brano perchè è un insieme di fasi di eccezionale efficacia e bellezza.



L'inizio soft e malinconico, si protrae fino al break con cadenza rock, per dare spazio alla soffice ed eterea distesa di note sulle percussioni armoniche che porta al break nervoso, con quella fuga fra marimba, vibrafono e glockenspiel.... che splendida realizzazione di una fantastica idea!

Il successivo attacco di batteria di Moerlen strappa l'emozione, tanto è preciso ed efficace!
E tutto il brano si dipana su un lavoro incredibile di percussioni e batteria, con le percussioni armoniche sempre in fuga, in incastro continuo fra loro!
Splendido e coinvolgente, non è vero?

Ma ciò che sorprende maggiormente è l'assolo di batteria
Ormai mi conoscete... non sono molto amante degli assoli di batteria (pur essendo io stesso un batterista amatoriale), specie quelli orientati a 'guardate cosa so fare', impostati sulla velocità e sugli inutili tecnicismi.
Questo è l'assolo più 'armonico' che abbia mai sentito!
Se lo ascoltate attentamente comprenderete che tecnicamente è tutt'altro che semplice, con quelle continue variazioni di dinamica, gli accenti e tutto il resto.
Ma osservate come non si perda mai la sensazione del tema del brano in tutta la sua esecuzione! 
Mi dà un pò noia dirlo (perchè va ad alimentare la ben nota spocchia dei musicisti jazz), ma soltanto i batteristi jazz sviluppano questa peculiarità, perchè in genere i loro assoli non sono orientati ad ostentare tecnica e velocità, ma sono parte integrante del brano stesso (a tale scopo potreste ascoltare 'Take Five' di Dave Brubeck per comprendere appieno ciò che intendo dire)!
Qui Moerlen dimostra di aver compreso come utilizzare gli studi jazz in questo genere musicale!

A mio modo di vedere questo è l'unico modo in cui possa presenziare un assolo di batteria in un brano.
Gli altri sono esercizi di tecnica fini a se stessi, avulsi dal contesto del brano e quindi inutili dal punto di vista creativo/emotivo.

Alla prossima!

lunedì 8 novembre 2010

Prog Drummers - 2

Eccoci di nuovo a parlare di batteristi Prog.

Prima di andare avanti vorrei che abbiate presenti (poi vi spiego perchè) i seguenti brani:





Notate bene che non ho scelto 'Pino Daniele - Narcisista in Azione' che è un clone.
Questo è un brano che si può definire 'musica leggera di buon livello'.
In realtà la ritmica è un banalissimo cha-cha-cha




Eccezionale versione dello standard jazz 'Cantaloupe Island' di Herbie Hancock con un gruppo di tutto rispetto: Jack Dejohnette alla batteria, Dave Holland al contrabbasso e Pat Metheny alle chitarre.




Per coloro che, come me, ascoltano prog da una vita, questo brano non ha bisogno di presentazioni.
C'è il buon vecchio Bill Bruford (si, quello che dice sempre che si è ritirato ma sta sempre in giro a suonare!) dietro ai tamburi, nella formazione che è forse stata quella con maggiore continuità creativa dei King Crimson.

Ho scelto questi tre (ma avrei potuto scervellarmi a trovarne altri di ugual valore, per quello che voglio dire) perchè per tutti la ritmica è una parte fondamentale del brano. Pertanto basso e batteria devono impegnarsi a garantire l'opportuna 'ossatura' su cui si susseguiranno le note.

Eppure noterete che c'è un'enorme differenza su come viene interpretato l'uso della batteria nei tre brani:

Il batterista POP segue una ritmica incalzante, ma è piuttosto avulso dai fraseggi e dalle variazioni sul tema.
Certo, fa egli stesso qualche variazione qui e là per accentare alcuni passaggi, ma in generale segue una ritmica ben scandita perchè questo genere richiede che il virtuosismo sia eseguito dal solista, ma nel frattempo la gente deve poter continuare a ballare senza imbarazzo o indecisioni.

Il batterista JAZZ (e che batterista! E' uno dei miei preferiti!), pur mantenendo un certo rigore sulla struttura del brano, permane molto fluido, con continui fraseggi rullati, un uso della mano sinistra molto leggero, poco scandito, con accenti improvvisi e un ostinato sul piatto ride che è come se si continuasse ad ascoltare anche quando non lo suona, tanta è la sua affinità con la struttura del brano. Non illudetevi... non ci sono molti batteristi che danno la stessa sensazione di continuità della struttura del brano come Dejohnette, ma nel jazz è piuttosto frequente. Potreste avere la stessa sensazione ascoltando 'Red Baron' di Billy Cobham (che è  uno  dei miei riferimenti per quanto riguarda la fusion). Eccola...






Il batterista PROG sembra prendere entrambi le direzioni (anche qui non illudetevi! Non tutti lo sanno fare!).
Spesso dico che SOSTIENE IL BRANO, cioè lo segue alternandosi ad accentare TUTTI gli strumenti, pur mantenendosi fedele alla regola che basso e batteria devono essere molto intimi.
Notate come Bill Bruford sorregge il brano dall'inizio alla fine, riducendo o incrementando i colpi su rullante e cassa secondo la cadenza della chitarra di Fripp, rullando dove necessario, supportando il crescendo, senza sacrificare per questo il virtuosismo, ma orientandolo all'economia del brano.
Esempi come questo ce n'è tanti nel prog di buon livello. Eccone un altro che rende l'idea.



E' incredibile come Phil sia in perfetta sintonia con tutti gli strumenti SIMULTANEAMENTE: basso, chitarra e tastiere! E' sempre presente, mai ridondante, segue le dinamiche del brano contribuendo a rendere i crescendo più incisivi e i pianissimo più corposi. E sul finale, invece di usare semplicemente i piatti, preferisce una rullata sul timpano per rendere il tutto più solenne e grave.

Per 'par condicio', visto che è stato un altro dei miei riferimenti giovanili, vi posto un altro esempio di grande batterista prog che fa esattamente quello che ho tentato di porre in risalto. E godetevi il suo assolo, che è storico!



Spero di essere riuscito a chiarire, con questi esempi, la differenza fra i differenti modi di suonare la batteria, secondo il genere.
Naturalmente è più facile per un batterista prog o jazz calarsi nei panni di un batterista di musica leggera che viceversa. Per questo non deve sorprendere, ad esempio, che Gavin Harrison abbia suonato con molti artisti di musica leggera italiana, pur mantenendo la sua fisionomia di batterista prog-fusion (anche se come fusion a me non piace granchè, troppo didascalico).

Un'ultima cosa: non è sempre vero che coloro che suonano il jazz sono dei scesi in terra: talvolta sono bravi musicisti jazz o fusion, ma non riescono a compenetrarsi in altri generi. Un esempio su tutti è Chester Thompson, batterista turnista dei Genesis che, nonostante vanti una militanza nei Weather Report (non stiamo parlando della banda dell'oratorio, eh?) non è mai riuscito, a mio modo di vedere, ad immergersi completamente nel prog, pur garantendo un'onesta performance.

Come sempre.... a voi la palla!