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domenica 27 maggio 2012

I CAMEL - Seconda Parte



Per la prima parte di questo argomento:

http://proglessons.blogspot.it/2011/10/i-camel.html

Per quanto desiderato, necessario o ambito, nessun trasferimento porta immediato giovamento.

Sembra strano ma cambiare improvvisamente la natura degli odori che si sentono nell'aria, la luce che ci sveglia al mattino, le persone che si incontrano quotidianamente, i cibi che si mangiano e le abitudini in generale, provoca un inevitabile contraccolpo psicologico e costringe ad un periodo di assestamento delle funzioni vitali.

E' molto probabile che questo è ciò che ha dovuto affrontare Andrew Latimer nel corso del primo periodo di permanenza in California (nonostante non stiamo parlando di postacci...).

In ogni caso a partire da questo trasferimento, pur trattandosi di un processo avviatosi in precedenza, i Camel diventano un'esclusiva creatura di questo grande musicista e della sua grande sensibilità musicale e riprendono la struttura di band di quattro elementi, come si evince dalla storyboard rappresentata di seguito (presa in prestito da Wikipedia), seppure sempre arricchita dalla presenza di numerosi musicisti addizionali (per i quali fare uno storyboard sarebbe impensabile!).






Ascoltate come Latimer apre l'album ispirato al padre.





Quando ascoltai per la prima volta questo brano "a cappella", ancora non sapevo niente della genesi dell'album, ma ugualmente mi salirono i brividi lungo la schiena e le lacrime agli occhi.
E l'interpretazione musicale, con quella chitarra dal pianto stridente, non è da meno.
Ogni volta che riascolto questo brano sono avviluppato dalla stessa miscela di tenerezza, nostalgia e disperazione... che sono poi le medesime sensazioni che si provano quando si pensa ai nostri cari che non ci sono più.





Dire che al minuto 4,50 Andy tiene una nota per 20 secondi sarebbe sterile e tutto sommato potrebbe sembrare un mero esercizio, ma ascoltate quanta disperazione c'è in quell'unica nota e le altre lunghissime e dissonanti che  la succedono, fino a quell'ultima breve, sliding, che ci permette il relax!
Se è vero come è vero che la musica nulla sarebbe senza le emozioni che riesce a trasmetterci, questo brano ne è la conferma, che ne dite?

Occorreranno altri 3 anni per rivedere i Camel uscire con un nuovo lavoro... e che lavoro!


Rajaz è stato l'album con cui ho scoperto che i Camel non si erano estinti e forse, per questo legame affettivo, lo reputo il punto più alto della nuova discografia della band.






Ascoltate attentamente l'intro, morbida e trasognante e il successivo lungo attacco di batteria... sembra di risentire il drumming sofisticato di Andy Ward, con quella ritmica così legata alla melodia del brano, non è vero? Purtroppo non è lui dietro ai tamburi, ma il buon Dave Stewart svolge ugualmente un buon lavoro.
Con Rajaz il sound ritorna un pò più marcatamente agli stilemi tipicamente progressive, forse per appoggiare con maggiore incisività le sonorità un pò arabeggianti presenti lungo l'album, come nell'esempio successivo.





Potrei postarvi ogni singolo brano di questo splendido album e le good vibrations che la voce calda e la chitarra di Andy vi trasmetterebbero sarebbero sempre le stesse: intense, sontuose, sanguigne.

L'addio al mondo terreno di Peter Bardens ispirò l'ultimo lavoro discografico (2002) dei Camel.


A Nod and a Wink significa letteralmente "un cenno con il capo e un occhiolino" e la dice lunga circa il rapporto fraterno che c'era fra questi due musicisti che, insieme ad Andy Ward, avevano creato, molti anni addietro, qualcosa di unico ed eterno.





Il progressivo peggioramento delle condizioni di salute di Latimer, costretto a letto dalla policitemia, degenerata poi in mielofibrosi, lo costrinsero ad allontanarsi dalla scena per sottoporsi ad un trapianto di midollo. Da allora solo qualche breve apparizione è stata riportata.

I Camel, così caldi e sofisticati, così accattivanti e sensibili, così ricchi di feeling e di tecnica compositiva, sono per certi versi una band maledetta. 
I membri fondatori sono stati Ward, Bardens e Latimer: dei primi due già sappiamo...
Io temo per il terzo, perchè è troppo tempo che si tace sulla sua salute.

Speriamo di no...

lunedì 27 giugno 2011

L'Amore ai Tempi del Prog (2)


Ciao a chi mi legge (e siete in tanti...Grazie!)

Visto l'incredibile successo del precedente post sull'argomento, che in breve tempo (è stato pubblicato ad aprile) ha soppiantato al secondo posto in classifica quello sui Brand X, mi è sembrato opportuno ritornare sull'argomento.

Forse, come quello dei Brand X, il post sull'amore è molto clickato perchè unisce le parole 'amore' e 'prog' insieme, per cui viene rintracciato anche involontariamente... ma cosa importa?
Godiamoci questo successo con qualche altro splendido esempio di buona musica ispirata dall'amore nei suoi differenti aspetti!


Vi ricordate un vostro primo appuntamento?
L'eccitazione del momento, il cuore che batte forte in gola, le mani che tremano e tutto il resto?
Beh... prima dell'appuntamento ci sono sempre i preparativi: scegliere la mise da indossare, curare la propria persona, provvedere (più frequentemente per noi maschietti) a procurarsi un piccolo pensiero che possa sorprendere l'interlocutore e tutto il resto.

Ascoltate i Genesis come interpretano un appuntamento galante...




Attendete che il mio cuore smetta di palpitare all'impazzata....
E' un brano di una dolcezza incommensurabile!
Cosa c'è  di più dolce di un appuntamento con la persona che si brama avere tra le braccia?

Cercate di comprendere il differente atteggiamento mentale dei due:

Lei: Torna a casa dal lavoro, rimuove velocemente i resti della colazione del mattino, si getta sotto la doccia e poi cura la sua persona con spezie e profumi per sentirsi più adeguata all'evento. Come tutte le donne si attarda in questa pratica e quando si ricorda che dovrebbe rifare il letto è troppo tardi e si prepara per uscire;

Lui: Ha fatto una doccia veloce, si è vestito di tutto punto, si è spruzzato un pò di profumo, ha preso il piccolo dono (la "Chocolate Surprise") per la sua compagna e mentre, tutto impettito, prende la porta, si accorge di non aver rifatto il letto e pensa: "Cosa importa? Dovrò rifarlo con lei stanotte!". Chiude a chiave il suo seminterrato e vola su per le scale.

A questo punto il narratore, che non a caso è un tale Peter Gabriel, ci lancia un messaggio:

Take a little trip back with Father Tiresias
 Listen to the old one speak of all he has lived through
I have crossed between the poles, for me there's no mystery
Once a Man like the sea I raged,
once a woman like the earth I gave
But there is in fact more earth than sea

Padre Tiresia fu chiamato a dirimere una controversia amorosa fra Zeus e Era, che volevano sapere chi, in amore, prova più piacere.
Tiresia, che era stato prima uomo, poi donna, poi ancora uomo, rispose che in amore il piacere si compone di dieci differenti parti: l'uomo ne prova soltanto una, la donna invece le altre nove. 

Tutto questo è trasportato mirabilmente in musica con la prima parte del brano ricca di dolci arpeggi di chitarra a supporto ora della voce di Gabriel, ora del suo flauto traverso.
E' la dolcezza, mista all'eccitazione, dell'attesa e della preparazione dell'evento.

A partire dal minuto 5,55 l'ambientazione cambia: il tempo muta in 7/8 e la ritmica si fa più sostenuta: ora i due giovani sono insieme e godono della reciproca compagnia e tutto sembra andare come entrambi speravano: le schermaglie amorose, i complimenti smisurati, gli sguardi d'intesa, la mano nella mano, i baci profondi e qualche carezza audace.
Non è meraviglioso tutto ciò?

Come meravigliosa è la ritmica fluida di Collins, che in paradiddle fra cassa, rullante e hi-hat ci regala un altro esempio della sua maestria. Il tutto in appoggio al lungo e intenso assolo di tastiere di Banks.



Un vecchio adagio diceva 'L'amore non è bello se non è litigarello'.
In questo brano, però, le conseguenze dei litigi stanno portando all'esasperazione il nostro Nick D'Virgilio:





Il brano parte molto elettrico, come accade sovente negli Spock's Beard (ricordiamo che sono americani!), ma successivamente evolve verso una sezione sempre più intimista, fino a terminare con la sola voce accompagnata dalla chitarra.
Vi prego di notare quanto sia superlativo il drumming di Nick, sempre così ispirato, ricco ed efficace. In realtà tutti i musicisti sono di ottimo livello.
Al minuto 3,20 c'è il momento più intenso del brano, con quel canto accorato e il successivo crescendo di tastiere che apre a una nuova sezione cantata.
Quando la musica lentamente scompare e rimane solo voce e chitarra la sensazione di disagio è tangibile.
I've found my bottom line
or it found me 
E' allo stremo e non vuole ammettere di dover prendere una decisione, allora spera che sia la decisione a farsi strada da sola nella sua testa.
Non è buffo, è drammatico: quante volte avete avuto la stessa sensazione anche voi?


Sfortunatamente l'amore non ci regala solo gioie.
Sarebbe troppo bello vivere soltanto le leggere, piacevoli sensazioni del primo appuntamento, o dei primi tempi di un rapporto, con gli inevitabili litigi e riappacificazioni (che in fondo sono la parte migliore del litigio!).

Spesso le cose si complicano e  ci si trova ad affrontare differenti stati d'animo...
In questo i Marillion sono maestri!
Ascoltate questo brano.





Prestate attenzione all'intensissima interpretazione di Hogarth, che canta come se avesse davvero il cuore in frantumi nelle sue mani.
L'intro fosca e tetra e l'attacco esplosivo di chitarra sono eccezionali.
Notate il drumming ruvido di Mosley, con quella strana, ma azzeccatissima, sincope e il basso preciso e fluido di Trewavas.

Ma è il secondo attacco di chitarra, seguito dall'assolo, a strappare l'emozione, perchè Rothery interpreta alla grande il pathos del brano, con quelle sue note lunghe, i bendings, gli outsiders e tutto il resto!

E quando Hogy riprende a cantare e urla:
...and you know how it is!
with this fragments of love
and this splintering heart 
with this fragments
and this splintering heart! 
La sensazione finale, quando torna l'ambientazione tetra dell'intro, è di spossata tristezza.

E' un brano molto intenso, non è vero?


A questo punto avrei potuto inserire un brano che potremmo definire 'Le conseguenze dell'amore'.
Se vi va, andate a riascoltarvi 'Nothing at All' dei Gentle Giant  nel post a loro dedicato.
Qualora non aveste avuto l'occasione di leggere di loro, potrebbe essere questo il momento giusto(Anche perchè in quella pagina c'è un'altra splendida canzone di un amore finito: 'Think of Me With Kindness')!

Sull'argomento delle 'conseguenze' , ma basato su una storia decisamente più fantasiosa, non posso trascurare di aggiungere quello che capita a Rael, protagonista di The Lamb Lies Down on Broadway, dopo aver goduto dell'amore delle Lamia!





Che splendore, non è vero?
Con quel pianoforte dolce e struggente al tempo stesso!
E la voce di Peter è così calda e avvolgente...

Mute melodie riempono la sala echeggiante
e non c'è alcun segnale di pericolo
nel richiamo delle sirene
Ma come sovente accade... il pericolo si manifesta quando è ormai troppo tardi.
Per non diventare uno 'slipperman' Rael sarà costretto a subire un'evirazione.


In alcuni casi tutto l'insieme di sensazioni positive che si provano in amore non viene generato da un'altra persona o essere vivente, ma da qualcosa che non è materiale.
Ne senti il flusso nel tuo corpo ogni volta che riesce a sorprenderti, ne godi dei benefici quando ti ci trovi a contatto diretto, quando riesci a sentire che ti appartiene e che non tradirà mai le tue aspettative.
Il prossimo brano è il manifesto di questo blog: non è prog, è un semplice rock sinfonico, ma dice esattamente ciò che provo nei confronti della MUSICA.





Continuo a pensare che la MUSICA sia davvero l'unica cosa che non mi lascerà mai solo.

sabato 11 giugno 2011

Standards Prog... esistono?

La Wikipedia cita testualmente: "Uno standard è una norma accettata, un modello di riferimento a cui ci si uniforma affinchè sia ripetuto successivamente".

Forse i più giovani non sapranno che il nome dei grandi magazzini STANDA derivava proprio da "standard". In quei magazzini tutto ciò che si vendeva era prodotto in serie (e per questo a prezzi più accessibili).

In musica, in genere, lo standard si associa alla musica jazz ed è solitamente un brano creato da un musicista  e suonato e interpretato da altri musicisti, in forme spesso aventi una struttura di base fissa, sulla quale i solisti prima eseguono il tema e poi improvvisano assoli per uno o più giri ciascuno. In genere il brano termina con una reprise del tema e un finale.

A differenza di quanto spesso riportato, lo standard non è semplicemente un brano famoso, ma un brano "di riferimento", cioè dotato di alcune caratteristiche che valgono la pena di essere studiate e metabolizzate per poter migliorare il proprio bagaglio tecnico/musicale.
Così per esempio, a mio modo di vedere, Hello Dolly di  Louis Armstrong può essere considerato un evergreen, ma non uno standard, mentre sicuramente Cantaloupe Island di Herbie Hancock è uno standard ma non precisamente un evergreen.
Ciononostante ci sono molti casi in cui lo standard e l'evergreen sono un tutt'uno, come nel caso di All the things you are di Jerome Kern, suonata e cantata da tutti, compresi Frank Sinatra e Barbra Streisand.

Parafrasando il povero Ivan Graziani potreste dire: "Si ma...Tutto questo cosa c'entra con il Prog Rock"?
Apparentemente poco, perchè in questo settore musicale, fino a qualche tempo fa, i musicisti non si scambiavano volentieri i brani fra loro e l'esecuzione di altri era più spesso una cover e non una reinterpretazione del brano.

La differenza fra standard e cover sta proprio nel fatto che il primo è soggetto a reinterpretazione e talvolta anche modifica della struttura e della velocità di esecuzione, mentre la seconda è quasi sempre una riproduzione il più fedele possibile dell'originale, pertanto priva di qualsiasi spunto creativo. Inoltre la cover è quasi sempre un brano evergreen.

Fino a qualche tempo fa...





Come potete notare questa è propriamente una cover. Non ci sono rilevanti variazioni rispetto all'originale.





Invece questa può essere considerata l'esecuzione personalizzata di uno standard, in quanto ne è stata mantenuta la struttura di base, ma vi sono state apportate significative variazioni che in qualche modo ne caratterizzano l'esecutore.

Per quanto possa sembrare incredibile tra le migliori coverbands di progressive rock ci sono quei caciaroni ipertecnicizzati dei Dream Theater: hanno riproposto in modo pressocchè perfetto albums interi dei Pink Floyd, brani dei Kansas, Genesis, Marillion, etc.

Ma secondo voi... quali potrebbero essere gli Standards Prog?
Quali brani potrebbero essere insigniti di tale fantastica onoreficenza?
E soprattutto... vista la definizione di standard... per quale motivo?

Ora potrebbero scatenarsi orde di progger indemoniati, ciascuno con la sua personale tracklist e le sue motivazioni. Sarebbe divertente poterle osservare tutte (e in ogni caso se me le postate la discussione è apertissima!)...

Io vado ad elencarvi la mia personalissima top ten di tracklist di standards, tentando come al solito di farvi partecipi delle mie valutazioni tecnico/emotive.
Coloro che mi seguono con maggior frequenza avranno già visto citati alcuni di loro nei miei precedenti post.
Vi assicuro che, se ci ragionate su, non ci sono tantissimi altri brani che possono presenziare in questa lista!


Track 01: 21st Century Schizoid Man - King Crimson





Come mi è capitato di dire già in passato, secondo me questo brano è il manifesto del Progressive Rock.
Notate quanto ci sia di delirante, sorprendente e innovativo ancora oggi, a distanza di 42 anni dalla sua pubblicazione!
L'esplosione con cui si apre il brano mette immediatamente in vibrazione tutti i nervi del corpo, gli intermezzi vocali filtrati, il sax in sincrono con la chitarra nei riff (successivamente Steve Hackett riprenderà questa tecnica e la farà sua), l'incredibile drumming di Michael Giles, con tutti quei contrappunti ora sul hi-hat, ora sui piatti, sul rullante e sui tom, la chitarra disperata di Fripp che miagola e urla all'impazzata, il basso di Lake che sottolinea tutte le parti, gli interludi sincopati e in sincrono perfetto (ripresi poi da moltissimi altri musicisti, probabilmente folgorati dall'evento del primo ascolto), i pianissimo alternati ai fortissimo, il finale isterico e a tratti cacofonico, contribuiscono a rendere questo brano unico nel suo genere per ricchezza di idee, impatto e difficoltà di esecuzione.
Merita sicuramente di essere il primo della lista!

Qualora voleste approfondire l'argomento King Crimson vi riporto il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/11/i-king-crimson.html



Track 02: The Fountain of Salmacis - Genesis






In questo brano, di cui peraltro ho già parlato diffusamente nel post dedicato all'amore nel Prog, c'è tutto quello di cui uno standard necessita: innovazione, feeling, tecnica, ardore interpretativo, sviluppo armonico e melodico di alto livello.

Vi allego il link:
http://proglessons.blogspot.com/2011/04/lamore-ai-tempi-del-prog.html




Track 03: The Runaway - Gentle Giant









Sebbene i GG avessero già prodotto alcuni albums di elevatissimo valore, l'assestamento della formazione permise loro di realizzare In a Glass House con la piena consapevolezza dei loro mezzi.
A parte l'intro di incredibile efficacia, con quel suono di vetri infranti che poi diventa ritmico, il crescendo delle tastiere e il micidiale attacco, che nel vinile parte prima da un solo lato e poi esplode in tutta la potenza del suono stereofonico (purtroppo nel CD qualche balordo tecnico del suono ha ritenuto che fosse un difetto e l'ha uniformato... si è perso così un impatto emotivo fortissimo!), il brano ha una ritmica pulsante, inusuale...e giustamente parla di un evaso in fuga!
Ma la parte che secondo me ha quel tocco di classe in più è il solo di vibrafono, che è uno dei più belli che abbia mai sentito!

Se vi interessano i Gentle Giant non avete che da clickare...
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/i-gentle-giant.html






Track 04: Shine On You Crazy Diamond - Pink Floyd






Le quattro note che hanno cambiato la musica!
Ma questo brano non è soltanto questo...
Provate a prestare attenzione all'intro di tastiere... non è soltanto un accordo che si protrae per un tempo lunghissimo. Sotto si sentono degli effetti pulsanti che fanno venire alla mente lampi di luce, flash di immagini della memoria e in ogni caso la netta sensazione che ciò che sta per incominciare non sarà per niente allegro e rilassante.
Il brano è permeato tutto di tristezza e malinconia e lo si comprende già dall'inizio. Prima ancora di sentire quei quattro rintocchi che ci immergono definitivamente nell'atmosfera.
"Ricordo che quando eri giovane brillavi come il sole
brilla ancora pazzo diamante!"
E ascoltate Gilmour con quanto ardore sottolinea con la sua chitarra dai toni blues tutto il malessere che traspare dalla musica e dai testi.

Recentemente ho letto un libro, regalatomi dalle mie figliole, che narra la storia dei Pink Floyd attraverso testimonianze e interventi (inventati dall'autore, ma tutto sommato con una parvenza di verosimiglianza) di personaggi realmente esistiti, e di quanto questi fossero rimasti legati per tutta la loro esistenza al fantasma (vivo o morto) di Syd Barrett. C'è da crederci se l'album a lui dedicato è così intenso, straziante e rassegnato al tempo stesso.

Per coloro che si sono persi il mio post sui miti del Rock psichedelico, ecco il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/i-pink-floyd.html






Track 05: Close to the Edge - Yes







Di questo brano ho parlato nel mio recente post sugli Yes:
http://proglessons.blogspot.com/2011/06/gli-yes.html


Perchè lo considero uno Standard Prog? Perchè ha dentro tutti i dettami del Prog delle origini: è una suite che comprende: solennità, ritmiche complesse, assoli splendidi, interludi delicatissimi, sonorità tanto caratteristiche da divenire successivamente una specie di marchio di fabbrica, un cantante che fa accapponare la pelle con la sua voce e tutto il resto. Vi sembra poco? A me no!




Track 06: Firth of Fifth - Genesis




Ci crederete o no, ma a quel tempo molti maestri di pianoforte furono esortati dai loro studenti ad ascoltare l'inizio di questo brano e alla fine la domanda era sempre la stessa: "Me lo insegna?"


Firth of Fifth è particolare già dal titolo: un gioco di parole (tanto cari a Gabriel) che trae spunto dal Firth of Forth, che è la profonda insenatura su cui si affaccia Edinburgo. Forth si pronuncia quasi come Fourth che significa "quarto", così come Fifth significa "quinto", pertanto tutte le traduzioni assolutamente pretestuose che riportavano qualcosa come "Cinquanta per cento" o "Il quinto Fiordo" sono assolutamente prive di fondamento.

L'intro classicheggiante, con il solo pianoforte, e il fantastico impatto emotivo che si prova quando il brano parte in tutto lo splendore e la profondità della voce di Peter, con tutti gli strumenti a sorreggerlo e a sottolinearne la maestosità, quegli intermezzi soft e le reprise poderose preludono soltanto alla parte fondamentale del brano, quella che la rende un indiscutibile standard prog.

Quando Gabriel soffia nel flauto con dolcezza, il nostro animo si placa e si appoggia sulle onde tranquille della musica, che si trasforma in un intermezzo di pianoforte fino a volare sul crescendo che esplode nel mitico, storico, ineguagliabile, prorompente e perfetto assolo di chitarra di Steve Hackett!
Ma ascoltate anche tutto il resto del gruppo come contribuisce a rendere questo momento pieno, magico e irripetibile con il tappeto di tastiere, gli interventi di batteria e tutto il resto!

E quando si giunge sul finale:
"Now as the river dissolves in sea
so Neptune has claimed another soul"
l'emozione è tangibile perchè la voce di Gabriel è piena, forte e imperiosa ed è quasi con una punta di rammarico che accettiamo il termine del brano:
"Le sabbie del tempo furono erose
dal fiume dal cambiamento costante" 
e il piano di Banks che ci conduce fuori da questa magia.

Se non è Standard Prog questo...

Track 07: Starless - King Crimson







Ho dedicato a questo brano un post intero!

Eccovi il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/starless-la-disperata-constatazione-del.html




Track 08: Echoes - Pink Floyd






Anche questo brano è stato citato nel post sul gruppo.
A completamento posso soltanto riportare che l'emozione che ho provato quando l'ho suonato con un gruppo di giovani musicisti è stata davvero fortissima!
Primo, perchè io ero "il grande vecchio", colui che era depositario del "verbo", e poi perchè la suonavano davvero bene e mi sentii un pò Nick anch'io...
Peccato non avere neanche l'1% del suo conto in banca!




Track 09: Heart of the Sunrise - Yes







Anche di questo brano abbiamo già parlato e vi rimando al post sugli Yes.







Track 10: On Reflection - Gentle Giant





In questo brano sono fondamentali due momenti: la prima parte, tutta cantata "a cappella", con le voci che si inseguono fra loro in maniera perfetta (non solo in studio, anche Live!), ognuna con tonalità via via decrescente e NESSUNA in "ostinato"!
Per intenderci, è relativamente più semplice eseguire un "ostinato" (cioè una frase che si ripete sempre uguale),  concentrandosi essenzialmente sulla propria parte, piuttosto che una sorta di "fuga" dove noterete che è indispensabile seguire perfettamente le parti degli altri per non uscire fuori tempo!
E' una prova della grande dimestichezza che i GG avevano con questo tipo di soluzioni, già mostrata in altri brani (Knots su tutti).
Ma la cosa ancor più eccezionale, che differenzia questo brano dagli altri, è che, dopo l'intermezzo "nostalgico", dove viene ripetuta la medesima frase per ben 10 volte (quasi come fosse una lamentazione funebre ):
I'll remember the good things how can you forget all the years That we shared in our way: Things were changing my life, taking your place in my life and Our time drifting away

Entrano finalmente gli strumenti, uno ad uno, eseguendo le stesse parti prima eseguite "a cappella", pertanto intrecciandosi e rincorrendosi fra loro fino al poderoso attacco di batteria che ci porta al termine del brano.
Dove lo trovate un brano così coinvolgente per ritmica, tecnica e stile?


Eccoci giunti al termine di questo enorme post.

Comprenderete che alcune mie considerazioni prendono spunto dalla grande emozione che provo ascoltando questi brani, altre dal fatto che sono un musicista amatoriale, pertanto ne intravedo anche gli aspetti più "strumentali".
Il sogno della mia vita (da musicista amatoriale) era quello di mettere su una band che avesse, come me, voglia di "montare" questi dieci brani (più qualche altro, ovviamente).
Indipendentemente dalla complessità tecnica di alcuni di loro, che probabilmente in taluni casi ci avrebbe obbligato alla resa incondizionata, ho già tentato di trasmettervi quanto sia emozionante poterli suonare e sentire che "girano bene".
Da giovane non comprendevo l'irrealizzabilità di questo sogno, oggi si: se allora era difficile trovare altri quattro "pazzi" come me, che volessero cimentarsi con siffatte opere d'arte, oggi è virtualmente impossibile, vista l'età che avanza!

Noterete che mancano all'appello grandi gruppi RPI come Banco (Dopo... Niente più è lo Stesso), PFM (Impressioni di Settembre) e Le Orme (Sospesi nell'Incredibile).
Così come mancano gli Emerson Lake & Palmer (Tank o Take a Pebble), i Van Der Graaf, davvero troppo outsider, e qualcun altro.
Tutti questi meriterebbero a pieno titolo di presenziare... e in realtà ci sono, ma non fra i miei primi 10!


Infine avrete notato che non c'è niente di attuale...
Non si rammarichino i più giovani!
In realtà forse avrei potuto inserire in scaletta qualcosa dei Porcupine Tree, magari Even Less...


Per poter diventare uno standard  un brano deve avere la giusta dose di innovazione, pregevolezza stilistica, fascino e feeling... e se è possibile trovare nel prog moderno le ultime tre caratteristiche, la prima immagino che rimarrà, almeno per il momento, un pò latitante!

Qualsiasi commento è ben accolto, anche se aveste voglia di lapidarmi!

domenica 8 maggio 2011

Qualche (sorprendente) statistica

Ciao a tutti.

Sono trascorsi ormai sei mesi interi dall'apertura di questo blog. Il mio primo post infatti fu pubblicato il 31/10/2010.

E' tempo di fare un piccolo bilancio dell'attività. Se vi va di scorrere con me le statistiche troverete alcune cose divertenti, altre sorprendenti sia in positivo che in negativo.

Partiamo dalle statistiche dei contatti (circa 1400 in totale):


Italia, 1.071
Stati Uniti, 131
Regno Unito, 21
Giappone, 18
Slovenia, 14
Danimarca, 9
Francia, 9
Germania, 8
Paesi Bassi, 6
Argentina, 5

Ora... a me non sorprende il totale: 1400 contatti in 6 mesi sono pochini, ma è anche vero che il blog è tutto sommato poco pubblicizzato.
Nè mi sorprende che la maggioranza dei contatti sia italiana. Sarebbe stato strano il contrario! Il blog, teniamolo presente, è scritto tutto in italiano.
Ciò che mi sorprende è l'assiduità degli Stati Uniti, con circa il 10% dei contatti totali!
Forse comprenderemo dopo il perchè di questa anomalia...
Ma il Giappone? Come mai ci si collega da un posto in cui non è facile trovare chi parli in inglese, figurarsi in italiano? Questo è proprio sorprendente.
Gli altri stati europei sono tutto sommato quelli che generalmente seguono con maggiore assiduità questo genere musicale e probabilmente vi incappano facendo qualche ricerca.

Passiamo ai Post:

I Marillion, 168
I Brand X, 77
Ocean Cloud, 42
Una breve (?) presentazione, 41
Prog Drummers ci si nasce o ci si diventa?, 28
I Gentle Giant, 27
La "suite" perfetta, 24
I Pink Floyd, 23
Starless - La disperata constatazione del nulla cosmico, 21
Prog Drummers - 2, 21

COOOOSA? Al secondo posto dopo i Marillion (che c'era da attendersi fossero al primo, vista la folta schiera di aficionados proveniente dal fan club dei suddetti) ci sono addirittura i Brand X?
Pensateci su mentre andiamo avanti!
Sorprende non vedere nelle prime posizioni una band che oggi annovera moltissimi fans: I Porcupine Tree.
Non mi è possibile vedere quante visualizzazioni conti, ma sono sicuramente meno di 20. Sorprendente! 
Invece mi fa piacere che le mie argomentazioni tecnico/strumentali siano entrambi presenti in classifica.
Mi ha un pò deluso non vedere i Genesis, ma ritrovare degli outsiders come i Gentle Giant mi ha riempito il cuore di orgoglio!
Così come mi ha fatto piacere il riscontro di 'Starless'. Ci tenevo davvero tanto!
E' molto piaciuto il post 'L'amore ai tempi del Prog', ma essendo di recentissima pubblicazione non raggiunge ancora le 20 visualizzazioni. Il bimbo crescerà sano e forte, ne sono sicuro!

Ma torniamo ai secondi classificati e proviamo ad incrociare i dati con quelli del pubblico...
Io ci ho pensato molto. I Brand X, per quanto gruppo estremamente innovativo a quel tempo e per quanto al giorno d'oggi valutati molto positivamente, non sono tanto famosi come gli altri gruppi.
Credo che per un meccanismo perverso delle ricerche su internet, quando dagli Stati Uniti cercano il 'marchio di riferimento'  o il 'marchio nascosto', venga fuori appunto 'Brand X', che unito a qualche altro termine inglese che ho scritto nel post, orienta involontariamente il 'malcapitato' verso il mio post.

Estremamente deludente (per me che scrivo) è il numero dei commenti: solo 21.
Pochissimi si cimentano a scrivere qualcosa e sono praticamente sempre gli stessi amici.
Non ho mai avuto un commento da un 'esterno', nè positivo nè negativo.
Nessuno si è cimentato ad intraprendere con me una discussione su nessuno dei miei post.
Potrebbe essere un segnale di scarso interesse o di 'inettitudine' del web?

Questo non significa che non scriverò più. Anzi!
Datemi soltanto il tempo di riassestarmi un pò (anche mentalmente, oltre che logisticamente) e tornerò ad assillarvi!

Mi inorgoglisce non poco vedere che la maggior parte dei contatti avviene attraverso Google.
Al secondo posto c'è Facebook, ma lì sono davvero tutti i miei aficionados, parenti e amici.

Ovviamente queste sono le mie considerazioni su quanto emerso dalle statistiche.
Se c'è qualcuno che ne capisce più di me, anche relativamente alle chiavi di ricerca sul web, o abbia una chiave di lettura differente si faccia avanti!

Alla prossima!



sabato 16 aprile 2011

L'Amore ai tempi del Prog...

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L'amore è per tutti un argomento piuttosto difficile da trattare.
Forse perchè non esiste essere umano che non ne abbia provato i benefici effetti di piacevole disorientamento, abbandono delle convenzioni e delle riserve, essere convinti che non si era vissuto quasi per niente prima di provare questo tumulto di sensazioni fisiche e mentali che inebria, dà la sensazione di camminare su una nuvola e nello stesso tempo di sentirsi piacevolmente disarmato nei suoi confronti.

Proprio per tutta questa serie di splendidi motivi, quando l'amore viene a mancare si prova un'unica sconvolgente sensazione : buio pesto.

Il progressive rock di autore (tralasciamo la 'monnezza') è principalmente espressione delle proprie esperienze e sensazioni in musica. Proprio per questo non è esente da complessità strutturali e armoniche le cui radici affondano talvolta nel barocco, talaltra nel romantico. 
Occupandosi dell'animo umano, era inevitabile che il prog si occupasse anche di "Questo Folle Sentimento" (come direbbe La Formula 3 - famoso gruppo italiano prog oriented degli anni '70).

I Marillion, attraverso le liriche di Fish prima e di Hogarth poi, ci hanno fornito praticamente tutte le chiavi di lettura sull'argomento. 
Non ricordo un altro gruppo musicale prog che abbia iniziato il proprio primo album con testi di simile intensità emotiva:
So here I am once more in the playground of the broken hearts 

One more experience, one more entry in a diary, self-penned 

Yet another emotional suicide overdosed on sentiment and pride 

Too late to say I love you, too late to re-stage the play 

Abandoning the relics in my playground of yesterday




Questa non è una semplice canzone ispirata ad un amore perduto. E' qualcosa di più.
A renderla differente è l'ambientazione musicale: l'intro a cappella, lo scarno pianoforte, l'atmosfera dimessa e struggente che pervade tutto il brano a partire dall'esplosione dopo "the game is over", gli interventi di chitarra di Rothery (specialmente il secondo assolo) così ricchi di feeling, con quel suono così tagliente e sul finale la voce, quasi rotta dal pianto, che recita:
Can you still say that you love me
pur conoscendo l'intrinseca risposta a questa domanda.

Mentre  Fish generalmente si presenta , nonostante la sua mole imponente, piuttosto impreparato e tramortito di fronte alle 'cose di cuore', Hogarth è più reattivo e sarcastico, come affiora ad esempio dall'intro di 'Quartz':
I can imagine nothing more tedious 
Than trying to have fun with you again 
Maybe it's just something in my mind
But I hate feeling like I'm trying all the time
It's a kind of lie When we pretend that we're still friends




Ma lo stesso Hogy si abbandona alla disperazione quando la sofferenza aumenta, come in 'Dry Land':

You're an island 

But I can't leave you all out at sea 

You're so violent with your silence 

You're an island 

I can't sleep 

Won't you speak to me 

I'm on dry land 

Won't you help me please




Il brano è un pò più pop oriented di quelli che generalmente posto su questo blog, ma vi invito a prestare ancora una volta attenzione al vocalism accoratissimo di Hogy (a mio modo di vedere un grande interprete con una splendida voce) e al solo di Rothery, perchè non è tecnicamente complicato, ma intenso, coinvolgente e commovente.

Coloro che conoscono i Marillion come e meglio di me sono a conoscenza che ci sono decine di esempi nella loro discografia che varrebbe la pena di citare, che parlano ora di legami spezzati ('Punch & Judy', 'These Chains', etc.), più raramente di momenti di piacevole condivisione del sentimento ('Fantastic Place', 'No One Can', etc.).

Molti potranno pensare: "Si, vabbè... parlare d'amore è sempre più semplice che elaborare dei testi impegnativi".
In parte è vero, perchè l'amore ci tocca tutti da vicino e riusciamo ad immedesimarci più facilmente anche nella più banale delle love songs, ma è pur vero che l'argomento è stato toccato dai più grandi nomi della scena progressive, seppure ciascuno a suo modo e secondo il proprio punto di vista.


Il Banco del Mutuo Soccorso nel 1972 si prese la briga di parlare della teoria evolutiva di Darwin e della sua manifesta contrapposizione alla dottrina cattolica:
Ed ora ditemi se la mia genesi
fu d'altri uomini o di quadrumani
Nonostante l'amosfera estemamente 'politicizzata' del lavoro, il bravissimo pianista Gianni Nocenzi trovò il modo di inserirvi un brano di mirabile fattura che parlava dell'amore preistorico. Ascoltatelo.





Per fortuna qui non c'è bisogno di traduzione.
Ascoltate la dinamica del brano: come Gianni riesca con i trilli e i crescendo a garantire la giusta  intensità.
L'intermezzo ci fa comprendere che quel troglodita è rimasto lì tutto il giorno ad osservare l'amata, timoroso persino di avvicinarsi, perchè non si sente alla sua altezza: la vede così splendida nelle sue forme morbide!
L'eccitazione del primo istante ha lasciato il posto ad una dimessa rassegnazione e quando la vede andare via è disperato, perchè comprende che ancora una volta non è riuscito a manifestarle il suo sentimento e il brano coglie il suo attimo migliore con i virtuosismi al piano e l'intensità crescente.
Molto, molto bello.


I Kansas nel loro album Song For America parlano di un amore maturo, ma non per questo meno forte, e del forte desiderio di non voler vivere senza la persona amata.





Il brano è molto sinfonico, con i 'crescendo' e i 'pianissimo' che sorreggono l'argomento trattato: un uomo anziano osserva fuori, sotto la neve, la tomba della moglie. Il suo desiderio di rivederla è così forte che improvvisamente gli appare e lo prende per mano, come se volesse portarlo con sè. Inizialmente ne ha paura ma poi si abbandona piacevolmente all'idea di seguirla.
L'intermezzo del brano ci fa comprendere che le sue sono state soltanto fantasie e il violino struggente sottolinea l'immensa solitudine in cui crolla quest'uomo, quando l'immagine di lei svanisce e lui torna a guardare fuori la finestra, consapevole che un giorno finalmente torneranno insieme:
He stood before the window gazing at the grave,
And with a lightened heart he saw the first of dawn,
He knew that she was waiting, that someday they'd be as one.

Fatemi sapere se v'è piaciuto!


I Genesis, in uno dei loro brani 'eterni', hanno narrato dell'amore che la ninfa Salmace provò a prima vista per Ermafrodito, il figlio della 'colpa' di Ermes e Afrodite, e di come la ninfa riuscì a convincere gli dei ad unirli per sempre in un solo essere.

Scusate.... mi emoziona già soltanto citare questo capolavoro....





E' perfetto, non è vero?
Ascoltate l'intro quasi liquida, con il mellotron in crescendo, l'interpretazione aulica di Gabriel, lo splendido lavoro di Hackett (che non mi delude mai!), il drumming ricercatissimo di Collins.
Il brano è tutto pervaso da questa atmosfera allo stesso tempo mistica e greve di pathos.
The water tasted strangely sweet.
Behind him the voice called again.
He turned and saw her, in a cloak of mist alone
And as he gazed, her eyes were filled with the darkness of the lake.
La visione di Salmace con gli occhi pieni dell'oscurità del lago è sottolineata da un intermezzo estremamente coinvolgente: quando esplodono tastiere e chitarra insieme è di un'intensità incredibile!
E il drum 'n' bass successivo, le tastiere che scandiscono il tempo in levare, il flauto, i cori intensi, il basso che si arrampica sulle scale cromatiche... tutto!
Alla fine, dopo un break di ineguagliabile efficacia, si giunge a
Both had given everything they had
e il brano è al punto più alto della sua solennità e ci viene voglia di gonfiare il petto per sostenere il finale così vicino ad un brano di musica classica.


L'amore è un sentimento così intenso che, quando ci viene strappato l'amato bene, può crescere in noi un irrefrenabile desiderio di vendetta.
Fino a desiderare che ciò che è stato nostro non debba essere di nessun altro.
Questo i King Crimson, o meglio Pete Sinfield, che scriveva i loro testi, lo sapevano bene. Nel loro album 'Islands' inserirono questa perla di inestimabile valore.





Ascoltate l'intro di chitarra com'è pesante di tristezza, così essenziale, così silenziosa e dimessa.
Si parla di due donne e di un uomo fra loro.
Vi riporto il testo in inglese perchè qualsiasi traduzione ne comprometterebbe inevitabilmente il valore artistico:
With quill and silver knife
She carved a poison pen
Wrote to her lover's wife:"Your husband's seed has fed my flesh".
As if a leper's face That tainted letter graced
The wife with choke-stone throat
Ran to the day with tear-blind eyes.
Impaled on nails of iceAnd raked with emerald fire
The wife with soul of snowWith steady hands begins to write:
"I'm still, I need no lifeTo serve on boys and men
What's mine was yours is deadI take my leave of mortal flesh"

L'intermezzo musicale fra la prima  e la seconda parte rende perfettamente l'idea della disperazione di questa donna che apprende, da una lettera velenosa dell'amante del marito, che questa attende un figlio da lui.
Quella chitarra agghiacciante che quasi si strozza e quel sax accompagnato dal frusciare delle spazzole sono di un'incredibile efficacia.
Ma ciò che è più agghiacciante è la lettera di ritorno della moglie, nella quale annuncia all'amante che ha ucciso il marito e presto lo seguirà!
Il genio di Fripp lo induce a scandire la lettera della moglie, così scarna, asciutta e diretta,  SOLTANTO dal tintinnio di un piatto della batteria!


Per terminare questo lunghissimo post (non mi aspettavo che sarebbe diventato così corposo, sebbene l'argomento quasi lo imponga) tornerei all'amore perduto e disperato, con un vecchissimo brano dei Van Der Graaf Generator, tratto dall'album 'H to He (Who am the Only One)' del 1970.





Sebbene il brano inizialmente sembri assumere un tono quasi sarcastico, il primo intermezzo musicale rende l'idea del disagio e dei sensi di colpa che assalgono quando un rapporto importante si è esaurito.
Musicalmente il brano non è di semplice digestione, con quel sound jazzy tipico dei VDGG di allora, le continue variazioni ritmiche e gli intermezzi strumentali molto free, ma va assimilato... e soltanto dopo ci si accorge dell'immenso lavoro del grande David Jackson ai sax e di tutti gli altri strumentisti.
Hammill è intenso e suggestivo nella sua interpretazione e quando recita:
I look up, I'm almost blinded by the warmth of what's inside me
and the taste that's in my soul,but I'm dead inside as I stand alone ....
non parla di lacrime... ma comprendiamo tutti che "sono quasi accecato dal calore che è dentro me" indica che le lacrime sgorgano copiose. Ed è struggente sentirlo dire "sono morto dentro mentre mi ergo solitario", con quel sax virtuoso che ne sottolinea la inevitabile presa di coscienza.

Ma sul finale non riesce a fare a meno di citarle:
Looking out through the tears that bind me
my heart bleeds that you may find me ..
or at least that I canforget and be numb, but I can't stop, the words still come:
I LOVE YOU
Vorrebbe dimenticare e diventare insensibile, ma non può...

C'è qualcuno fra voi che sia riuscito a sfuggire a tutto questo?

Un saluto e al prossimo post!

Se questo post vi ha interessato, date uno sguardo all'altro sull'argomento!

http://proglessons.blogspot.com/2011/06/lamore-ai-tempi-del-prog-2.html

Ciao!

domenica 14 novembre 2010

OCEAN CLOUD


He's seen too much of life

And there's no going back
Come dicevo in un post precedente, Hogarth ha il dono di scegliere frasi che possono tagliarti in due.
"Ha visto troppo della vita e non si può tornare indietro".
In queste poche parole c'è tutto: tristezza, rassegnazione, nausea e voglia di estraniarsi dall'umanità circostante.

Potete dare un occhio al resto delle lyrics al link:

Il brano è ispirato alle gesta di Don Allum, un temerario (ma è temerario uno che non ce la fa più e scappa via? Forse si è più temerari a restare... che ne dite?) che ha fatto tre volte la trasmigrazione oceanica del Pacifico, costa a costa, con una barca a vela.

Potete trovare i dettagli al link che indico di seguito:

Ora... iniziare un brano 'a cappella', interpretando quelle poche parole come se si provasse un immenso dolore, ti fa immergere immediatamente nel mood del componimento musicale.




Sulle prime note, così gravi e lente, mi sembra di vedere quest'uomo, stanco di tutto e di tutti, avvicinarsi lentamente alla sua imbarcazione: ha deciso cosa fare, ma incede lentamente, quasi come se non volesse staccarsi dalla terraferma, si attarda a controllare che sia tutto a posto, ma sa già che lo è... poi sale sulla barca e prima di salpare annusa forte la terra che sta lasciando... quasi come per poter conservare a lungo l'odore di ciò che lascia, il suo odore preferito.

The smell of the earth

It's his favourite smell
But he's somehow compelled to the stinging salt hell
"L'odore della terra è il suo odore preferito, ma è forzato in qualche modo al pungente inferno salato"

Ora la voce di Hogarth sale di tonalità, ed è facile comprendere che ormai la barca ha preso il largo, e il nostro eroe si convince che niente e nessuno può reggere al confronto con la solitudine in mezzo all'oceano, vero e unico momento di introspezione e riconquista dell'autostima.

Qui l'assolo di Rothery è straziante, con quelle corde tirate in bending allo spasimo, e quando cambia tonalità ormai la terra è distante, sei solo in mezzo all'oceano e i tuoi unici compagni sono il mare e quella nuvola bianca che ti segue nel cammino.

So the sea is my wife and a sweet Ocean Cloud is a mistress I'm allowed

for now
Quando si è soli spesso la mente vola al passato, alle umiliazioni subite e ai successi conseguiti, alle donna amata, ma lasciata per incompatibilità di vedute.
Il mare è tranquillo, lo si sente dalla musica che accompagna questo passaggio... ma improvvisamente il vento cambia direzione e la radio preannuncia una tempesta.

L'incalzare del ritmo e le urla di Hogy ci portano nel bel mezzo della tempesta.
Finalmente è giunta, occorre lottare per sopravvivere.
Ma sopravvivere a cosa e perchè?
L'unica salvezza potrebbe essere la radio, comunicare con qualcuno...
Ripping out the radio

I want to be alone
Qui l'assolo di Rothery è micidiale. Ci fa comprendere tutta la disperazione di quel gesto. Strappare via la radio per non sapere cosa succederà e nel contempo non poter mandare alcun messaggio: "VOGLIO STARE SOLO!"
And the sweet ocean clouds will look down on my bones tonight
"Le dolci nuvole oceaniche potranno osservare i miei resti stanotte"

Ora la musica si fa dolce, commovente: finalmente la tempesta è passata e la morte ha restituito tranquillità e dignità al nostro amico.

Nella realtà dei fatti Don Allum sopravvisse alla tempesta e fu tirato in secca, mezzo morto e disidratato, dai pescatori di Nevis.
Ma Hogarth è un romantico e ha preferito che l'epilogo della vicenda fosse più triste e malinconico.

Ogni volta che ascolto questo brano giungo al finale quasi spossato, tanto che il sedarsi della musica e il rumore dello sciabordio sotto la chiglia mi danno una sensazione di abbandono delle forze e mi sento emotivamente provato.

'Ocean Cloud' è a tutt'oggi l'ultimo brano 'epico' e con forte orientamento prog dei Marillion: lungo, caratterizzato da cambi di ritmo e di ambientazione, teatrale, ispirato  e romantico.