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lunedì 29 agosto 2011

Mark I e Mark II: Quando qualcuno cambia strada.

Ciao a tutti.
Dopo la (lunga) pausa estiva e in una veste grafica un pò modificata, proviamo a ripartire con un argomento davvero spinoso... tanto per sentire quella benefica scarica di adrenalina che ci indurrà ad abbandonare l'aspetto placido e rilassato derivante dal lungo, dolce far niente (per chi eventualmente avesse potuto beneficiare davvero di tale meravigliosa pratica ormai in via di estinzione...)!

Capita sovente che in una band, nonostante agli occhi dei più tutto sembri andare a gonfie vele, c'è qualche frizione interna, una punta di insoddisfazione di uno dei componenti (talvolta capita ad uno dei musicisti, ma più spesso al frontman) che man mano cresce fino a diventare talmente insopportabile da portare alla separazione.

Le analogie con un rapporto sentimentale ci sono tutte... e non deve sorprendere! Spesso i componenti di una band hanno condiviso perfino il cibo prima di giungere al successo e si sentono davvero molto legati fra loro! 

Proviamo a comprendere insieme quando e perchè ciò accade e quali ripercussioni possono esservi sul gruppo e sui fans. 

In alcuni casi non vi sono ripercussioni: i King Crimson hanno cambiato spessissimo il loro organico, ma nessuno si è mai lamentato eccessivamente che fosse andato via Greg Lake dopo i primi due albums, oppure che la sezione ritmica Levin/Bruford sia stata soppiantata, in tempi più recenti, da quella Gunn/Mastellotto, o di altre mutazioni.
Ciò accade perchè i King Crimson sono sempre stati visti come una moltitudine di sudditi alla corte di Bob Fripp, pertanto i seguaci del 'Re Cremisi' sono sempre fiduciosi delle scelte fatte dal loro 'monarca'. 
Ed in linea di massima non hanno tutti i torti. Basti pensare ai vari musicisti, a parte quelli già citati, che si sono avvicendati in questo contesto: Mike Giles, Keith Tippett, Jon Anderson, John Wetton, Adrian Belew, Ian Mc Donald, Mel Collins, etc... e alle recenti collaborazioni con Steven Wilson e Gavin Harrison dei Porcupine Tree!

Anche per gli Yes gli avvicendamenti e i ripescaggi sono stati così frequenti che non sembra esservi stata mai grande sofferenza. Tranne forse quando Rick Wakeman decise di abbandonare il gruppo per dedicarsi alla sua carriera solista. Ma anche in quel caso fu sostituito alla grande da Patrick Moraz, che non fece rimpiangere a lungo il virtuoso tastierista dai lunghi capelli d'oro.
Le successive mutazioni con gli ex-Buggles, le formazioni doppie o eventuali AWBH (che peraltro produssero un album decente) non le considero nel contesto.


In altri casi la separazione è talmente traumatica che i nostri beniamini sentono il bisogno di trasmetterci il loro stato d'animo attraverso l'unico canale che possa metterli in comunicazione mentale con noi fans: la musica.





I Pink Floyd si sono portati dietro per tutta la loro esistenza la volontaria (quanto necessaria!) esclusione di Syd Barrett dalla band. I sensi di colpa di Waters e Gilmour, suoi ottimi amici fino alla fine, si manifestano nel mirabile album Wish You Were Here, da cui è tratto il brano di cui sopra.
Syd era completamente fuori di testa e ostacolava il loro cammino verso il successo, pertanto i quattro membri, di comune accordo con i produttori, decisero che occorreva disfarsene, nonostante l'amicizia che li legava da molti anni.

Se vi capitasse di trovarvi fra le mani il libro Rosso Floyd di Michele Mari (recentemente regalatomi dalle mie figliole) troverete ardite interpretazioni di decine di potenziali riferimenti a Syd, lungo tutta la loro carriera.
Il libro si basa su molti fatti reali, ma l'autore ne elabora connessioni di pura fantasia, seppure spesso plausibili. Per quanto generalmente non gradito ai fans, io lo considero un simpatico esercizio di stile.
In ogni caso è innegabile che i Pink Floyd abbiano tratto grande giovamento dall'inserimento di Gilmour e la sua chitarra blues oriented.

La successiva defezione di Waters, dovuta ai continui litigi con Gilmour, fu un evento più rabbioso che doloroso, articolatosi in un lunghissimo periodo di interminabili battaglie legali.
Waters avrebbe voluto orientare socio/politicamente tutta la produzione del gruppo, esasperando musicalmente la presenza di sezioni orchestrali, Gilmour, essendo di estrazione blues, voleva mantenere tutto come era.
Waters asseriva che il nome Pink Floyd non si sarebbe dovuto più usare  perchè di fatto i Pink non esistevano più, Gilmour il contrario.

Mentre la perdita di Barrett portò ad un giovamento, quella di Waters, contraltare creativo di Gilmour, portò ad un progressivo isterilimento della vena creativa della band, che nei successivi lavori si appoggiò quasi completamente sui mitici assoli di Gilmour, mantenendosi su buoni livelli, ma nulla di più.
Lo stesso Waters, da solo, non è mai riuscito ad esprimersi come in passato, pur mantenendosi anch'egli su livelli generalmente medio alti.

Soltanto in anni recenti, a partire dall'intervento al Live 8, c'è stato un riavvicinamento fra i due leader, purtroppo caratterizzato anche dalla successiva morte di Rick Wright, l'elemento più visionario del gruppo.
Recentemente Gilmour è intervenuto ad un concerto di Waters per suonare la mitica 'Comfortably Numb'.









Quando lessi su Ciao 2001 che Peter Gabriel aveva lasciato i Genesis ebbi un momentaneo blocco di tutte le funzioni vitali!
Comprenderete che per me i Genesis erano un vero punto di riferimento musicale, cibo per l'anima e per l'emotività!
Tutto sommato li avevo conosciuti da poco (con Selling England by The Pound), ero ancora in visibilio per  The Lamb Lies Down On Broadway e mi sembrava davvero troppo presto subire un colpo così duro!

Fu un trauma anche per gli altri componenti, che vedevano in lui un frontman dotato di eccezionale carisma e pertanto difficilmente sostituibile. E infatti non lo sostituirono!
I Genesis nel loro cammino musicale hanno effettuato sostituzioni solo all'inizio (Phil Collins per John Mayhew e Steve Hackett per Anthony Phillips. Due cambi che hanno portato un eccezionale valore aggiunto!), poi hanno subito soltanto defezioni.

Peter non sopportava più i ritmi da rockstar che gli venivano imposti, voleva sedersi un attimo a pensare, dedicarsi ad altre cose con uguale ardore, comprendere la direzione da prendere!
Oggi, dopo tanti anni, comprendiamo che la strada che ha scelto successivamente, pure se irta di difficoltà, lo ha portato ad essere un mito della scena (non solo) musicale mondiale, con la sua musica così densa di feeling, seppure semplice nella struttura, con il suo impegno sociale e con la tranquillità che traspare dai suoi occhi!
Tutto il suo disagio, le sue frustrazioni e la successiva presa di coscienza sono resi manifesti in questo brano, che credo non abbia bisogno di alcuna presentazione!





Phil Collins prese il posto di Gabriel al canto, assumendosi il gravosissimo onere di non farlo rimpiangere, e nei concerti si servirono di Chester Thompson (e in qualche occasione anche di Bill Bruford) come batterista addizionale.
Prestate attenzione agli ultimi secondi del brano 'Los Endos' precedentemente proposto: c'è un'accorata dedica a Peter:
There's an Angel standing in the sun...to Peter Gabriel
Piansi lacrime amare la prima volta che la sentii!

Nonostante Collins, come leader dei Genesis, abbia molti detrattori (compreso me, che non gli perdonerò mai di 'essersi dimenticato', a suo tempo, di essere un grandissimo batterista!) non si può negare che albums quali A Trick of the Tail, Wind and Wuthering e Duke abbiano lasciato, ognuno a suo modo, un segno importante nella loro discografia. Il resto... lasciamo perdere, sebbene vi siano sprazzi di buona musica qui  e là.

Successivamente, quando Collins decise che la band doveva cambiare completamente direzione musicale, orientandosi verso un rock melodico di maggiore presa sul pubblico (e i successivi successi commerciali, almeno dal punto di vista della popolarità e degli introiti, gli diedero ragione!), il bravissimo Steve Hackett si sentì tagliato fuori, incline come era a mantenere fede alla sua estrazione barocca e progressive, pertanto decise di lasciare il gruppo per non sentire più la frustrazione di essere soltanto un performer.





Anche in questo caso la scelta fu molto sofferta per entrambe le parti.
Abbandonare un cavallo vincente come i Genesis non fu una cosa facile per Steve, ma aveva dalla sua parte la sua musica e una compagna che lo sosteneva psicologicamente (Kim Poor e Steve hanno divorziato un paio di anni fa, ma non per volontà del mitico chitarrista, a quanto sembra...).
Nel contempo i restanti tre componenti non si sentivano motivati a cercare in giro: avrebbero perso troppo tempo e rischiato di non trovare ciò che desideravano. O peggio, rischiavano di trovare qualcuno che avrebbe compromesso gli equilibri dell'ormai terzetto così ben amalgamato!
Così Rutherford prese in mano la chitarra elettrica e incominciò a suonare anche le parti soliste. Come per la batteria, dal vivo si servirono di Darryl Stuermer come chitarrista addizionale.


Ascoltate il brano che ho postato. E' denso di pathos, amarezza e disillusione.
L'assolo di tastiere è ansioso e straziante, la ritmica è frastagliata, come un pianto a singhiozzi, e il testo è tutto imperniato sull'evento appena consumatosi.
Quando artisti di questo calibro vogliono renderci partecipi dei loro stati d'animo riescono a trasferire tutto in brani come questo... ed è impossibile non condividerne la tensione emotiva! Non trovate?


Inutile dire che il sound uscì particolarmente impoverito da questa defezione.
Nel caso di Gabriel, almeno in studio, Collins riuscì a 'scimmiottarlo' decentemente (in un'intervista Gabriel asserì che Collins tecnicamente era migliore di lui... ma non era Peter Gabriel!) su una base sonora ancora abbastanza fedele al sound della band.
Quello che era andato irrimediabilmente perduto era l'impatto scenico  e il carisma di Pete nei Live set.
In pratica il decadimento stilistico musicale fu piuttosto soft.
Invece la fuoriuscita di Hackett evidenziò immediatamente l'entità della perdita, dal punto di vista compositivo e musicale: a titolo di esempio vi rimando all'ascolto della suite di chiusura dell'album Wind and Wuthering a confronto con il brano di apertura di ...And Then There Were Three precedentemente inserito, che rappresenta uno dei momenti migliori di tutto l'album.
Qualsiasi commento sarebbe superfluo, non è vero?







Anche in questo settore i Marillion si sono particolarmente distinti...

La decennale amicizia di Fish e e Steve Rothery con Diz Minnit (basso) e Mick Pointer (batteria), peraltro membri fondatori della band, nulla potè valere rispetto alle necessità del gruppo di progredire, pertanto i due, in tempi successivi, furono 'cordialmente' pregati di farsi da parte, sostituiti da Pete Trewavas (basso) e Ian Mosley (batteria).
Anche in questo caso le sostituzioni portarono un grande valore aggiunto alla band, migliorandone oltremodo la sezione ritmica. Per quanto Mosley sia un batterista un pò ruvido, i suoi pattern ritmici erano di gran lunga più incisivi e dinamici di quelli di Pointer, molto limitato tecnicamente e spesso impacciato dal vivo.
Il brano sopra proposto riporta nel testo quanto sia difficile prendere questo tipo di decisioni, specie perchè c'è di mezzo un'amicizia pluriennale.
Notate la ritmica secca e cadenzata, quasi volta a mostrare l'aridità della doverosa presa di coscienza e la conseguente azione di confronto.

Da notare che nel testo vi è la frase
A friend in need is a friend that bleeds
(un amico in difficoltà è un amico che sanguina) che è un modo di dire tipicamente inglese ed è citata, seppure in modo diverso
A friend in need is a friend indeed,
a friend who bleeds is better
(un amico in difficoltà è pur sempre un amico, ma è meglio un amico che sanguina)
nel brano 'Pure Morning' dei Placebo.

In ogni caso le sostituzioni sopra citate non furono altrettanto traumatiche quanto quella di Fish con Steve Hogarth.
Ancora oggi molti fans del Mark I considerano il Mark II una band diversa e per certi versi trascurabile.

Dal mio punto di vista, per questa e tutte le altre 'mutazioni', citate e non, mi sono sempre posto nell'ottica di ascoltare quali fossero gli esiti del cambiamento.
Se la musica prodotta continuava a catturare la mia attenzione e la mia emotività, non avevo motivo di lamentarmi (come accadde per i primi album dei Genesis senza Gabriel, sebbene fossi rammaricato dalla sua scelta, o per gli Yes senza Wakeman e Bruford, e per gli stessi Marillion senza Fish), in caso contrario riponevo il disco nella custodia e non lo acquistavo o non lo ascoltavo più ... tutto qui!

In reatà è molto probabile che il 'mito' di Fish sia stato alimentato proprio da Hogarth che, pur essendo tecnicamente superiore e dotato di un timbro mediamente più caldo, ha sempre manifestato una tale sudditanza psicologica verso il suo predecessore da non riuscire a scalfirne la memoria nei fans.
Manifestazioni come l'indossare una t-shirt con su scritto "E' vent'anni che sono il NUOVO cantante dei Marillion" (o qualcosa di simile... non ho fonte certa) oppure rifiutarsi di cantare brani del periodo precedente (che in ogni caso sono parte integrante della discografia del gruppo) sono la chiara manifestazione di un'immensa insicurezza che, purtroppo per lui, contribuisce ad allontanarlo dai fans della vecchia guardia.
Fish, di carattere più comunicativo, questo lo sa e ne approfitta per dileggiarlo, quando può, e mantenere così intatto il suo 'mito'.







In ogni caso Fish testimoniò con questo brano le motivazioni che l'avevano spinto a dissociarsi dalle scelte della band, mentre i Marillion dedicarono al loro precedente frontman nulla più della cover di Seasons End, dove sono presenti elementi simbolici come, ad esempio, il camaleonte che brucia e la tela raffigurante il jester che affonda.





Analizzando la cosa da ascoltatore di musica disincantato, sempre secondo il mio personale giudizio, il lavoro di Hogy nei Marillion ha portato ad albums di grande valore come Brave e Marbles, più altri momenti di buon livello musicale e alta intensità emotiva, mentre il Fish solista, forse perchè ha perso molto del suo timbro di voce ed è generalmente circondato da musicisti di livello medio-basso, non è mai riuscito a superare la piena sufficienza, tranne forse per Vigil in a Wilderness of Mirrors e qualche altro raro esempio isolato, e non riesce ad entrare nelle mie 'corde'.



Infine, sebbene non siano propriamente Prog (ma comprenderete successivamente perchè li cito), un discorso a parte meritano i Deep Purple.
Sembra incredibile, ma ogni volta che hanno cambiato componenti, hanno gettato le basi per un nuovo modo di fare musica.
La sostituzione di Rod Evans con Ian Gillan al canto e di Nick Simper con Roger Glover al basso, portò il gruppo a trasformarsi da Rock melodico (Il famoso Mark I) a capostipite dell'Hard Rock, con l'album In Rock (Il famosissimo Mark II). Nessuno ha mai avuto il coraggio di rimpiangere i fuoriusciti!

Successivamente, a causa dei continui litigi fra Blackmore e Gillan, quest'ultimo fu sostituito da David Coverdale e Glover da Glenn Hughes (Il ben noto Mark III).
Nonostante io stesso fossi inizialmente disorientato dalla perdita del timbro e della potenza della voce di Gillan, ho sempre considerato l'album Burn (il primo con i due nuovi componenti) come uno dei precursori del Prog Metal e i brani successivi penso possano dimostrarlo!






Ascoltate tutto il lavoro di Blackmore, che nel finale si esprime al meglio in uno degli assoli che considero fra i più belli che io abbia mai sentito! Molto emozionante, con interventi spagnoleggianti, con legati e staccati di incredibile efficacia, ricco di feeling e  corde tirate allo spasimo! Prestate attenzione anche al suo lavoro di cesello dietro all'accoratissima interpretazione di Coverdale! Eccezionale anche il supporto percussivo di Paice, sempre preciso, fantasioso e incisivo.






Questo è il brano che chiude l'album... e apre a mille soluzioni dei successivi decenni della musica un pò 'estrema' come il Prog Metal.
Avrei potuto inserire anche 'You Fool No One', ma ho preferito questo perchè anche qui Blackmore è sorprendente, come d'altronde tutta la band.
Da notare che l'uso della doppia cassa, oggi ostentato da una moltitudine di batteristi, a quei tempi non era per niente indispensabile per rendere corposo un pattern ritmico!



A margine di tutto ciò mi sembra doveroso citare che John Wetton in un'intervista riportò che adora cantare 'I Talk to the Wind',  Phil Collins a lungo ha cantato le canzoni dell'era Gabriel ed inoltre le hanno cantate insieme più di una volta, Coverdale si è cimentato (con enormi difficoltà...) con i brani di Gillan, e potrei citare altri esempi in cui non c'è sudditanza psicologica, c'è solo passione, rispetto per il pubblico, amore per il brano e la buona musica.
Mi sembra che questo dovrebbe essere alla base di tutto, o no?

Ve l'avevo anticipato che sarebbe stato un post da 'risveglio'!

Come al solito ho esposto le mie considerazioni sull'argomento, ma attendo vostri eventuali  commenti!

sabato 11 giugno 2011

Standards Prog... esistono?

La Wikipedia cita testualmente: "Uno standard è una norma accettata, un modello di riferimento a cui ci si uniforma affinchè sia ripetuto successivamente".

Forse i più giovani non sapranno che il nome dei grandi magazzini STANDA derivava proprio da "standard". In quei magazzini tutto ciò che si vendeva era prodotto in serie (e per questo a prezzi più accessibili).

In musica, in genere, lo standard si associa alla musica jazz ed è solitamente un brano creato da un musicista  e suonato e interpretato da altri musicisti, in forme spesso aventi una struttura di base fissa, sulla quale i solisti prima eseguono il tema e poi improvvisano assoli per uno o più giri ciascuno. In genere il brano termina con una reprise del tema e un finale.

A differenza di quanto spesso riportato, lo standard non è semplicemente un brano famoso, ma un brano "di riferimento", cioè dotato di alcune caratteristiche che valgono la pena di essere studiate e metabolizzate per poter migliorare il proprio bagaglio tecnico/musicale.
Così per esempio, a mio modo di vedere, Hello Dolly di  Louis Armstrong può essere considerato un evergreen, ma non uno standard, mentre sicuramente Cantaloupe Island di Herbie Hancock è uno standard ma non precisamente un evergreen.
Ciononostante ci sono molti casi in cui lo standard e l'evergreen sono un tutt'uno, come nel caso di All the things you are di Jerome Kern, suonata e cantata da tutti, compresi Frank Sinatra e Barbra Streisand.

Parafrasando il povero Ivan Graziani potreste dire: "Si ma...Tutto questo cosa c'entra con il Prog Rock"?
Apparentemente poco, perchè in questo settore musicale, fino a qualche tempo fa, i musicisti non si scambiavano volentieri i brani fra loro e l'esecuzione di altri era più spesso una cover e non una reinterpretazione del brano.

La differenza fra standard e cover sta proprio nel fatto che il primo è soggetto a reinterpretazione e talvolta anche modifica della struttura e della velocità di esecuzione, mentre la seconda è quasi sempre una riproduzione il più fedele possibile dell'originale, pertanto priva di qualsiasi spunto creativo. Inoltre la cover è quasi sempre un brano evergreen.

Fino a qualche tempo fa...





Come potete notare questa è propriamente una cover. Non ci sono rilevanti variazioni rispetto all'originale.





Invece questa può essere considerata l'esecuzione personalizzata di uno standard, in quanto ne è stata mantenuta la struttura di base, ma vi sono state apportate significative variazioni che in qualche modo ne caratterizzano l'esecutore.

Per quanto possa sembrare incredibile tra le migliori coverbands di progressive rock ci sono quei caciaroni ipertecnicizzati dei Dream Theater: hanno riproposto in modo pressocchè perfetto albums interi dei Pink Floyd, brani dei Kansas, Genesis, Marillion, etc.

Ma secondo voi... quali potrebbero essere gli Standards Prog?
Quali brani potrebbero essere insigniti di tale fantastica onoreficenza?
E soprattutto... vista la definizione di standard... per quale motivo?

Ora potrebbero scatenarsi orde di progger indemoniati, ciascuno con la sua personale tracklist e le sue motivazioni. Sarebbe divertente poterle osservare tutte (e in ogni caso se me le postate la discussione è apertissima!)...

Io vado ad elencarvi la mia personalissima top ten di tracklist di standards, tentando come al solito di farvi partecipi delle mie valutazioni tecnico/emotive.
Coloro che mi seguono con maggior frequenza avranno già visto citati alcuni di loro nei miei precedenti post.
Vi assicuro che, se ci ragionate su, non ci sono tantissimi altri brani che possono presenziare in questa lista!


Track 01: 21st Century Schizoid Man - King Crimson





Come mi è capitato di dire già in passato, secondo me questo brano è il manifesto del Progressive Rock.
Notate quanto ci sia di delirante, sorprendente e innovativo ancora oggi, a distanza di 42 anni dalla sua pubblicazione!
L'esplosione con cui si apre il brano mette immediatamente in vibrazione tutti i nervi del corpo, gli intermezzi vocali filtrati, il sax in sincrono con la chitarra nei riff (successivamente Steve Hackett riprenderà questa tecnica e la farà sua), l'incredibile drumming di Michael Giles, con tutti quei contrappunti ora sul hi-hat, ora sui piatti, sul rullante e sui tom, la chitarra disperata di Fripp che miagola e urla all'impazzata, il basso di Lake che sottolinea tutte le parti, gli interludi sincopati e in sincrono perfetto (ripresi poi da moltissimi altri musicisti, probabilmente folgorati dall'evento del primo ascolto), i pianissimo alternati ai fortissimo, il finale isterico e a tratti cacofonico, contribuiscono a rendere questo brano unico nel suo genere per ricchezza di idee, impatto e difficoltà di esecuzione.
Merita sicuramente di essere il primo della lista!

Qualora voleste approfondire l'argomento King Crimson vi riporto il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/11/i-king-crimson.html



Track 02: The Fountain of Salmacis - Genesis






In questo brano, di cui peraltro ho già parlato diffusamente nel post dedicato all'amore nel Prog, c'è tutto quello di cui uno standard necessita: innovazione, feeling, tecnica, ardore interpretativo, sviluppo armonico e melodico di alto livello.

Vi allego il link:
http://proglessons.blogspot.com/2011/04/lamore-ai-tempi-del-prog.html




Track 03: The Runaway - Gentle Giant









Sebbene i GG avessero già prodotto alcuni albums di elevatissimo valore, l'assestamento della formazione permise loro di realizzare In a Glass House con la piena consapevolezza dei loro mezzi.
A parte l'intro di incredibile efficacia, con quel suono di vetri infranti che poi diventa ritmico, il crescendo delle tastiere e il micidiale attacco, che nel vinile parte prima da un solo lato e poi esplode in tutta la potenza del suono stereofonico (purtroppo nel CD qualche balordo tecnico del suono ha ritenuto che fosse un difetto e l'ha uniformato... si è perso così un impatto emotivo fortissimo!), il brano ha una ritmica pulsante, inusuale...e giustamente parla di un evaso in fuga!
Ma la parte che secondo me ha quel tocco di classe in più è il solo di vibrafono, che è uno dei più belli che abbia mai sentito!

Se vi interessano i Gentle Giant non avete che da clickare...
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/i-gentle-giant.html






Track 04: Shine On You Crazy Diamond - Pink Floyd






Le quattro note che hanno cambiato la musica!
Ma questo brano non è soltanto questo...
Provate a prestare attenzione all'intro di tastiere... non è soltanto un accordo che si protrae per un tempo lunghissimo. Sotto si sentono degli effetti pulsanti che fanno venire alla mente lampi di luce, flash di immagini della memoria e in ogni caso la netta sensazione che ciò che sta per incominciare non sarà per niente allegro e rilassante.
Il brano è permeato tutto di tristezza e malinconia e lo si comprende già dall'inizio. Prima ancora di sentire quei quattro rintocchi che ci immergono definitivamente nell'atmosfera.
"Ricordo che quando eri giovane brillavi come il sole
brilla ancora pazzo diamante!"
E ascoltate Gilmour con quanto ardore sottolinea con la sua chitarra dai toni blues tutto il malessere che traspare dalla musica e dai testi.

Recentemente ho letto un libro, regalatomi dalle mie figliole, che narra la storia dei Pink Floyd attraverso testimonianze e interventi (inventati dall'autore, ma tutto sommato con una parvenza di verosimiglianza) di personaggi realmente esistiti, e di quanto questi fossero rimasti legati per tutta la loro esistenza al fantasma (vivo o morto) di Syd Barrett. C'è da crederci se l'album a lui dedicato è così intenso, straziante e rassegnato al tempo stesso.

Per coloro che si sono persi il mio post sui miti del Rock psichedelico, ecco il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/i-pink-floyd.html






Track 05: Close to the Edge - Yes







Di questo brano ho parlato nel mio recente post sugli Yes:
http://proglessons.blogspot.com/2011/06/gli-yes.html


Perchè lo considero uno Standard Prog? Perchè ha dentro tutti i dettami del Prog delle origini: è una suite che comprende: solennità, ritmiche complesse, assoli splendidi, interludi delicatissimi, sonorità tanto caratteristiche da divenire successivamente una specie di marchio di fabbrica, un cantante che fa accapponare la pelle con la sua voce e tutto il resto. Vi sembra poco? A me no!




Track 06: Firth of Fifth - Genesis




Ci crederete o no, ma a quel tempo molti maestri di pianoforte furono esortati dai loro studenti ad ascoltare l'inizio di questo brano e alla fine la domanda era sempre la stessa: "Me lo insegna?"


Firth of Fifth è particolare già dal titolo: un gioco di parole (tanto cari a Gabriel) che trae spunto dal Firth of Forth, che è la profonda insenatura su cui si affaccia Edinburgo. Forth si pronuncia quasi come Fourth che significa "quarto", così come Fifth significa "quinto", pertanto tutte le traduzioni assolutamente pretestuose che riportavano qualcosa come "Cinquanta per cento" o "Il quinto Fiordo" sono assolutamente prive di fondamento.

L'intro classicheggiante, con il solo pianoforte, e il fantastico impatto emotivo che si prova quando il brano parte in tutto lo splendore e la profondità della voce di Peter, con tutti gli strumenti a sorreggerlo e a sottolinearne la maestosità, quegli intermezzi soft e le reprise poderose preludono soltanto alla parte fondamentale del brano, quella che la rende un indiscutibile standard prog.

Quando Gabriel soffia nel flauto con dolcezza, il nostro animo si placa e si appoggia sulle onde tranquille della musica, che si trasforma in un intermezzo di pianoforte fino a volare sul crescendo che esplode nel mitico, storico, ineguagliabile, prorompente e perfetto assolo di chitarra di Steve Hackett!
Ma ascoltate anche tutto il resto del gruppo come contribuisce a rendere questo momento pieno, magico e irripetibile con il tappeto di tastiere, gli interventi di batteria e tutto il resto!

E quando si giunge sul finale:
"Now as the river dissolves in sea
so Neptune has claimed another soul"
l'emozione è tangibile perchè la voce di Gabriel è piena, forte e imperiosa ed è quasi con una punta di rammarico che accettiamo il termine del brano:
"Le sabbie del tempo furono erose
dal fiume dal cambiamento costante" 
e il piano di Banks che ci conduce fuori da questa magia.

Se non è Standard Prog questo...

Track 07: Starless - King Crimson







Ho dedicato a questo brano un post intero!

Eccovi il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/starless-la-disperata-constatazione-del.html




Track 08: Echoes - Pink Floyd






Anche questo brano è stato citato nel post sul gruppo.
A completamento posso soltanto riportare che l'emozione che ho provato quando l'ho suonato con un gruppo di giovani musicisti è stata davvero fortissima!
Primo, perchè io ero "il grande vecchio", colui che era depositario del "verbo", e poi perchè la suonavano davvero bene e mi sentii un pò Nick anch'io...
Peccato non avere neanche l'1% del suo conto in banca!




Track 09: Heart of the Sunrise - Yes







Anche di questo brano abbiamo già parlato e vi rimando al post sugli Yes.







Track 10: On Reflection - Gentle Giant





In questo brano sono fondamentali due momenti: la prima parte, tutta cantata "a cappella", con le voci che si inseguono fra loro in maniera perfetta (non solo in studio, anche Live!), ognuna con tonalità via via decrescente e NESSUNA in "ostinato"!
Per intenderci, è relativamente più semplice eseguire un "ostinato" (cioè una frase che si ripete sempre uguale),  concentrandosi essenzialmente sulla propria parte, piuttosto che una sorta di "fuga" dove noterete che è indispensabile seguire perfettamente le parti degli altri per non uscire fuori tempo!
E' una prova della grande dimestichezza che i GG avevano con questo tipo di soluzioni, già mostrata in altri brani (Knots su tutti).
Ma la cosa ancor più eccezionale, che differenzia questo brano dagli altri, è che, dopo l'intermezzo "nostalgico", dove viene ripetuta la medesima frase per ben 10 volte (quasi come fosse una lamentazione funebre ):
I'll remember the good things how can you forget all the years That we shared in our way: Things were changing my life, taking your place in my life and Our time drifting away

Entrano finalmente gli strumenti, uno ad uno, eseguendo le stesse parti prima eseguite "a cappella", pertanto intrecciandosi e rincorrendosi fra loro fino al poderoso attacco di batteria che ci porta al termine del brano.
Dove lo trovate un brano così coinvolgente per ritmica, tecnica e stile?


Eccoci giunti al termine di questo enorme post.

Comprenderete che alcune mie considerazioni prendono spunto dalla grande emozione che provo ascoltando questi brani, altre dal fatto che sono un musicista amatoriale, pertanto ne intravedo anche gli aspetti più "strumentali".
Il sogno della mia vita (da musicista amatoriale) era quello di mettere su una band che avesse, come me, voglia di "montare" questi dieci brani (più qualche altro, ovviamente).
Indipendentemente dalla complessità tecnica di alcuni di loro, che probabilmente in taluni casi ci avrebbe obbligato alla resa incondizionata, ho già tentato di trasmettervi quanto sia emozionante poterli suonare e sentire che "girano bene".
Da giovane non comprendevo l'irrealizzabilità di questo sogno, oggi si: se allora era difficile trovare altri quattro "pazzi" come me, che volessero cimentarsi con siffatte opere d'arte, oggi è virtualmente impossibile, vista l'età che avanza!

Noterete che mancano all'appello grandi gruppi RPI come Banco (Dopo... Niente più è lo Stesso), PFM (Impressioni di Settembre) e Le Orme (Sospesi nell'Incredibile).
Così come mancano gli Emerson Lake & Palmer (Tank o Take a Pebble), i Van Der Graaf, davvero troppo outsider, e qualcun altro.
Tutti questi meriterebbero a pieno titolo di presenziare... e in realtà ci sono, ma non fra i miei primi 10!


Infine avrete notato che non c'è niente di attuale...
Non si rammarichino i più giovani!
In realtà forse avrei potuto inserire in scaletta qualcosa dei Porcupine Tree, magari Even Less...


Per poter diventare uno standard  un brano deve avere la giusta dose di innovazione, pregevolezza stilistica, fascino e feeling... e se è possibile trovare nel prog moderno le ultime tre caratteristiche, la prima immagino che rimarrà, almeno per il momento, un pò latitante!

Qualsiasi commento è ben accolto, anche se aveste voglia di lapidarmi!

mercoledì 9 marzo 2011

Steve Hackett - 2

Rieccoci a parlare del mio chitarrista preferito....

La predisposizione di Steve alle atmosfere ricche di tensione emotiva è chiaramente manifesta nel brano che vi propongo di seguito.






Ascoltate l'intro di flauto come anticipa la tensione che esplode con l'attacco di batteria e il tema del brano.
Che atmosfera! Specie sulle variazioni delle tastiere! E quel basso, così cupo e grave!
Sembra davvero di vedere qualcuno che cammina a passi lenti e pesanti, sofferente, nella steppa gelida!
La batteria qui è volutamente scarna, quasi metronomica, ma è necessario per sottolineare la pesantezza di ogni singolo passo.
E quando al minuto 3 si lancia in quello stridore nervoso, Steve è straziante!
Allo stesso modo sul finale, quando sul refrain sale di tonalità fino in cielo, riesce a farmi davvero rabbrividire, tanta è la dolcezza del suo tocco.

Una sensazione simile, ma tragicamente cupa e disperata, si percepisce nel brano successivo







Beh... ma 'Darktown' è il cimitero. Che speranze vuoi ritrovare in un cimitero?
Provate a 'dare un orecchio' al lavoro del sax.... com'è tragico e scarno, non è vero?
Esalta il senso di disperazione!


Una delle doti principali di Steve è la totale assenza di convenzionalità.
Nel corso degli anni la sua discografia si è arricchita di album ora di ispirazione neoclassica (A Midsummer night's Dream con la Royal Philarmonic Orchestra) ora di tributi al Blues (Blues with a Feeling) ora di reinterpretazioni di brani classici (Tribute. L'ultimo pubblicato in ordine di tempo, che contiene anche tre brani di sua composizione).

E' vero... ci sono anche albums un pò 'flop' ('Cured' e qualche altro), ma anche in questi è possibile ritrovare il suo stile, la sua passione per i classici e la sua energia!

To Watch the Storms non fa parte degli album di secondo piano...






Che bello questo brano... splendido, vero?
Quando, dopo la metà, si espande arioso e dolcissimo, mi mette addosso una pace malinconica...

In questo album si può trovare anche un tributo semi-nascosto a Robert Fripp, le cui sonorità sono spesso vicine a quelle di Hackett...Eccolo LIVE!





E' facile sentire le affinità con il brano che io considero 'il manifesto del prog rock': '21st Century Schizoid Man'. L'intermezzo quasi freejazz non riesce in ogni caso ad affrancarlo dal famoso brano dei King Crimson!

Da notare che spesso nei brani Steve usa suonare in perfetto sincronismo con il sax. Questo conferisce una sonorità di particolare spessore che è piuttosto atipica in questo genere musicale.

Steve Hackett è rimasto sostanzialmente fedele, per tutti questi anni, ai dettami del progressive rock, nonostante le sue digressioni nel classico e nel blues.
Questo me lo rende ancora più ammirevole perchè è andato avanti, a dispetto delle mode e dei momenti, proponendo sempre la sua musica, come la sa suonare lui  (che non è una bazzecola) e senza eccessivi compromessi.
La miscela di humor, energia, emotività e malinconia che traspare dai suoi brani è molto vicina ai molteplici risvolti del  mio carattere... forse è principalmente questo che lo rende per me unico e inimitabile! 

Vi lascio alle vostre considerazioni e ai vostri eventuali commenti con un dolcissimo brano di chiara ispirazione  bach-iana che, chi mi conosce, sa cosa significhi per me!





Ssssshhhhh......

domenica 21 novembre 2010

I King Crimson


Per quanto abbia ascoltato molto la radio da giovane, specie nel periodo in cui sorsero come funghi le famose 'radio private' , raramente mi è capitato di 'scoprire' qualcosa di buono tramite questo mezzo.

Nel 1998 mi capitò, attraverso una radio campana, di ascoltare un supergruppo, con elementi di elevatissimo valore tecnico, che suonava una musica estremamente dinamica, con riff di chitarra incredibili e una ritmica da capogiro.
I Liquid Tension Experiment non solo mi sorpresero, ma mi indussero a 'scavare nel loro passato' e così conobbi anche i Dream Theater e tornai quasi per incanto ad occuparmi del progressive rock, fino ad allora da me considerato erroneamente morto e sepolto (in realtà ero stato io a trascurarne l'evoluzione).

Ma devo di più, molto di più, a Per Voi Giovani, lo storico programma musicale della RAI (http://www.musicaememoria.com/per_voi_giovani.htm) che un pomeriggio trasmise un brano che partiva delirante, elettrico, con una ritmica incalzante e nervosa, che improvvisamente si sedava in un canto rabbioso con un pattern di batteria da brivido. Eccolo...





Avevo appena conosciuto i King Crimson, ma ancora non lo sapevo, perchè talvolta i brani venivano annunciati prima, talvolta dopo e spesso durante, per evitare la registrazione 'pulita', per cui per uno come me, che si concentra principalmente sulla musica, le probabili parole sul brano furono un elemento di disturbo. Riuscii a comprendere solo il nome del brano e da quello partii 'alla ricerca dell'ignoto'.

Starless and Bible Black, l'album da cui è tratto questo brano, non può considerarsi uno dei migliori momenti dei KC, ma mi è servito per aprirmi alla loro conoscenza e per questo ho ritenuto opportuno dargli il giusto risalto. Da lì nacque, come spesso mi è accaduto, la ricerca a ritroso delle loro perle.

Rispetto agli altri gruppi musicali del genere, i KC erano completamente diversi. 
Mentre i Genesis, Yes, Pink Floyd e Gentle Giant fondavano le loro basi sulla sinergia fra i componenti, e pertanto erano riluttanti al cambiamento dei musicisti, i KC annoveravano fra le loro fila numerosi musicisti, provenienti dalle più disparate aree musicali, come Keith Tippett dal Jazz, Paulina Lucas soprano, e tanti altri.
In realtà tutto era soggetto alle regole ferree del leader indiscusso del gruppo, il vero e unico 'Re Cremisi' Robert Fripp.

Nel corso degli anni, qualsiasi album dei KC ha portato qualcosa di nuovo ed è stato una linea guida per tutti gli altri.

Senta timore di essere smentito posso dire che il brano che troverete di seguito è una specie di 'manifesto' del progressive rock.





Nonostante sia un brano del 1969 ancora oggi c'è qualcuno che vi si ispira, tanto è il materiale che ancora oggi suona come innovativo (provate ad ascoltare 'Mechanical Bride', brano del 2003 di Steve Hackett!).
Questo è uno dei brani 'eterni' del Progressive Rock. E' imitato, riprodotto e 'coverizzato' da milioni di persone.

Questa prima fase dei KC è una delle tre che io considero di maggiore valore, rispetto alle altre, e si esaurisce  in due mirabili capolavori: In the Court of the Crimson King e In the Wake of Poseidon.
La splendida voce di Greg Lake (provate a farci caso: Fripp sceglierà sempre cantanti con la voce calda anche dopo - John Wetton e Adrian Belew) e la freschezza innovativa del drumming di Michael Giles sono fra i capisaldi di questi due album.

La seconda fase  di grande rilevanza artistica è, a mio modo di vedere,  quella che va da Lark's tongues in Aspic a Red. Da qui il suono della chitarra di Fripp farà uso dei famosi frippertronics, diavolerie elettroniche messe a punto da Fripp stesso. 
Secondo me questa è la formazione dei KC che ha reso di più in termini di creatività, innovazione e freschezza. Se volete ve la riassumo con questo brano:





Credo che nella storia del Rock ci siano rarissimi esempi di un album che abbia un'intro così lunga e soffusa.
Se non stessimo parlando dei KC sarebbe quasi da suicidio!
Ma la voglia di dire qualcosa di diverso, che fosse lontano dagli stereotipi, dal 'già sentito' era fortissima e oggi ne godiamo i frutti, che forse allora erano troppo maturi o noi troppo acerbi!
Prestate ascolto a tutti gli strumenti. Ciascuno di essi fa qualcosa di assolutamente nuovo per quel tempo: violino, chitarra, batteria, percussioni... di nessuno potreste dire: "l'ho già sentito".

La terza fase è quella in cui Fripp affiancò a sè l'enfant prodige  (allora...ora non è più enfant!) Adrian Belew alla seconda chitarra (cosa mai successa prima!), richiamò Bruford dietro ai tamburi e Tony Levin al basso. Anche in questo caso gli album prodotti furono solo tre: Discipline (il rosso), Beat (il blu) e Three of a Perfect Pair (il giallo). Esempio di questa epoca? Eccolo!






E scusate se è poco! Mi vengono i brividi quando entra la chitarra! E quando sul finale sale di tonalità per poi fermarsi e lasciare andare il brano verso il suo finale.

I lavori tra la prima e la seconda fase non sono da trascurare (Lizard, Islands..), così come quelli successivi alla terza fase (B'Boom, The Construkction of Light, The Power to Believe) ma talvolta sono affetti da eccessivo tecnicismo o da idee un pò lacunose, spesso a causa dell'insoddisfazione cosmica da cui viene assalito frequentemente Fripp.

Discorso a parte merita il brano 'Starless', altra pietra miliare della discografia crimsoniana, tratto da Red, che avrà un post tutto suo.. poi capirete perchè! 

A presto!