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domenica 1 novembre 2015

Fly with Vly

Hi to those who read me.

This is almost a complain post, since I have proposed the new band Vly to various prog sites, but they unexpectedly are neglecting the proposal, while I can see they indulge to post things chewed many times only to gain visibility.
 
I've written this review in Italian and English language.

You are approaching the second one!




Vly is a recently formed, internationally-based and extremely diverse collective.
Amongst the quintet’s ranks, several members of the outfit have previously spent time in Crippled Black Phoenix, one from Änglagård, and all currently hold rank in Diet Kong, Typical Reptiles, Karl Demata Band, Il Tempio Delle Clessidre, Bernie Torme’, Shark Island, White Willow and Necromonkey.

Vly began as strangers sending 1’s and 0’s across the Atlantic Ocean.
British-based guitarist Karl Demata had a vague idea and a few demos, when a friend put him in touch with New York singer/artist Keith Gladysz. Keith began working on the demos, adding a more melodic, dream-like and decidedly indie sensibility.
“It was a new way to work”, says Gladysz “We managed to make an album without ever meeting. There was no gauge or reference point except for the music. It was a total shot in the dark.”


The components of this astonishing new band are:

Keith Gladysz (Diet Kong, Typical Reptiles) – vocals

Karl Demata (ex-Crippled Black Phoenix, Karl Demata Band) – guitars, synths, programming

Elisa Montaldo (Il Tempio Delle Clessidre) – keyboards, synths and backing vocals

Chris Heilmann (ex-Crippled Black Phoenix, Bernie Torme’, Shark Island) – bass

Mattias Olsson (ex-Änglagård. White Willow, Necromonkey) – drums, keyboards


Their first new album I / [TIME] is from Laser's Edge and it is out since 18/09/15.

The sound of Vly hits elements of progressive rock, classic rock, folk, early-Floydian psychedelia, intimate pop melodies, massive walls of epic guitar riffage, post-classical, post-rock and electronic music.
When you listen to Vly music you can find that their vocalism is early pinkfloydish (and so Porcupine Tree as well) oriented, but it's laid down on a magic carpet made of beautiful sounds, unusual harmonics and captivating melodic lines.




Mattias Olsson demonstrates (if someone needed it) that you don't have to show extremely complicated patterns and fills to be a great drummer. While his patterns seem not so difficult, but really effective to grant the right support and power to the music, he plays fills you hardly could listen from another drummer, fully enriched with taste and class.

Elisa Montaldo renews her greatness through her choice of sounds and effects, her inspired backing vocals. She seems to abandon her usual virtuosity to give space to a hearted and rich of sensitivity research of touching registers, dreamy settings and proficient playing.

Karl Demata's guitar moments are enriched with feelings, and solos seem always to be a diamond mounted in the musical structure.

Moreover, all the instrumentalists try their best to make the work homogeneous, well balanced and of undoubted taste.

Though the whole album is high level, my preferred song are the opener 'Circles' and the following 'Time', then the energetic 'Out of the Maze', the hypnotic (really a topic name!) 'Hypnotic', the piano pearl 'Time Remembered', the dramatic 'Message in the Water', down to the last 'Time Forgotten'





Those who approach to this album looking for Änglagård solemnity, or CBP acidity or also the healthy and opulent ITDC RPI, should rapidly change direction.
Even if you can reveal here and there some resemblance with Crippled Black Phoenix (obvious and inevitable), the Vly sound character, certainly due to the different influences of the components, is softer and more melancholic, more oriented to introspection and charming atmospheres.

Even the artwork, totally lacking of musicians photographs, is oriented to let the listener concentrate only on the dreamy atmospheres, the catchy melodies, the introspective lyrics, more than on the images.

At the end of the game, what we usually ask to the Music is to be thrilled when we listen to it. All the rest is an extension.
I always fear the worst when friends come back from a music event and say "Great show!"... I'd prefer they'd say: "Great Music... and good show!"

Intense and charming album.. A must to have... and to listen resting in low light or darkness.


We're already waiting for you LIVE in Italy!

domenica 8 giugno 2014

RIVERSIDE - Un viaggio fra i recessi del disagio esistenziale

Ciao a chi mi legge!

Questo post è dedicato al mio amico Pino Cipriani, che ha apprezzato questa band con me dal primo ascolto del primo album!

Dopo i reportage di eventi che mi hanno visto, in qualche modo, protagonista, torniamo alle mie monografie.

In realtà avevo inserito questa band in un altro post che tratta del prog odierno, ma ritengo opportuno dedicarle un pò più di spazio e spero di riuscire a chiarirvi il perchè!

Io sono stato fortunato... almeno nella condivisione familiare della mia passione per la musica. E me lo faccio bastare!

Quando mio fratello mi propose di ascoltare l'album, la cui cover vedete qui in alto a sinistra, mi ci dedicai con la mia consueta passione e trepidazione per il nuovo.
Allora Youtube non c'era ancora, o non era ancora così diffuso, e per procurarsi qualcosa di nuovo occorreva cimentarsi in pratiche diverse da un semplice click: documentarsi, verificare, fare qualche download e infine ascoltare.

Questo è il primo brano che ascoltai dei Riverside.





Se fossi stato un progger medio(cre) avrei immediatamente pensato: "Ecco un'altra band che si ispira a Wish You Were Here o che scimmiotta il finale di 'Hotel Hobbies' dei Marillion, che poi sempre da lì viene..." (in effetti notai successivamente che il chitarrista della band è molto rothery-iano, e quindi gerarchicamente gilmouriano) e probabilmente avrei cambiato CD nel lettore dell'auto.

Fortunatamente non faccio parte di siffatta triste categoria (triste perchè non riesce a godere di tutta l'ottima musica che c'è in giro attualmente, ferma com'è nelle sua posizione di cercare continuamente analogie con il passato, invece di ascoltare il nuovo e verificare se riesce ancora ad emozionarsi) e continuai l'ascolto.

Quando Mariusz Duda prese a cantare fu amore a primo ascolto. Il suo timbro caldo e malinconico raggiunse immediatamente il profondo del mio cuore, come uno stiletto che penetra veloce e quasi indolore.

La musica dei Riverside, come poi scoprii proseguendo l'ascolto, è sempre così ricca di tensione emotiva, traumatica e greve, poichè le tematiche delle lyrics si riferiscono quasi sempre al disagio esistenziale e tutti i suoi risvolti relazionali e sentimentali.

Ascoltate questa...





Non vi sentite anche voi catapultati in un incubo ad occhi aperti che vi abbandona soltanto quando squilla il telefono?
Riff di basso KILLER, chitarra e tastiere ansiogene e disperate, crescendo incalzante... tutto molto, molto coinvolgente!

I Riverside sono da tutti considerati Progmetal e in effetti nella loro musica vi sono molti riferimenti a questo filone: ritmiche trance (in stile Porcupine Tree) ed esasperate, canto growl (anche se raramente), uso frequente del doppio pedale e registri di chitarra (specie negli ostinato) tipici di questo genere.

Ma talvolta riescono a sorprenderci con brani di incredibile delicatezza malinconica, come questo...





Splendido vero?
Breve ma intenso, dolce e romantico, ma dimesso e disperato!

Questo è un brano di disagio sentimentale.... Ha tanto idealizzato l'oggetto del suo amore che non riesce a fare il primo passo e si sente quasi costretto a rimanere solo... a quanti di noi è accaduto?


"I've been conceiving you all along

Or maybe I'm destined to be alone?"


Quando, contento della "mia" scoperta, ne parlai in un forum citando le similitudini con i "nuovi" Porcupine Tree (quelli da In Absentia in poi) qualcuno mi derise, dicendo di non confondere la lana con la seta. Sono contento di sapere che la stessa persona oggi li consideri seta alla mia stessa stregua!

Ma è anche vero che la band è cresciuta album dopo album, trovando soltanto, secondo il mio giudizio, una lieve battuta d'arresto nel suo quarto lavoro Anno Domini High Definition, dove gli stilemi progmetal sembrarono diventare dominanti e pertanto a me meno affini, ma in ogni caso regalandoci una perla come questa...





dove si alternano momenti esasperanti ad altri più tranquilli, ma mai intimisti, come richiesto dal titolo!

Vi lascio con due perle tratte dall'ultimo album:





Non  potete aspettarvi altro che cupa disperazione in un brano con un titolo come "La profondità della delusione di se stesso". La voce di Duda scava dentro la nostra psiche, il bridge rischia di far venire dolore al petto, tanto è intenso!

E questo...





"Deprivato (Immaginazione persa irrimediabilmente)"
Tutto il brano è splendido, con i suoi interventi di tastiere, il lungo outro musicale di grande intensità, con quel solo di sax in stile Mel Collins, che termina con una brevissima reprise che Duda canta quasi in un soffio.

I Riverside lasciano sempre ampio spazio alla musica, le loro lyrics non sono mai dominanti o ridondanti, e questo me li rende particolarmente graditi.
E' vero, forse non si grida al miracolo per originalità e idee innovative, ma possiedono un'enorme carica emotiva, splendide aperture musicali, interessanti riff di basso ed hanno il potere di trasmettere, attraverso la loro esecuzione appassionata e il caldo registro vocale del leader, una buona dose di fascino e grande pathos, che inducono a sprofondare negli spazi bui della nostra mente.

Come sempre... fatemi sapere se avete gradito e... ALLA PROSSIMA!

lunedì 29 agosto 2011

Mark I e Mark II: Quando qualcuno cambia strada.

Ciao a tutti.
Dopo la (lunga) pausa estiva e in una veste grafica un pò modificata, proviamo a ripartire con un argomento davvero spinoso... tanto per sentire quella benefica scarica di adrenalina che ci indurrà ad abbandonare l'aspetto placido e rilassato derivante dal lungo, dolce far niente (per chi eventualmente avesse potuto beneficiare davvero di tale meravigliosa pratica ormai in via di estinzione...)!

Capita sovente che in una band, nonostante agli occhi dei più tutto sembri andare a gonfie vele, c'è qualche frizione interna, una punta di insoddisfazione di uno dei componenti (talvolta capita ad uno dei musicisti, ma più spesso al frontman) che man mano cresce fino a diventare talmente insopportabile da portare alla separazione.

Le analogie con un rapporto sentimentale ci sono tutte... e non deve sorprendere! Spesso i componenti di una band hanno condiviso perfino il cibo prima di giungere al successo e si sentono davvero molto legati fra loro! 

Proviamo a comprendere insieme quando e perchè ciò accade e quali ripercussioni possono esservi sul gruppo e sui fans. 

In alcuni casi non vi sono ripercussioni: i King Crimson hanno cambiato spessissimo il loro organico, ma nessuno si è mai lamentato eccessivamente che fosse andato via Greg Lake dopo i primi due albums, oppure che la sezione ritmica Levin/Bruford sia stata soppiantata, in tempi più recenti, da quella Gunn/Mastellotto, o di altre mutazioni.
Ciò accade perchè i King Crimson sono sempre stati visti come una moltitudine di sudditi alla corte di Bob Fripp, pertanto i seguaci del 'Re Cremisi' sono sempre fiduciosi delle scelte fatte dal loro 'monarca'. 
Ed in linea di massima non hanno tutti i torti. Basti pensare ai vari musicisti, a parte quelli già citati, che si sono avvicendati in questo contesto: Mike Giles, Keith Tippett, Jon Anderson, John Wetton, Adrian Belew, Ian Mc Donald, Mel Collins, etc... e alle recenti collaborazioni con Steven Wilson e Gavin Harrison dei Porcupine Tree!

Anche per gli Yes gli avvicendamenti e i ripescaggi sono stati così frequenti che non sembra esservi stata mai grande sofferenza. Tranne forse quando Rick Wakeman decise di abbandonare il gruppo per dedicarsi alla sua carriera solista. Ma anche in quel caso fu sostituito alla grande da Patrick Moraz, che non fece rimpiangere a lungo il virtuoso tastierista dai lunghi capelli d'oro.
Le successive mutazioni con gli ex-Buggles, le formazioni doppie o eventuali AWBH (che peraltro produssero un album decente) non le considero nel contesto.


In altri casi la separazione è talmente traumatica che i nostri beniamini sentono il bisogno di trasmetterci il loro stato d'animo attraverso l'unico canale che possa metterli in comunicazione mentale con noi fans: la musica.





I Pink Floyd si sono portati dietro per tutta la loro esistenza la volontaria (quanto necessaria!) esclusione di Syd Barrett dalla band. I sensi di colpa di Waters e Gilmour, suoi ottimi amici fino alla fine, si manifestano nel mirabile album Wish You Were Here, da cui è tratto il brano di cui sopra.
Syd era completamente fuori di testa e ostacolava il loro cammino verso il successo, pertanto i quattro membri, di comune accordo con i produttori, decisero che occorreva disfarsene, nonostante l'amicizia che li legava da molti anni.

Se vi capitasse di trovarvi fra le mani il libro Rosso Floyd di Michele Mari (recentemente regalatomi dalle mie figliole) troverete ardite interpretazioni di decine di potenziali riferimenti a Syd, lungo tutta la loro carriera.
Il libro si basa su molti fatti reali, ma l'autore ne elabora connessioni di pura fantasia, seppure spesso plausibili. Per quanto generalmente non gradito ai fans, io lo considero un simpatico esercizio di stile.
In ogni caso è innegabile che i Pink Floyd abbiano tratto grande giovamento dall'inserimento di Gilmour e la sua chitarra blues oriented.

La successiva defezione di Waters, dovuta ai continui litigi con Gilmour, fu un evento più rabbioso che doloroso, articolatosi in un lunghissimo periodo di interminabili battaglie legali.
Waters avrebbe voluto orientare socio/politicamente tutta la produzione del gruppo, esasperando musicalmente la presenza di sezioni orchestrali, Gilmour, essendo di estrazione blues, voleva mantenere tutto come era.
Waters asseriva che il nome Pink Floyd non si sarebbe dovuto più usare  perchè di fatto i Pink non esistevano più, Gilmour il contrario.

Mentre la perdita di Barrett portò ad un giovamento, quella di Waters, contraltare creativo di Gilmour, portò ad un progressivo isterilimento della vena creativa della band, che nei successivi lavori si appoggiò quasi completamente sui mitici assoli di Gilmour, mantenendosi su buoni livelli, ma nulla di più.
Lo stesso Waters, da solo, non è mai riuscito ad esprimersi come in passato, pur mantenendosi anch'egli su livelli generalmente medio alti.

Soltanto in anni recenti, a partire dall'intervento al Live 8, c'è stato un riavvicinamento fra i due leader, purtroppo caratterizzato anche dalla successiva morte di Rick Wright, l'elemento più visionario del gruppo.
Recentemente Gilmour è intervenuto ad un concerto di Waters per suonare la mitica 'Comfortably Numb'.









Quando lessi su Ciao 2001 che Peter Gabriel aveva lasciato i Genesis ebbi un momentaneo blocco di tutte le funzioni vitali!
Comprenderete che per me i Genesis erano un vero punto di riferimento musicale, cibo per l'anima e per l'emotività!
Tutto sommato li avevo conosciuti da poco (con Selling England by The Pound), ero ancora in visibilio per  The Lamb Lies Down On Broadway e mi sembrava davvero troppo presto subire un colpo così duro!

Fu un trauma anche per gli altri componenti, che vedevano in lui un frontman dotato di eccezionale carisma e pertanto difficilmente sostituibile. E infatti non lo sostituirono!
I Genesis nel loro cammino musicale hanno effettuato sostituzioni solo all'inizio (Phil Collins per John Mayhew e Steve Hackett per Anthony Phillips. Due cambi che hanno portato un eccezionale valore aggiunto!), poi hanno subito soltanto defezioni.

Peter non sopportava più i ritmi da rockstar che gli venivano imposti, voleva sedersi un attimo a pensare, dedicarsi ad altre cose con uguale ardore, comprendere la direzione da prendere!
Oggi, dopo tanti anni, comprendiamo che la strada che ha scelto successivamente, pure se irta di difficoltà, lo ha portato ad essere un mito della scena (non solo) musicale mondiale, con la sua musica così densa di feeling, seppure semplice nella struttura, con il suo impegno sociale e con la tranquillità che traspare dai suoi occhi!
Tutto il suo disagio, le sue frustrazioni e la successiva presa di coscienza sono resi manifesti in questo brano, che credo non abbia bisogno di alcuna presentazione!





Phil Collins prese il posto di Gabriel al canto, assumendosi il gravosissimo onere di non farlo rimpiangere, e nei concerti si servirono di Chester Thompson (e in qualche occasione anche di Bill Bruford) come batterista addizionale.
Prestate attenzione agli ultimi secondi del brano 'Los Endos' precedentemente proposto: c'è un'accorata dedica a Peter:
There's an Angel standing in the sun...to Peter Gabriel
Piansi lacrime amare la prima volta che la sentii!

Nonostante Collins, come leader dei Genesis, abbia molti detrattori (compreso me, che non gli perdonerò mai di 'essersi dimenticato', a suo tempo, di essere un grandissimo batterista!) non si può negare che albums quali A Trick of the Tail, Wind and Wuthering e Duke abbiano lasciato, ognuno a suo modo, un segno importante nella loro discografia. Il resto... lasciamo perdere, sebbene vi siano sprazzi di buona musica qui  e là.

Successivamente, quando Collins decise che la band doveva cambiare completamente direzione musicale, orientandosi verso un rock melodico di maggiore presa sul pubblico (e i successivi successi commerciali, almeno dal punto di vista della popolarità e degli introiti, gli diedero ragione!), il bravissimo Steve Hackett si sentì tagliato fuori, incline come era a mantenere fede alla sua estrazione barocca e progressive, pertanto decise di lasciare il gruppo per non sentire più la frustrazione di essere soltanto un performer.





Anche in questo caso la scelta fu molto sofferta per entrambe le parti.
Abbandonare un cavallo vincente come i Genesis non fu una cosa facile per Steve, ma aveva dalla sua parte la sua musica e una compagna che lo sosteneva psicologicamente (Kim Poor e Steve hanno divorziato un paio di anni fa, ma non per volontà del mitico chitarrista, a quanto sembra...).
Nel contempo i restanti tre componenti non si sentivano motivati a cercare in giro: avrebbero perso troppo tempo e rischiato di non trovare ciò che desideravano. O peggio, rischiavano di trovare qualcuno che avrebbe compromesso gli equilibri dell'ormai terzetto così ben amalgamato!
Così Rutherford prese in mano la chitarra elettrica e incominciò a suonare anche le parti soliste. Come per la batteria, dal vivo si servirono di Darryl Stuermer come chitarrista addizionale.


Ascoltate il brano che ho postato. E' denso di pathos, amarezza e disillusione.
L'assolo di tastiere è ansioso e straziante, la ritmica è frastagliata, come un pianto a singhiozzi, e il testo è tutto imperniato sull'evento appena consumatosi.
Quando artisti di questo calibro vogliono renderci partecipi dei loro stati d'animo riescono a trasferire tutto in brani come questo... ed è impossibile non condividerne la tensione emotiva! Non trovate?


Inutile dire che il sound uscì particolarmente impoverito da questa defezione.
Nel caso di Gabriel, almeno in studio, Collins riuscì a 'scimmiottarlo' decentemente (in un'intervista Gabriel asserì che Collins tecnicamente era migliore di lui... ma non era Peter Gabriel!) su una base sonora ancora abbastanza fedele al sound della band.
Quello che era andato irrimediabilmente perduto era l'impatto scenico  e il carisma di Pete nei Live set.
In pratica il decadimento stilistico musicale fu piuttosto soft.
Invece la fuoriuscita di Hackett evidenziò immediatamente l'entità della perdita, dal punto di vista compositivo e musicale: a titolo di esempio vi rimando all'ascolto della suite di chiusura dell'album Wind and Wuthering a confronto con il brano di apertura di ...And Then There Were Three precedentemente inserito, che rappresenta uno dei momenti migliori di tutto l'album.
Qualsiasi commento sarebbe superfluo, non è vero?







Anche in questo settore i Marillion si sono particolarmente distinti...

La decennale amicizia di Fish e e Steve Rothery con Diz Minnit (basso) e Mick Pointer (batteria), peraltro membri fondatori della band, nulla potè valere rispetto alle necessità del gruppo di progredire, pertanto i due, in tempi successivi, furono 'cordialmente' pregati di farsi da parte, sostituiti da Pete Trewavas (basso) e Ian Mosley (batteria).
Anche in questo caso le sostituzioni portarono un grande valore aggiunto alla band, migliorandone oltremodo la sezione ritmica. Per quanto Mosley sia un batterista un pò ruvido, i suoi pattern ritmici erano di gran lunga più incisivi e dinamici di quelli di Pointer, molto limitato tecnicamente e spesso impacciato dal vivo.
Il brano sopra proposto riporta nel testo quanto sia difficile prendere questo tipo di decisioni, specie perchè c'è di mezzo un'amicizia pluriennale.
Notate la ritmica secca e cadenzata, quasi volta a mostrare l'aridità della doverosa presa di coscienza e la conseguente azione di confronto.

Da notare che nel testo vi è la frase
A friend in need is a friend that bleeds
(un amico in difficoltà è un amico che sanguina) che è un modo di dire tipicamente inglese ed è citata, seppure in modo diverso
A friend in need is a friend indeed,
a friend who bleeds is better
(un amico in difficoltà è pur sempre un amico, ma è meglio un amico che sanguina)
nel brano 'Pure Morning' dei Placebo.

In ogni caso le sostituzioni sopra citate non furono altrettanto traumatiche quanto quella di Fish con Steve Hogarth.
Ancora oggi molti fans del Mark I considerano il Mark II una band diversa e per certi versi trascurabile.

Dal mio punto di vista, per questa e tutte le altre 'mutazioni', citate e non, mi sono sempre posto nell'ottica di ascoltare quali fossero gli esiti del cambiamento.
Se la musica prodotta continuava a catturare la mia attenzione e la mia emotività, non avevo motivo di lamentarmi (come accadde per i primi album dei Genesis senza Gabriel, sebbene fossi rammaricato dalla sua scelta, o per gli Yes senza Wakeman e Bruford, e per gli stessi Marillion senza Fish), in caso contrario riponevo il disco nella custodia e non lo acquistavo o non lo ascoltavo più ... tutto qui!

In reatà è molto probabile che il 'mito' di Fish sia stato alimentato proprio da Hogarth che, pur essendo tecnicamente superiore e dotato di un timbro mediamente più caldo, ha sempre manifestato una tale sudditanza psicologica verso il suo predecessore da non riuscire a scalfirne la memoria nei fans.
Manifestazioni come l'indossare una t-shirt con su scritto "E' vent'anni che sono il NUOVO cantante dei Marillion" (o qualcosa di simile... non ho fonte certa) oppure rifiutarsi di cantare brani del periodo precedente (che in ogni caso sono parte integrante della discografia del gruppo) sono la chiara manifestazione di un'immensa insicurezza che, purtroppo per lui, contribuisce ad allontanarlo dai fans della vecchia guardia.
Fish, di carattere più comunicativo, questo lo sa e ne approfitta per dileggiarlo, quando può, e mantenere così intatto il suo 'mito'.







In ogni caso Fish testimoniò con questo brano le motivazioni che l'avevano spinto a dissociarsi dalle scelte della band, mentre i Marillion dedicarono al loro precedente frontman nulla più della cover di Seasons End, dove sono presenti elementi simbolici come, ad esempio, il camaleonte che brucia e la tela raffigurante il jester che affonda.





Analizzando la cosa da ascoltatore di musica disincantato, sempre secondo il mio personale giudizio, il lavoro di Hogy nei Marillion ha portato ad albums di grande valore come Brave e Marbles, più altri momenti di buon livello musicale e alta intensità emotiva, mentre il Fish solista, forse perchè ha perso molto del suo timbro di voce ed è generalmente circondato da musicisti di livello medio-basso, non è mai riuscito a superare la piena sufficienza, tranne forse per Vigil in a Wilderness of Mirrors e qualche altro raro esempio isolato, e non riesce ad entrare nelle mie 'corde'.



Infine, sebbene non siano propriamente Prog (ma comprenderete successivamente perchè li cito), un discorso a parte meritano i Deep Purple.
Sembra incredibile, ma ogni volta che hanno cambiato componenti, hanno gettato le basi per un nuovo modo di fare musica.
La sostituzione di Rod Evans con Ian Gillan al canto e di Nick Simper con Roger Glover al basso, portò il gruppo a trasformarsi da Rock melodico (Il famoso Mark I) a capostipite dell'Hard Rock, con l'album In Rock (Il famosissimo Mark II). Nessuno ha mai avuto il coraggio di rimpiangere i fuoriusciti!

Successivamente, a causa dei continui litigi fra Blackmore e Gillan, quest'ultimo fu sostituito da David Coverdale e Glover da Glenn Hughes (Il ben noto Mark III).
Nonostante io stesso fossi inizialmente disorientato dalla perdita del timbro e della potenza della voce di Gillan, ho sempre considerato l'album Burn (il primo con i due nuovi componenti) come uno dei precursori del Prog Metal e i brani successivi penso possano dimostrarlo!






Ascoltate tutto il lavoro di Blackmore, che nel finale si esprime al meglio in uno degli assoli che considero fra i più belli che io abbia mai sentito! Molto emozionante, con interventi spagnoleggianti, con legati e staccati di incredibile efficacia, ricco di feeling e  corde tirate allo spasimo! Prestate attenzione anche al suo lavoro di cesello dietro all'accoratissima interpretazione di Coverdale! Eccezionale anche il supporto percussivo di Paice, sempre preciso, fantasioso e incisivo.






Questo è il brano che chiude l'album... e apre a mille soluzioni dei successivi decenni della musica un pò 'estrema' come il Prog Metal.
Avrei potuto inserire anche 'You Fool No One', ma ho preferito questo perchè anche qui Blackmore è sorprendente, come d'altronde tutta la band.
Da notare che l'uso della doppia cassa, oggi ostentato da una moltitudine di batteristi, a quei tempi non era per niente indispensabile per rendere corposo un pattern ritmico!



A margine di tutto ciò mi sembra doveroso citare che John Wetton in un'intervista riportò che adora cantare 'I Talk to the Wind',  Phil Collins a lungo ha cantato le canzoni dell'era Gabriel ed inoltre le hanno cantate insieme più di una volta, Coverdale si è cimentato (con enormi difficoltà...) con i brani di Gillan, e potrei citare altri esempi in cui non c'è sudditanza psicologica, c'è solo passione, rispetto per il pubblico, amore per il brano e la buona musica.
Mi sembra che questo dovrebbe essere alla base di tutto, o no?

Ve l'avevo anticipato che sarebbe stato un post da 'risveglio'!

Come al solito ho esposto le mie considerazioni sull'argomento, ma attendo vostri eventuali  commenti!

domenica 8 maggio 2011

Qualche (sorprendente) statistica

Ciao a tutti.

Sono trascorsi ormai sei mesi interi dall'apertura di questo blog. Il mio primo post infatti fu pubblicato il 31/10/2010.

E' tempo di fare un piccolo bilancio dell'attività. Se vi va di scorrere con me le statistiche troverete alcune cose divertenti, altre sorprendenti sia in positivo che in negativo.

Partiamo dalle statistiche dei contatti (circa 1400 in totale):


Italia, 1.071
Stati Uniti, 131
Regno Unito, 21
Giappone, 18
Slovenia, 14
Danimarca, 9
Francia, 9
Germania, 8
Paesi Bassi, 6
Argentina, 5

Ora... a me non sorprende il totale: 1400 contatti in 6 mesi sono pochini, ma è anche vero che il blog è tutto sommato poco pubblicizzato.
Nè mi sorprende che la maggioranza dei contatti sia italiana. Sarebbe stato strano il contrario! Il blog, teniamolo presente, è scritto tutto in italiano.
Ciò che mi sorprende è l'assiduità degli Stati Uniti, con circa il 10% dei contatti totali!
Forse comprenderemo dopo il perchè di questa anomalia...
Ma il Giappone? Come mai ci si collega da un posto in cui non è facile trovare chi parli in inglese, figurarsi in italiano? Questo è proprio sorprendente.
Gli altri stati europei sono tutto sommato quelli che generalmente seguono con maggiore assiduità questo genere musicale e probabilmente vi incappano facendo qualche ricerca.

Passiamo ai Post:

I Marillion, 168
I Brand X, 77
Ocean Cloud, 42
Una breve (?) presentazione, 41
Prog Drummers ci si nasce o ci si diventa?, 28
I Gentle Giant, 27
La "suite" perfetta, 24
I Pink Floyd, 23
Starless - La disperata constatazione del nulla cosmico, 21
Prog Drummers - 2, 21

COOOOSA? Al secondo posto dopo i Marillion (che c'era da attendersi fossero al primo, vista la folta schiera di aficionados proveniente dal fan club dei suddetti) ci sono addirittura i Brand X?
Pensateci su mentre andiamo avanti!
Sorprende non vedere nelle prime posizioni una band che oggi annovera moltissimi fans: I Porcupine Tree.
Non mi è possibile vedere quante visualizzazioni conti, ma sono sicuramente meno di 20. Sorprendente! 
Invece mi fa piacere che le mie argomentazioni tecnico/strumentali siano entrambi presenti in classifica.
Mi ha un pò deluso non vedere i Genesis, ma ritrovare degli outsiders come i Gentle Giant mi ha riempito il cuore di orgoglio!
Così come mi ha fatto piacere il riscontro di 'Starless'. Ci tenevo davvero tanto!
E' molto piaciuto il post 'L'amore ai tempi del Prog', ma essendo di recentissima pubblicazione non raggiunge ancora le 20 visualizzazioni. Il bimbo crescerà sano e forte, ne sono sicuro!

Ma torniamo ai secondi classificati e proviamo ad incrociare i dati con quelli del pubblico...
Io ci ho pensato molto. I Brand X, per quanto gruppo estremamente innovativo a quel tempo e per quanto al giorno d'oggi valutati molto positivamente, non sono tanto famosi come gli altri gruppi.
Credo che per un meccanismo perverso delle ricerche su internet, quando dagli Stati Uniti cercano il 'marchio di riferimento'  o il 'marchio nascosto', venga fuori appunto 'Brand X', che unito a qualche altro termine inglese che ho scritto nel post, orienta involontariamente il 'malcapitato' verso il mio post.

Estremamente deludente (per me che scrivo) è il numero dei commenti: solo 21.
Pochissimi si cimentano a scrivere qualcosa e sono praticamente sempre gli stessi amici.
Non ho mai avuto un commento da un 'esterno', nè positivo nè negativo.
Nessuno si è cimentato ad intraprendere con me una discussione su nessuno dei miei post.
Potrebbe essere un segnale di scarso interesse o di 'inettitudine' del web?

Questo non significa che non scriverò più. Anzi!
Datemi soltanto il tempo di riassestarmi un pò (anche mentalmente, oltre che logisticamente) e tornerò ad assillarvi!

Mi inorgoglisce non poco vedere che la maggior parte dei contatti avviene attraverso Google.
Al secondo posto c'è Facebook, ma lì sono davvero tutti i miei aficionados, parenti e amici.

Ovviamente queste sono le mie considerazioni su quanto emerso dalle statistiche.
Se c'è qualcuno che ne capisce più di me, anche relativamente alle chiavi di ricerca sul web, o abbia una chiave di lettura differente si faccia avanti!

Alla prossima!



domenica 20 marzo 2011

I Porcupine Tree


E' noto a tutti che i vecchi progger, quelli come me che sono cresciuti nell'epoca d'oro dei Genesis, King Crimson, Pink Floyd, Gentle Giant e Yes, sono un pò (tanto) spocchiosi.
Quasi tutti sono convinti che ciò che si doveva dire s'è già detto, che tutto quello che è venuto dopo (compreso il neo-prog dei Marillion, beninteso!) sia soltanto una pallida verosimiglianza dei fasti passati.

Quando, nel 2000, bussai  timidamente (non tanto) alla porta del fanclub dei Marillion, o meglio, a quella della Mailing List, ero anch'io un vecchio progger spocchioso, convinto che soltanto i Marils meritassero la mia attenzione, e che non ci fosse più nulla da tener presente.
Osservavo che gli altri membri del fanclub parlavano di molti altri gruppi contemporanei di cui io non conoscevo nulla, ma non ne ero attratto, convinto che fossero tutti cloni dei maestri (e per buona parte è davvero così! C'è un mare di roba che non merita neanche di essere ascoltata!).

A quel tempo la coordinatrice del fanclub e moderatrice della Mailing List, era una vivace ragazza milanese, dal cuore grande come una casa e gli occhi verdi e luminosi come due stelle (ma io l'avevo conosciuta soltanto via e-mail e non potevo saperlo). Inconsapevole (o era il contrario?) di trovarsi di fronte al tipico 'progger deluso dalla musica' mi propose di ascoltare i Porcupine Tree.
Quando vide che facevo resistenza, non insistette (non insiste quasi mai! In genere aggira l'ostacolo e ottiene il risultato in modo diverso!)... ma mi diede da tradurre alcune interviste e articoli riguardanti i PT (cosa vi dicevo? Aggira l'ostacolo!).
Nonostante, andando avanti con le traduzioni, scoprissi di trovarmi di fronte ad un leader troppo autoritario per i miei gusti, quasi alla stregua del più famoso (e sicuramente più titolato) Bob Fripp, alla fine Steven Wilson, leader incontrastato e incontrastabile dei Porcupine Tree,  riuscì ad incuriosirmi.

Questo è il primo dei loro brani che ho ascoltato (e non è neanche fra i migliori!):



Sebbene la musica, i registri, le tastiere e il modo di cantare siano orientati decisamente verso i Pink Floyd, la sezione ritmica è più ricca, con quel diavolo di Chris Maitland dietro ai tamburi e quella 'mammoletta' di Colin Edwin al basso (andate a vederli dal vivo e comprenderete perchè lo chiamo così!).

In realtà il brano non mi convinse al 100%, ma sentivo che in loro c'era qualcosa di buono e questo mi convinse a scavare più a fondo, così mi procurai l'intero album Lightbulb Sun.




Interessante, vero?
Il tono un pò canzonatorio della prima parte, con quel suono simile ad un banjo, lo scroscio di tastiere 'liquide', l'ostinato di chitarra acustica al centro del brano, con i giochi di tastiere e l'attacco micidiale di Chris sono eccezionali!
"Abbandonate tutto ciò che avete di umano... non vi servirà! E' l'ultima possibilità che avete di evacuare la Terra prima che sia riciclata!". 
 Steven Wilson non può considerarsi proprio un ottimista, ma potrebbe non avere tutti i torti, no?

 Nonostante Lightbulb Sun sia un album di transizione, è servito a farmi conoscere questa splendida band e le sue atmosfere ora oniriche, ora metalliche, ora di grande intensità emotiva.

Avete mai avuto bisogno urgente di un'ambulanza?





Spettacolare vero?
L'intro di percussioni, su quel flauto dissonante, con quella chitarra nervosa, rende l'idea della ricerca affannosa e senza tregua!
E l'esplosione di suoni, con quel sax (è Theo Travis, il sassofonista dei Gong, mica uno qualunque!) fa capire che la disperazione sale alle stelle! 
Poi c'è il momento in cui si riprende fiato, si tenta di ragionare... e infine entra prepotente Steven con la sua chitarra a darci l'idea che questa maledettissima ambulanza non si trova! Non si trova!
Che disperazione nel suo assolo, nel riff di basso di Edwin, e nel tappeto di tastiere!

Si potrebbe inventare un parallelismo rocambolesco: i Porcupine Tree stanno ai Pink Floyd come gli Ozric Tentacles stanno ai Gong.
Cosa significa? Gli OT traggono ispirazione dai Gong, ma mentre questi ultimi mantenevano una matrice di tipo jazzrock, i primi sono puramente rock.
Ma non è così: i PT non sono i PF privati della matrice blues e aggiungendovi il rock. Sono molto di più.
Nella loro musica possiamo trovare la giusta dose di eletttronica, i ritmi trance, un pò di heavy rock e qualche sguardo a qualcosa di nuovo.







Che ne dite?
Intro inquietante, con quella risata di bambino... e poi l'esplosione dei suoni tanto cara a Wilson.
Ascoltate bene Chris Maitland. In questo brano fa comprendere appieno il suo valore: uso dei raddoppi di cassa con stile e precisione, fills mai eccessivi ma incisivi, dinamica perfetta... e nell'intermezzo fa una pregevolezza stilistica, anticipando il colpo sul rullante, ad ogni passaggio, fino a farlo coincidere con la cassa. Probabilmente un altro batterista avrebbe mantenuto sempre lo stesso pattern, visto che il basso non presenta variazioni! Questo pattern permane, seppure dinamicamente più soffuso, anche sotto il bel solo di Wilson.






Bello questo brano, molto intimista.
"Prosciugato.. la chitarra sulle mie ginocchia" 
oppure
"Sono un'ombra facile da ignorare"
Anche qui i cori sono molto 'pinkfloydiani', come pure l'ambientazione, ma il crescendo è tipico dei PT, con quella chitarra acida, la batteria che dinamizza  e le tastiere di Barbieri che contribuiscono al pathos dell'intero brano.

Potrei proporvi decine di brani di pari intensità, la discografia dei PT ne è piena, specie quella parte più intimista che va da On the Sunday of Life a Lightbulb Sun.

Successivamente avverrà un cambiamento importante nel sound del gruppo, che diventa più metal oriented e pertanto necessita di un diverso stile di batteria, più ostentato e tecnico. 
Infatti a partire da 'n Absentia, altro album che io considero transitorio, dietro ai tamburi compare Gavin Harrison, dotato di ottima tecnica, ma secondo me meno creativo e raffinato di Maitland.

Questo non significa che i nuovi PT siano peggiori o migliori dei primi: sono soltanto un pò diversi, ma sempre di notevole spessore artistico, come si potrà ascoltare nel brano seguente:





Bellissimo, vero?
L'intro di tastiere, sempre molto fluide è intenso ed è un ottimo tappeto per la chitarra di Steven.
L'arpeggio di chitarra è ricco di pathos e i cori contribuiscono a dare la sensazione di abbandono.
"Ho dovuto semplificare tutti i miei progetti, tutti i miei piani sono saltati... e tutti i miei sogni sacrificati"
Il solo di Wilson è, come sempre, molto malinconico, con quelle note lunghe, quei bending tirati...
La parte heavy è di notevole impatto, con quel crescendo che sale fino all'esplosione delle tastiere, bellissima, intensa, emotiva, che ci porta all'intermezzo di chitarra e percussioni, inatteso quanto dolce e perfettamente inserito nel contesto del brano.

A mio modo di vedere Deadwing è forse il lavoro migliore  dell'ultima fase.
Non a caso i successivi Fear of a Blank Planet e The Incident, pur essendo due ottimi lavori, incominciano a manifestare una certa 'prevedibilità', per cui si 'metabolizzano' velocemente e ciò lo si comprende perchè (almeno per me)  c'è un minor desiderio di rimetterli nel lettore, rispetto agli altri.

La svolta heavy non ha intaccato per nulla il forte legame che c'è fra la musica dei PT e quella dei PF, come si può notare da questo brano, che sembra un omaggio a Animals.





Cosa vi dicevo sulla 'prevedibilità'? 
Il brano è molto bello sia come atmosfera che come struttura, ma è un pò 'già sentito', indipendentemente dai riferimenti ai PF (anche in passato sono sempre stati presenti).

I Porcupine Tree sono stata la mia riapertura a questo genere musicale cui sono tanto legato e che pensavo ormai appartenente solo alla mia gioventù.
Partendo da loro (e  ringrazio ancora la mia amica che me li ha fatti conoscere) sono tornato alla ricerca di nuovi (o rinnovati) territori da esplorare, con nuova energia e voglia di scoprire.

Da allora li seguo con immutato entusiasmo ma... sarò ancora una volta un vecchio progger spocchioso, poco incline al nuovo e difficile da convincere, però la mia preferenza va ai primi Porcupine Tree, più intimisti e di atmosfera, più malinconici e ovattati, pertanto vi lascio con questo 'sonno senza sogni'.




Al prossimo post!

sabato 6 novembre 2010

Prog Drummers ci si nasce o ci si diventa?



Ecco una domanda complicata a cui rispondere.
Cosa fa di un batterista un batterista PROG?
Quali sono le caratteristiche necessarie ad un 'pestapelli' per essere classificato come batterista idoneo a questo genere musicale?
E cosa lo differenzia dai batteristi di altri generi musicali come la musica leggera, il jazz, il blues e tutto il resto?

In quello splendido film con Robin Williams, che in italia conosciamo come 'L'attimo fuggente', che in realtà in inglese si chiama 'Dead Poets Society' ("La Setta dei Poeti Estinti", che è il nome che si erano dati i ragazzi che si riunivano di nascosto) qualcuno aveva preteso di interpretare la poesia in un diagramma cartesiano ortogonale a due dimensioni: vi rinfresco la memoria qui sotto.



Allo stesso modo potremmo pretendere di 'rinchiudere' la bravura di un batterista (o di un qualsiasi artista) in un diagramma cartesiano ortogonale a tre dimensioni: Talento (asse x), Tecnica (asse y) e Fantasia (asse z).
Ma come per la poesia è sciocco calcolare l'area per comprenderne il valore, così sarebbe sciocco applicarsi su un diagramma a tre dimensioni per comprendere un musicista.

Eppure è vero che genericamente possiamo affermare che qualsiasi musicista necessita delle 3 dimensioni sopra citate, ma ancora una volta, come nella poesia e in tutte le arti terrene e ultraterrene, ciò che conta è COSA CI TRASMETTE!

Dal mio punto di vista, batterista amatoriale quale sono, posso assicurarvi che ci sono batteristi dotati di enorme tecnica che mi lasciano completamente 'freddo' e altri più modesti che mi esaltano.

Facciamo un esempio calzante: i Porcupine Tree hanno avuto nella loro carriera due splendidi batteristi: Chris Maitland fino a Lightbulb Sun e Gavin Harrison da In Absentia ad oggi.
E' innegabile che dei due il secondo sia quello più dotato tecnicamente, è un docente, è stilisticamente perfetto, come si può osservare nel video qui di seguito.



Lo avete visto.... riuscireste mai a darmi torto su questo? Di tecnica ne ha da vendere! E non possiamo dire che non abbia talento! Lo si vede dalla naturalezza con cui segue il ritmo, dal modo in cui muove le articolazioni e tutto il resto! Nulla da dire su di lui!
Esegue alla perfezione ciò che il leader del gruppo (Steven Wilson) gli sottopone e richiede, senza sbavature, mai un colpo di troppo nè uno in meno: perfetto!
Io l'ho anche conosciuto ad un concerto dei Porcupine Tree: ci facemmo una chiacchierata io, lui e una mia amica fissata con la batteria (ne ho due di amiche così! Sorprendente, vero?)... è anche piuttosto simpatico e comunicativo (al contrario degli altri membri del gruppo).

Ciononostante preferisco Chris Maitland! PERCHE'?


Ecco un suo brevissimo video




Ho scelto questo proprio per dimostrare quello che asserisco: Chris è stilisticamente meno perfetto, probabilmente ha una tecnica che è la metà di quella di Gavin, ma ascoltate attentamente quello che fa quando rimane solo nel finale del brano: usa la doppia cassa in modo poco convenzionale, appoggiandola lì dove non suona i tamburi, senza renderla ostinata o ridondante (come talvolta accade nel prog metal) e soprattutto termina il brano sorprendendoci un pò.
Ritornando al sistema di assi cartesiani nello spazio, Chris ha sicuramente un'area talento/tecnica più piccola di quella di Gavin, ma se aggiungiamo il terzo asse, la fantasia, allora, sempre a mio modo di vedere e sentire, il volume del parallelepipedo ottenuto è sicuramente maggiore di quello di Gavin.

Tralasciando oziose trasposizioni matematiche dell'arte, ritorniamo al punto di partenza: quello che conta in un musicista così come per qualsiasi artista, è TRASMETTERE UN'EMOZIONE, magari suscitando la sorpresa, provocando un sussulto o semplicemente, nel caso di un batterista, inserire un colpo a sorpresa in un fill, perchè così ha sentito di fare, non per forzatura tecnica!

Vi sarete accorti che non abbiamo parlato delle caratteristiche che deve avere un batterista per suonare un genere musicale così articolato come il prog rock.
Ve lo dirò in un altro post. Ora godetevi questi due fantastici musicisti!

Chris Maitland




Gavin Harrison