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domenica 12 ottobre 2014

Turning Point Albums - Terza Parte



Ciao a chi mi legge!

Scusate la latitanza ma sono stato un pò fuori fase per molteplici motivi.

Non penserete davvero che i miei TPA fossero terminati e vi foste finalmente liberati di me!

Procediamo, come fatto finora, in ordine di apparizione, e quindi seguendo il percorso della mia esistenza, che è stata e sarà sempre accompagnata dalla musica.

In uno dei tanti pomeriggi trascorsi dal mio amico musicofilo mi ritrovai a scartabellare fra i suoi LP e fui incuriosito da un album nero con al centro una specie di pellicola su cui erano riportati alcuni tratti neri che, uniti a quelli presenti sulla inner sleeve del LP creavano l'immagine di 5 musicisti polistrumentisti con i loro molteplici strumenti... eccovela!


Quando chiesi lumi mi fu risposto che l'LP era di suo fratello che, peraltro, non l'aveva gradito granchè!

Dei Gentle Giant ho già parlato diffusamente su questo blog e specialmente ne i due post di cui vi riporto i link:



Alla loro "scoperta" è legato lo sviluppo del mio gusto per la ricchezza degli arrangiamenti, la cura delle parti vocali e l'imprevedibilità delle soluzioni ritmiche e armoniche.

A mio parere non è mai esistita (e forse mai potrà più esistere) un'altra band così imprevedibile, tecnicamente ineccepibile (ognuno dei componenti suonava più di uno strumento e sul palco non avevano helpers... facevano tutto da soli con funambolici e rocamboleschi scambi di strumenti!) e musicalmente affascinante!

Ascoltate la title track.





Già all'inizio, con quella esplosione di energia su cui si appoggia il violino, comprendiamo che ci troviamo di fronte a qualcosa di assolutamente inusuale, anche oggi che lo ascoltiamo dopo 41 anni!
Ascoltate come, nel corso del brano, alternando pianissimo a parti power riescono a traslare il mood da rock a swing.
Quel break micidiale al minuto 4.15, tanto inatteso quanto straordinariamente brillante e pertinente, è una delle espressioni più caratteristiche di questa fantastica band.




Questo brano ve lo propongo per darvi un esempio (qualora qualcuno che legge non li conoscesse ancora) della loro bravura nell'intreccio delle melodie dei differenti strumenti, delle fughe e degli ostinato.
Non a caso la loro musica, in Inghilterra veniva trasmessa sul canale della Musica Classica!

Il basso di Ray Shulman qui è incontenibile per efficacia e fascino.
E notate una cosa: dopo il primo bridge l'attacco killer è senza alcuna pausa e genera quasi un sussulto. Dopo il secondo bridge sarebbe stato banale farlo uguale, e quindi hanno aggiunto una pausa!

Questi grandissimi musicisti, dotati di gusto, raffinatezza e tecnica, produssero in sequenza 8 album di grandissimo livello, che sono infissi nella mia memoria musicale in modo indelebile, e sono fra i "responsabili" del mio gusto musicale, sempre alla ricerca di qualcosa che possa sorprendermi ed ammaliarmi!


Quelli erano anni particolari.
La musica mondiale era tutta in fermento e "il nuovo che avanza" di allora proveniva in particolar modo dalla spocchiosa Inghilterra.

Sorprendentemente, a fare da contraltare a questo strapotere albionico, c'era la nostra bella penisola, di cui si potrà parlare male per certi versi (non siamo qui per parlare di politica), ma di sicuro non si può nascondere che sia, da sempre, una delle nazioni più attive, in campo musicale.
Non dimentichiamo che i Genesis sono diventati famosi prima in Italia e poi in patria!


Di come sia venuto a consocenza del Banco del Mutuo Soccorso ho già riportato in questo blog: http://proglessons.blogspot.it/2011/06/il-banco-del-mutuo-soccorso.html


Sebbene li abbia conosciuti fin dal primo album, quello che ha segnato il mio percorso musicale è certamente questo alla vostra destra.

Come ho avuto già modo di dire in passato, con il Banco sono cresciuto intellettualmente, ho incominciato a pensare e ponderare sugli aspetti contorti della nostra società, sulle ingiustizie e sulle misere vicende umane.

Questo album è pervaso dai testi profondi e poetici di Francesco Di Giacomo, che ci ha lasciato di recente, vittima di uno sciocco incidente, creando un immenso vuoto nel panorama musicale italiano e, quel che è più forte e difficile da digerire, nei nostri cuori. Ancora mi commuovo quando intono un suo brano... e mi si spezza il cuore!

Quest'album parla di prigionieri politici, di assurdi equilibri (rimandando alla nostra assurda società) e di reduci di guerra incapaci di tornare a vivere una vita normale.
Il tutto accompagnato da una musica splendida, ora solenne, ora incalzante, ora morbida come un cuscino su cui riposare, ma sempre estremamente coinvolgente, dalla prima all'ultima nota.

Io sostengo sempre che Io Sono Nato Libero è il migior album di RPI di tutti i tempi.
Potrete ascoltare  e realizzare ciò che provo ascoltando i due brani, a mio giudizio, più significativi dell'album nel link che vi ho riportato.

Qui vi propongo un brano in cui la vena interpretativa di Francesco sale a livelli elevatissimi!







Anche in questo caso l'ambientazione è piuttosto greve, anche se meno drammatica degli altri brani, con l'intermezzo recitato di Francesco che strappa l'emozione forte, oggi ancor più di allora, sul suo

Però non so dire
se urlasse o ridesse...
E quel colpo di frusta finale.

Termino con un brano che a tutti noi, che sentiamo Francesco Di Giacomo quasi come uno di famiglia, ancora oggi a distanza di molti mesi dalla sua scomparsa, genera fortissime emozioni e un disagio che non riusciamo a contenere. Era il suo manifesto, la sua bandiera.
Non aggiungo altro, dopo, ci si ritrova presto!




lunedì 28 luglio 2014

INGRANAGGI DELLA VALLE – TUTTA “COLPA” DEI NOSTRI GENITORI

Ciao a chi mi legge!

Da un pò di tempo questo mio blog si è arricchito aggiungendo alle mie monografie e alle analisi tecnico/emotive della Musica che più mi gratifica, anche frammenti della mia attività di freelance music reporter, definizione che mi sono dato io stesso, ma che mi calza a pennello, visto il mio inesauribile entusiasmo di saltare da una manifestazione all'altra e di trasmettere le mie sensazioni, positive o negative, in perfetta autonomia e libertà di espressione.

L'evoluzione ha ridato linfa allo stesso blog, che ora è seguito da un maggior numero di persone (perfino dal Giappone!) che ne apprezzano gli argomenti e i contenuti e la cosa non può farmi che immenso piacere!

Quello che segue è l'esito di una divertente chiacchierata, che ho fatto nell'ambito della seconda edizione del FIM di Genova, con una delle progband più promettenti del panorama italiano. E parlare solo di prog in questo caso è un pò limitante. Proseguite la lettura e scoprirete perchè!


Gli Ingranaggi Della Valle è una giovane band romana di sei elementi che ha recentemente pubblicato il suo primo CD In Hoc Signo (Concept sulla Prima Crociata) con l'etichetta Black Widow di Genova.

Qualche mese fa avevo avuto modo di apprezzare il loro lavoro discografico, che è un mix di recupero del prog degli anni '70 con spruzzate di jazz fusion , il tutto condito da una buona dose di novità derivante dalla loro già buona personalità musicale, e sono stato contento di poter scambiare quattro chiacchiere con loro.

Quando ci siamo accomodati nella restroom e loro si sono accovacciati a terra in circolo intorno alla mia sedia ho avuto un simpatico deja vu: quando eravamo in vacanza e le mie figlie erano adolescenti, talvolta i loro amici si mettevano nella stessa posizione intorno a me, per ascoltare i miti e leggende della musica progressive e apprendere, attraverso i miei racconti appassionati, come ascoltarla affinchè trasmettesse loro le stesse sensazioni che trasmetteva (e trasmette) a me.
Da quelle esperienze estremamente gratificanti nacque il mio
blog che intitolai scherzosamente Proglessons (www.proglessons.blogspot.com).

Il “portavoce” degli Ingranaggi è il chitarrista Flavio Gonnellini e seppure non lo fosse, prende sempre la parola perchè è ansioso di esprimersi. Gli altri in genere annuiscono o aggiungono qualcosa.

D.: Da dove nasce il vostro nome. Ha un significato di qualcosa di macchinoso?

R.: Tutto parte dal nome di un professore al quale alcuni di noi sono molto legati. Macchinoso non diremmo. Per far funzionare qualcosa c'è bisogno che gli ingranaggi siano messi nella giusta posizione affinché trasmettano il movimento. Proprio come ciascuno di noi della band. Ognuno permette all'altro di muoversi e tutti insieme costituiamo un motore, in questo caso musicale!

D.: Bella rappresentazione di voi stessi! In effetti quello che mi ha colpito della vostra musica è la buona dose di personalità, sebbene vi siano chiari riferimenti al
prog degli anni '70 uniti alla fusion, che mi sembra di comprendere sia il vostro orientamento musicale preferito...

R.: Tutti studiamo musica, Marco (Gennarini – il violinista) viene addirittura dal Conservatorio, dalla classica, e il jazz e la fusion permettono di esprimersi più liberamente nel virtuosismo, oltre a garantire ai brani un groove piuttosto particolare.

D.: Frequentando i vari forum musicali ho trovato qualcuno che asserisce che le generazioni recenti non hanno saputo creare un proprio stile musicale “di rottura”, tipo il Rock 'n' Roll, il Beat, il Prog e si sono appoggiati alla musica “dei cinque savi” (Genesis, King Crimson, Yes, Pink Floyd e Gentle Giant) mancando pertanto di autonomia e di originalità. Siete d'accordo con questa asserzione?

R.: Tutti noi abbiamo attinto alla musica che ascoltano i nostri genitori, così come voi prima di noi. Pertanto se per certi versi quella da te citata può essere una giusta osservazione, per altri no, perchè l'ascolto va poi elaborato e personalizzato!
Inoltre il periodo storico è diverso come lo sono le motivazioni.

D.: Certo. A quei tempi noi si era “contro” e basta. Spesso si evitava la condivisione delle passioni con i propri genitori. Mi state dicendo quindi che il classic prog è servito a sviluppare il vostro sound?

R.: Come dicevamo poco fa, è bello studiare i “classici” perchè arricchisce il bagaglio di conoscenze e induce a migliorare la tecnica, ma deve servire come punto di partenza, non come meta finale.

D.: Io sono ferocemente avverso alle coverbands, che ritengo rubino spazio sia mentale a coloro che vi si cimentano, i quali spesso sono ottimi musicisti, che fisico alle band come la vostra, che sentono il bisogno di esprimersi attraverso musica propria...

R.: Ognuno è padrone di suonare e ascoltare ciò che vuole...

D.: Ma è pur vero che è più comodo ascoltare solo ciò che già si conosce... Che peso date agli Area nei vostri interludi jazzrock?

R.: (sorridono) Gli Area, così come i Brand X e tante altre band che avevano una forte matrice jazz nel loro sound, sono stati ascolti importanti, che ci hanno aperto la mente a nuove soluzioni.

D.: E il prossimo album?

R.: Sarà sicuramente più orientato alla fusion, che è il genere musicale che ci viene più naturale suonare!

Ascoltate e giudicate voi stessi!




Un grosso in bocca al lupo agli Ingranaggi della Valle!

Come al solito eventuali commenti sono graditi!

lunedì 16 dicembre 2013

A Night With: IL TEMPIO DELLE CLESSIDRE


Ciao e bentrovati!

Non crediate sia semplice parlare del prog dei giorni nostri.
E' molto più semplice guardarsi indietro ed andare a rintracciare qualcosa di fermo e immobile, seppure eterno e di riferimento per tutti, piuttosto che orientarsi in un panorama in continuo movimento (molti non ne sono a conoscenza o fingono di non saperlo, rimanendo ancorati agli anni '70, ma il prog è vivo e vivace)!

Questo è uno dei motivi per cui è molto più comodo allestire una cover (o tribute) band, piuttosto che cimentarsi in qualcosa di originale, che suoni anche nuovo, dinamico e moderno.
Coloro che mi frequentano sono a conoscenza della mia "crociata" contro le cover e tribute bands e quanto io sia favorevole ad ascoltare qualcosa di fresco e attuale, anche se talvolta purtroppo rimango deluso nelle aspettative!

In realtà sono alle prese da tempo con un post sul nowadays prog, ma lo riscrivo di continuo perchè mi sembra sempre sbagliato l'approccio, troppo incompleto e un pò "distaccato" e sapete che se non riesco a metterci il cuore non sono mai contento del risultato!

Cosa c'è di meglio allora di parlare di qualcosa che mi ha trovato inaspettatamente come emozionatissimo co-protagonista, che riferisce di una delle band più interessanti del panorama del RPI odierno?

Il Tempio Delle Clessidre è una band genovese che ha all'attivo due ottimi album: il primo con un vocalist di eccezione, Stefano "Lupo" Galifi, che ha recentemente riformato la sua band storica Museo Rosenbach, e il secondo con il giovane Francesco Ciapica, dal timbro molto particolare, ma dotato di una buona dinamica, una notevole estensione vocale e una piacevole vena interpretativa. 

Buona parte delle composizioni parte da idee della bravissima (e bella, perchè far finta di niente?) tastierista/cantante Elisa Montaldo, dotata di ottima tecnica e grande sensibilità, o del talentuoso bassista/chitarrista classico Fabio Gremo, successivamente sviluppate con il supporto degli altri musicisti Giulio Canepa (chitarra elettrica) e Paolo Tixi (batteria).
Generalmente l'impronta del secondo è più intimista e meditativa, mentre quella della prima è più drammatica, ricca di pathos e di tensione emotiva, pertanto è facile ritrovarsi in entrambi i moods!

In occasione della presentazione multimediale (foto, quadri e musica) del loro nuovo album AlieNatura, sono stato coinvolto dagli organizzatori, insieme ad un altro giornalista della rivista PROG ROCK MAGAZINE, nella conferenza stampa che anticipava il concerto, in qualità di web journalist. Nel corso della conferenza ho tentato, attraverso domande dirette a ciascuno dei musicisti, di carpire qualche aspetto nascosto della loro personalità e sensibilità.

Però prima di trasmettervi le emozioni che ho provato a stare lì sul palco con loro (in genere sono dietro alla batteria e sono più spavaldo!), vorrei farvi comprendere le emozioni che questa fantastica band trasmette a me con la sua musica incantevole, talvolta ansiogena, ma sempre evocativa e ispirata.

Il brano che segue, tratto dal primo album, è strumentale. Ascoltate il perfetto intreccio degli strumenti, i vari momenti che si succedono con dinamiche e intensità alternanti, fino al finale solenne e evocativo!
Davvero notevole per una band emergente, seppure dotata di ottimi musicisti a livello individuale.





Quando viene eseguito LIVE l'orientamento scenografico/teatrale della band è posto in notevole risalto. Tutti indossano una maschera ed Elisa abbandona la sua postazione dietro le sue adorate tastiere per eseguire una sorta di rituale magico. Molto suggestivo davvero!

Il secondo brano tratto da quest'album, che vi invito in ogni caso ad ascoltare per intero, è molto intimista e mi è molto caro.
Rende la notte quasi una persona che ci accoglie, con il suo silenzio e il suo misticismo, e ci fa compagnia fino al giorno successivo. Sono sensazioni che provo spessissimo e mi ha sorpreso ritrovarle in questo brano!
Ma non limitatevi a rinvenire nei testi quanto vi ho appena detto... lasciatevi trasportare dalla musica e comprenderete ugualmente... chiudete gli occhi, sssh!





Quei salti di ottava sul pianoforte sono deliziosamente appoggiati sull'arpeggio e il cambio di intensità che si sviluppa nella parte strumentale, con quell'alternarsi delle tastiere e della chitarra in soli di pregevole fattura, rendono questo brano per certi versi unico e molto coinvolgente.
Quando li ascolto LIVE spero sempre che lo suonino e talvolta sono stato esaudito con grande soddisfazione!

Nonostante la grande bravura e professionalità di "Lupo", visto l'orientamento scenografico e teatrale, Il Tempio, a mio modo di vedere, aveva necessità di un frontman che avesse caratteristiche che incontrassero queste esigenze. Oltre alle sue innegabili doti canore, Ciapica ha una buona performance sul palco, sa essere presente e coinvolgente senza strafare e si presta in modo eccellente alle invenzioni sceniche della band, come quando soffia una polverina su un foglio nero e questa, aderendo alla colla precedentemente stesa da Elisa, lascia apparire la scritta AlieNatura
Sono cose semplici, ma di grande gusto ed impatto emotivo, come questo brano che viene proposto accompagnato dallo slideshow che vedete nel filmato.





Non ho mai avuto la forza per controllare la paura...

Questo brano, tratto dall'ultimo album, è molto intenso già dalle prime note, ma quando sale di tonalità e specialmente quando entra Elisa in coro, strappa un'emozione molto forte.

La progressiva consapevolezza di poter usare, oltre alle sue preziose dita, anche le sue elevate doti canore, si manifesta maggiormente nel brano successivo, che considero la vera punta di diamante di tutto il nuovo lavoro.


 



Prestate attenzione al senso di oppressione che si manifesta fin dall'inizio!

No! Non venite da me!... 

l'ossessione degli incubi che si manifesteranno certamente con il sopraggiungere del sonno è tangibile nel canto disperato di Francesco

Se potessi io mi annienterei dentro i miei sogni malati 

con quell'urlo straziante... è questo che intendo per "doti interpretative" del cantante!

Quello che sorprende è l'improvviso cambio di registro dopo il break, con la voce di Elisa inizialmente pomposa e quasi canzonatoria, con quei cori eterei così particolari che sembrano estratti da un film di Tim Burton... e dopo il sibilato

puoi fidarti di me

diventa acida e autoritaria!
Ormai il sogno-carnefice ha avuto la meglio sulla sua vittima!

Notate che, in tutti i brani, i fraseggi degli strumenti seppur molto accurati e ricercati, non sono mai eccessivi o noiosi e ad ogni ascolto si scopre qualcosa che non si era notato prima, ora nel lavoro di tastiere, ora nel basso o nella voce, ora nella chitarra o la batteria.
I pattern ritmici generati dall'energia di Fabio e Paolo non sono mai trattati con superficialità e la chitarra di Giulio, con i suoi ostinato e i suoi solo, ha sempre un notevole impatto sui brani.
Niente male, non trovate? 

Ciò che mi piace maggiormente di questi ragazzi è la passione che mettono in ciò che fanno, che si manifesta nel ritrovare nei loro lavori certamente molti riferimenti ai grandi della musica prog non solo nostrani, come Banco e PFM (vista l'impronta tastieristica, più i primi dei secondi), ma anche Gentle Giant e echi Crimsoniani, miscelati con qualcosa di nuovo a livello di timbro, architettura dei brani e soprattutto intensità e pathos. Non è musica per tutte le orecchie, ma sono contento che lo sia per le mie! 


Ma veniamo alla conferenza stampa, anteprima del concerto del 9 novembre 2013.
Entrando nel teatro vidi Fabio Gremo salutarmi da lontano. Non volli disturbarlo e non mi avvicinai.
Mi intrattenni a parlare un pò, tra gli altri, con il fotografo Eugenio De Vena, che mi sembra dotato della peculiarità di ritrovare alcuni aspetti nascosti di Elisa nei suoi scatti, e gli manifestai la mia ammirazione.

Poi fu la volta di Elisa Montaldo, che mi chiese se avessi pronte le domande.
Le risposi che ne avevo una per ognuno di loro, ma non erano difficili.
Non ricordo chi fosse dei miei parenti che diceva: "Ti fai fare fesso dagli occhi delle donne!" ed aveva ragione. Quando mi guardò con quei suoi occhi grandi ed espressivi e mi chiese se poteva darvi uno sguardo in anticipo, non seppi fare altro che darle il foglio su cui le avevo appuntate!
Non ricordo neanche più come rientrai in possesso del foglio...

Dopo l'esibizione degli opener, la presentatrice dal palco ci invitò a salirvi. Io guardai l'amico con cui ero chiedendogli se avessi capito bene...dovevo salire sul palco insieme ai Templari (li chiamo in questo modo da tempo, tanto che ormai molti fans mi imitano, persino senza sapere che il nomignolo è partito da me!)?
Un pò emozionato raggiunsi il palco e mi posi al centro della scena, fra i musicisti, come attesta la foto riportata di seguito.




Vi assicuro che in quella posizione, davanti al teatro gremito e non nascosto da piatti e tamburi, l'emozione è tangibile!

Quando fu il mio turno di fare le domande, nonostante fossi nel mio habitat naturale, fra amici e soprattutto musicisti, sentii le stesse sensazioni di quando mi ponevo davanti ai professori per sostenere gli esami: deglutii più volte, sentivo le giunture rigide e legate, le mani fredde, e mi mossi con la leggiadria di un burattino verso Giulio Canepa, il primo che avevo scelto per la sequenza.
Ovviamente avevo dimenticato gli occhiali da vista a casa (ancora non mi abituo all'idea di doverli portare con me!) e non riuscivo a leggere quanto avevo riportato sul foglio che avevo fra le mani, ma avevo scritto e riletto quelle domande decine di volte e ormai le sapevo a memoria!


GIULIO CANEPA
Una delle caratteristiche principali del Progressive Italiano è il timbro delle chitarre e tu ne fai tesoro.
Rispetto al primo album mi è sembrato che tu abbia svolto un maggior lavoro sia di rifinitura che di volume, inteso come“muro di suono”.
E' cambiato qualcosa a livello compositivo o è stato fondamentale il supporto del “supervisore” che abbiamo visto nelle foto controllarti con attenzione?
(Nota: Su Facebook postò una foto con il figlio, che sembrava lo controllasse mentre suonava)

Questa bonaria incursione nella sua vita privata indusse il chitarrista a spiegare alla platea chi fosse il "supervisore" e questo generò immediatamente un clima confidenziale e amichevole che strappò qualche sorriso di sorpresa e compiacimento.

La risposta di Giulio fu chiara e pertinente: rispetto al primo album lo "strapotere di Elisa" (da lui citato mentre la guardava con immenso affetto e un sorriso bonario) si è mitigato e la collaborazione è stata più interattiva, dando maggior spazio agli altri musicisti che, in questo modo, hanno potuto esprimersi con maggior libertà.

Non so cosa fu, ma a partire da questo momento mi liberai della tensione e dell'emozione e incominciai a fare un pò da mattatore, chiacchierando con il pubblico e lasciando i musicisti fermi al loro posto, mentre io mi spostavo di volta in volta verso il successivo interlocutore. Una sorta di Prog Baudo, insomma! Una "breve" conferenza stampa che alla fine durò molto più del previsto!


FRANCESCO CIAPICA
Inutile ribadire che hai rilevato un'onerosa eredità.
Complimenti per la tua voce particolare e la tua vivacissima vena interpretativa!
Hai reso splendida la già bellissima “Onirica Possessione”.
A parte le differenti caratteristiche di timbro, qualora si siano presentati, quali sono state le criticità del tuo inserimento e, vista la tua presenza scenica, quanto ti ha aiutato l'orientamento scenografico/teatrale della band? 

Francesco tentò di non far trasparire l'apprensione e, ostentando sicurezza, mi ringraziò per i complimenti (non riersco a capire perchè una parte dei critici di settore lo consideri ancora acerbo, mentre io gli riconosco una buona personalità) e accennò qualcosa circa un necessario "rodaggio". Inizialmente non gli erano ancora ben chiari alcuni "passaggi" in cui si era incastrato, ma le cose erano andate via via migliorando, anche perchè nel frattempo aveva fraternizzato (e non stento a crederlo! Sono tutte persone amabili, semplici e molto disponibili) con il resto della band e questo gli era stato di grande aiuto per superare quelli che all'inizio erano sembrati ostacoli.

Fu ora la volta del "piccolo" del gruppo. Essendo io un batterista amatoriale, questa domanda fu la prima che mi balzò in mente all'atto della loro ideazione.


PAOLO TIXI
Il tuo miglioramento tecnico in questi tre anni è innegabile. Studiare e suonare stili differenti aiuta a crescere. Complimenti!
In questo nuovo lavoro ho notato delle pregevolezze stilistiche, seppur avulse da inutili ostentazioni di tecnica ed eccessi.
Bill Bruford sostiene che la bontà di un batterista si valuta dalle pause.
Sei anche tu di questa opinione?

Paolo si mostrò divertito e compiaciuto dal modo in cui la domanda gli veniva posta. "Se lo dice Bill Bruford sarà vero!" - esordì sorridendo. Poi continuò dicendo che i miglioramenti tecnici gli avevano permesso di essere parte integrante della fase compositiva e che egli stesso si mette al servizio della musica che suonano, dove il virtuosismo fine a se stesso non trova (e, dico io, giustamente) spazio, dove è indispensabile supportare il brano con le opportune dinamiche, senza strafare, ma anzi aiutando a porre in risalto i vari strumenti, man mano che se ne presenta la necessità.

A questo punto mi restavano soltanto gli assi portanti, le due menti più ispirate del gruppo.
Per recarmi da Fabio passai davanti ad Elisa e prendendola in giro le dissi che era inutile che si aspettasse domande. Sorrise.


FABIO GREMO
La tua carica emotiva e esplosiva sul palco è ormai leggenda.
Eppure spesso sei autore di testi e musiche di profondo intimismo ed introspezione.
Come trovano spazio in te questi due aspetti contrastanti e da cosa trai ispirazione per la musica e i testi? In genere cosa nasce prima?

Fabio un pò si schermì. Effettivamente quando è sul palco si mostra in continuo movimento, un'esplosione di energia che si diffonde, attraverso gli altri componenti, all'audience. I suoi lunghi capelli ondeggiano continuamente a causa del continuo movimento del capo e dei suoi spostamenti quasi danzanti sul palco.
"Ah, è leggenda?" - disse ridendo. Poi tornando all'argomento principale della domanda disse che sono momenti diversi. La creazione avviene quasi sempre partendo da una melodia, o un pattern di basso o addirittura da qualche ostinato che risuona in testa, o anche da qualche verso che quasi richiede di essere portato in musica. E l'ispirazione nasce da un evento qualsiasi, anche se talvolta apparentemente o momentaneamente trascurabile.
Una volta che si è sul palco il brano è già completo e la fase intimistica lascia spazio all'energia che si sprigiona dalla musica e dalla voglia di suonare, che è sempre tanta!



ELISA MONTALDO
Questa ragazza non sa fare niente: Arti marziali, Make Up Artist, modella per gioco, musicista completa e ispirata, solidi valori civili e morali...
Per fare tutto ciò che vorrebbe, avrebbe bisogno di una giornata di 48 ore!
Eppure a giudicare dai testi e dalla musica tu sembri “The Dark Side of the Temple”.
Quanto hanno inciso psicologicamente le recenti alluvioni, prima di Genova e poi delle 5 terre, sulla stesura del vostro secondo lavoro?

Sulle prime Elisa parve un attimo risentita dalla mia definizione e ci tenne a precisare che possiede anche un'importante parte solare che si manifesta in molte occasioni. Annuii sorridendole.
Poi, mentre parlava, quasi a supporto della sua asserzione, di come nascono i suoi brani, sembrò improvvisamente comprendere l'orientamento della mia domanda e, rivolgendosi ora a me e ora al pubblico, disse ciò che mi aspettavo di sentire: tutte le sue ansie e le sue paure trovano spazio nella musica che compone, pertanto è inevitabile che eventi disastrosi come quelli da me citati abbiano avuto enorme risonanza nel suo mondo interiore, così come tanti altri che hanno scosso la sua sensibilità di persona e di artista.

In questo modo, il suo animo sensibile e la sua innata esigenza di confrontarsi ed immergersi nelle bellezze della Natura che la circonda, le hanno ispirato questo brano di incredibile delicatezza, che ancora una volta mette in luce le buone doti canore di questa splendida musicista.






La serata con Il Tempio Delle Clessidre è stata, per me, un evento eccezionale e ringrazio gli organizzatori per aver avuto il "coraggio" di coinvolgermi, consapevoli che non scendo mai a compromessi quando parlo di Musica... e non l'ho fatto neanche stavolta!
Ho parlato talvolta di questi argomenti con ciascuno dei componenti della band, ma mai con tutti insieme e mai al cospetto del pubblico, un pubblico ricettivo ed entusiasta, che mi è parso apprezzare tutto ciò.

Spero di essere riuscito nell'intento di farli parlare un pò di se stessi, dando all'audience una chiave di lettura un pò più approfondita di queste splendide persone.
E in effetti le risposte non sono state mai banali o di circostanza, ma sempre stimolanti e sincere.


Quando parlo di questa band agli amici del prog, mi dicono, prendendomi in giro, che sono motivato dalla presenza di Elisa Montaldo. 
Dicono sicuramente una parziale verità: in realtà la prima volta che li vidi LIVE a Milano, non conoscevo nessuno di loro e fui sorpreso dalle sonorità delle tastiere elettroniche, dai virtuosismi pianistici simil-Banco e dalla passione quasi apprensiva che la tastierista mostrava al cospetto delle sue tastiere.
Successivamente le mie motivazioni si sono evolute con l'approfondimento musicale di Fabio, Giulio, Paolo e Francesco, della loro immensa passione per ciò che fanno, della loro sensibilità talvolta a fior di pelle e delle numerose good vibrations che riescono a trasmettermi con la loro musica ricca, sofisticata, energica, nuova seppure con chiari riferimenti al mio periodo d'oro, quando ero immerso totalmente in essa, ancor più di oggi.

Come al solito... fatemi sapere se avete gradito il post e la musica che vi ho inserito!

Alla prossima!

sabato 14 settembre 2013

Quando gli amici sono più di tre...


La recente splendida e coinvolgente performance, al Progfestival di Veruno, dei Three Friends (qui a lato), unica accreditatissima tribute band dei Gentle Giant, che annovera tra le sue fila due membri originari della mitica band inglese che sconvolse la critica musicale dell'epoca, mi ha indotto a ritornare indietro con la mente a quando ebbi la grande fortuna di vedere LIVE il gruppo originario.

Non mi si prenda per pedante, perchè non lo sono, ma l'asserzione (usata anche da me) "due membri originari" stride un pò.
Sebbene Gary Green sia a pieno titolo un membro originario della band, Malcom Mortimore si può più considerare uno che "si è trovato al punto giusto nel momento giusto" (ma questo lo osserviamo solo oggi!).
In realtà all'indomani del secondo splendido album Acquiring the Taste, i nostri amici si trovarono improvvisamente senza batterista ed erano pronti per registrare l'album Three Friends (dal quale deriva il nome della band attuale: l'unico album in cui hanno suonato entrambi gli ex-membri). Pertanto si affidarono al giovanissimo (18 anni) e talentuoso batterista londinese che probabilmente sarebbe rimasto in pianta stabile se non gli fosse occorso un serio incidente motociclistico. Invece fu immediatamente sostituito da John Weathers, che presto divenne membro insostituibile, sia per il suo personalissimo drumming che per la sua abilità sul vibrafono.


Estate 1976

Tutto sommato ero stato promosso.
Un regalo lo meritavo. Se non un regalo, visto che lo studio era mio oneroso dovere, almeno un riconoscimento dei miei sforzi!

Così quando vidi su 'CIAO 2001' che i Gentle Giant, che avevano da poco pubblicato l'album con la cover illustrata alla vostra sinistra, avrebbero tenuto un concerto a Rimini, dove sapevo di poter godere dell'ospitalità del più caro amico di papà, avanzai la proposta. 
Con mia sorpresa fu subito accettata, così preparai la valigia e con la mia solita baldanza ed energia (quando si tratta di musica), intrapresi il mio lungo viaggio, per la prima volta da solo in treno e con un 'complicatissimo' cambio a Bologna! Avevo 17 anni, ma allora si viaggiava molto meno di ora, specie se si era membro di una famiglia con cinque figli.

Nei giorni che mi separavano dal concerto non utilizzai il periodo estivo (erano i primi di giugno) e Rimini per andare in cerca di avventure. Non mi attraeva neanche andare in spiaggia, visto che già allora l'Adriatico lasciava a desiderare rispetto al Tirreno (non sapevo che, da adulto, avrei trascorso molti anni di villeggiatura, forse i migliori, a Silvi Marina), così rimasi nel negozio del mio ospite a ciondolare fra il bancone e le stanze sottostanti (dove c'erano addirittura una piccola cucina e una stanza, con un letto e una TV, che successivamente si rivelò molto utile).
La sera prima del concerto entrarono nel negozio una donna e una ragazza, la prima prese a parlare con il titolare e la seconda venne a sbirciare cosa stessi facendo. Quando vide che ero intento a separare le anse degli orologi mi chiese in tono canzonatorio se fosse un lavoro particolarmente difficile. Alzai la testa e le sorrisi. Mi apparve splendida con quei riccioli neri e quello sguardo sicuro. Era una circense di 23 anni e già con due figli. Entrammo subito in sintonia e volle venire con me ad assistere al concerto, pur non conoscendo i Gentle Giant.

Quando entrammo nella sala (allora aveva due palchi, ora non so) de "L'Altro Mondo" la band di spalla (così chiamavamo quelle che ora si chiamano opener) era già intenta a suonare sul palco di destra, ma io non riuscii a prestar loro attenzione perchè ero emozionatissimo! Per un ragazzotto come ero io, sempre intento ad ascoltare e suonare musica, entrare in uno splendido locale con una splendida ragazza al proprio fianco, per di più per andare ad assistere al concerto di una delle mie band preferite... beh, era davvero il massimo!

La mia passione per la Musica prese il sopravvento (come accade ancora oggi!) e le dissi che, siccome volevo registrare tutto il concerto, dovevamo andarci a posizionare al centro e piuttosto vicini al palco centrale.
Ci accomodammo seduti a terra, fra un nugolo di ragazzi, lei appoggiò la testa sulla mia spalla sinistra e il concerto incominciò (davvero pensavate che non vi avrei reso partecipi di questa reliquia? Io sono il progpromoter!).


https://soundcloud.com/enzo-vitagliano/live-in-rimini-1976-part-ii

Come avrete notato, i Gentle Giant si facevano precedere da una sorta di overture registrata, al termine della quale entravano sul palco, imbracciavano gli strumenti e incominciavano a suonare.
Le loro mise non paventavano proprio buon gusto, anzi erano piuttosto kitsch, ma cosa importava?
Nell'istante in cui partì 'Just the Same' ebbi un brivido di emozione fortissimo! Tanto che la mia amica istintivamente mi strinse il braccio con più forza.

A quei tempi non si usava il 'click', era tutto naturale e infatti alcuni brani suonano più velocemente delle versioni in studio.
Inoltre le band di allora erano solite fare versioni modificate dei brani che potevano presentare maggiori complessità per il LIVE e i GG amavano riproporre versioni sempre diverse dei loro brani.
Figuratevi la mia emozione quando intonarono 'On Reflection'! L'incastro vocale era perfetto e nitido anche LIVE, io cantavo con loro (o almeno ci provavo) in estasi! Fui solo parzialmente deluso dal mancato seguito con le fughe strumentali... forse chiedevo davvero troppo ad una band che SENZA ALCUN musicista supplementare (anche perchè sarebbe stato difficile trovarne uno alla loro altezza!) riproponeva le magie che avevamo apprezzato negli album in studio!
Peraltro la loro grande capacità vocale fu riproposta in 'Knots', altro brano allucinante e bizzarro, ma corredato di un bridge elettrico di una potenza incredibile!

I cinque musicisti si scambiavano continuamente gli strumenti fra loro secondo le esigenze del brano.
Kerry Minnear saltava dalle tastiere al vibrafono, Ray Shulman si alternava fra violino, basso, tromba e chitarra acustica, senza mai sbagliare un ingresso o un controcanto, Derek Shulman rilevava il basso del fratello quando impegnato con il violino, poi lo posava e prendeva il sax, anch'egli senza commettere una sola sbavatura, Gary Green si alternava fra chitarra solista, acustica, basso e flauto dolce e infine John Weathers non disdegnava di alzarsi a suonare il vibrafono quando necessario.
In un particolare momento del concerto (Prima di 'The Boys in the Band') Ray suonava la grancassa e gli altri i tamburi da banda!
Che spettacolo indimenticabile!
Che grandi musicisti!
Che incredibili personaggi!

Mi spiace che non possiate apprezzare il solo di vibrafono di Kerry su 'The Runaway', a mio modo di vedere a tutt'oggi il miglior solo di vibrafono in un brano prog: ancora oggi non mi do pace per non essermi accorto che il nastro era terminato e andava voltato! Però spero sarete contenti per me, che ho potuto apprezzarlo e ne godo ancora oggi il ricordo come fosse ieri!
Saltò da dietro alle tastiere per raggiungere il vibrafono che era sul bordo esterno del palco, così vicino che quasi poteva raggiungersi con le mani, eseguì il solo e poi tornò velocemente dietro il suo muro di tastiere! Grandissimo!
Comprenderete che con tutta la strumentazione che dovevano tenere sul palco, non era facile trovare lo spazio necessario neanche per muoversi!

Tanto per farvi 'soffrire un pò vi trascrivo la tracklist del concerto:
01. Opening
02. Just the Same
03. Proclamation
04. On reflection
05. Interview
06. The Runaway
07. Experience
08. So Sincere
09. The Boys in the Band (senza errori di ingresso del batterista!)
10. Knots (memorabile!)
11. The Advent of Panurge
12. Give it Back
13. Timing
14. Free Hand
encore
15. Peel the Paint
16. I Lost My Head

Con tutto il rispetto per i Three Friends non credo che potrebbero mai sostenere una scaletta del genere!
Brani di interpretazione complessa come 'Knots', 'Give it Back', 'The Advent of Panurge' non sono alla portata di tutti. Occorrono grande bravura e enorme sensibilità artistica.
Ma soprattutto... occorrerebbero almeno 9 musicisti sul palco, per fare quello che i GG facevano in CINQUE!

Ma i GG non erano solo grandissimi musicisti e esecutori (vi prego di ricordare che sono due cose molto diverse!). Per farvi comprendere che sorta di personaggi fossero questi grandissimi musicisti polistrumentisti posso farvi notare che alla fine di 'Free Hand', nel corso delle rullate, John urlava "FAGIOOOOOLIIII", senza un apparente motivo, forse perchè gli era piaciuto il nome o la pietanza... non si sa, ma generò un incredibile entusiasmo e lo invitammo a proseguire imitandolo!
E al nostro richiamo sul palco, come encore si produssero in due brani di enorme impatto ed efficacia!

Alla fine, come spesso mi accade dopo un concerto soddisfacente ed emotivamente coinvolgente, ero stremato. Felice, ma stremato dalle emozioni e l'energia profusa, pur stando accovacciato con un microfono in mano per tentare di cogliere tutto e preservarlo per sempre, come è stato!

Per tutto il concerto Flora (si chiamava così) fu lì, mentre io ero completamente inebriato e inebetito dalla Musica e dai musicisti. Ora mi stringeva la mano, ora si stringeva forte a me, nei momenti della mia maggiore tensione emotiva, ora catturava il mio sguardo e mi sorrideva, ora mi mostrava il suo apprezzamento per ciò che le avevo fatto scoprire, che senza di me non avrebbe mai conosciuto.
Chi le avrebbe mai portato una cassetta dei Gentle Giant in un circo?
Il giorno dopo ho fatto l'amore per la prima volta nella mia vita, con lei che mi guidava e mi invitava, con il suo tono canzonatorio, a controllare il mio impeto e dedicarmi a lei. Non potrò mai dimenticarlo!

Qualcuno potrebbe pensare che è grazie a lei che sono legato ai Gentle Giant
In realtà è l'esatto contrario: è grazie alla mia passione per la musica e ai Gentle Giant che ancora oggi, a distanza di quasi 40 anni, ho il privilegio di ricordare nitidamente buona parte degli eventi di quei giorni, il suo rispettoso divertimento per la mia emotività quasi infantile e la sua partecipazione alla mia gioia incontenibile, nel momento in cui abbracciai un sudatissimo John Weathers. 
Lei volle stringere la mano a Ray Shulman, perchè lo considerava, a ragion veduta, il più geniale della band.
Io le ho fatto conoscere una band che spero non abbia mai dimenticato, lei mi ha fatto comprendere che si può essere presenti e partecipi anche con un semplice abbraccio, senza intralciarsi.

E' per questo che quando, anche durante quest'ultimo Veruno Progfestival, vedo due persone che ascoltano e si godono la musica abbracciati, sono contento per loro e mi tengo in disparte: perchè indipendentemente da quanto siano davvero legati, da quanto si amino e si stimino davvero, da quanto sia buona la loro intesa sessuale... in quel momento, se la pensano come me, vivono l'estasi di un momento magico e non hanno bisogno di nient'altro.



lunedì 27 giugno 2011

L'Amore ai Tempi del Prog (2)


Ciao a chi mi legge (e siete in tanti...Grazie!)

Visto l'incredibile successo del precedente post sull'argomento, che in breve tempo (è stato pubblicato ad aprile) ha soppiantato al secondo posto in classifica quello sui Brand X, mi è sembrato opportuno ritornare sull'argomento.

Forse, come quello dei Brand X, il post sull'amore è molto clickato perchè unisce le parole 'amore' e 'prog' insieme, per cui viene rintracciato anche involontariamente... ma cosa importa?
Godiamoci questo successo con qualche altro splendido esempio di buona musica ispirata dall'amore nei suoi differenti aspetti!


Vi ricordate un vostro primo appuntamento?
L'eccitazione del momento, il cuore che batte forte in gola, le mani che tremano e tutto il resto?
Beh... prima dell'appuntamento ci sono sempre i preparativi: scegliere la mise da indossare, curare la propria persona, provvedere (più frequentemente per noi maschietti) a procurarsi un piccolo pensiero che possa sorprendere l'interlocutore e tutto il resto.

Ascoltate i Genesis come interpretano un appuntamento galante...




Attendete che il mio cuore smetta di palpitare all'impazzata....
E' un brano di una dolcezza incommensurabile!
Cosa c'è  di più dolce di un appuntamento con la persona che si brama avere tra le braccia?

Cercate di comprendere il differente atteggiamento mentale dei due:

Lei: Torna a casa dal lavoro, rimuove velocemente i resti della colazione del mattino, si getta sotto la doccia e poi cura la sua persona con spezie e profumi per sentirsi più adeguata all'evento. Come tutte le donne si attarda in questa pratica e quando si ricorda che dovrebbe rifare il letto è troppo tardi e si prepara per uscire;

Lui: Ha fatto una doccia veloce, si è vestito di tutto punto, si è spruzzato un pò di profumo, ha preso il piccolo dono (la "Chocolate Surprise") per la sua compagna e mentre, tutto impettito, prende la porta, si accorge di non aver rifatto il letto e pensa: "Cosa importa? Dovrò rifarlo con lei stanotte!". Chiude a chiave il suo seminterrato e vola su per le scale.

A questo punto il narratore, che non a caso è un tale Peter Gabriel, ci lancia un messaggio:

Take a little trip back with Father Tiresias
 Listen to the old one speak of all he has lived through
I have crossed between the poles, for me there's no mystery
Once a Man like the sea I raged,
once a woman like the earth I gave
But there is in fact more earth than sea

Padre Tiresia fu chiamato a dirimere una controversia amorosa fra Zeus e Era, che volevano sapere chi, in amore, prova più piacere.
Tiresia, che era stato prima uomo, poi donna, poi ancora uomo, rispose che in amore il piacere si compone di dieci differenti parti: l'uomo ne prova soltanto una, la donna invece le altre nove. 

Tutto questo è trasportato mirabilmente in musica con la prima parte del brano ricca di dolci arpeggi di chitarra a supporto ora della voce di Gabriel, ora del suo flauto traverso.
E' la dolcezza, mista all'eccitazione, dell'attesa e della preparazione dell'evento.

A partire dal minuto 5,55 l'ambientazione cambia: il tempo muta in 7/8 e la ritmica si fa più sostenuta: ora i due giovani sono insieme e godono della reciproca compagnia e tutto sembra andare come entrambi speravano: le schermaglie amorose, i complimenti smisurati, gli sguardi d'intesa, la mano nella mano, i baci profondi e qualche carezza audace.
Non è meraviglioso tutto ciò?

Come meravigliosa è la ritmica fluida di Collins, che in paradiddle fra cassa, rullante e hi-hat ci regala un altro esempio della sua maestria. Il tutto in appoggio al lungo e intenso assolo di tastiere di Banks.



Un vecchio adagio diceva 'L'amore non è bello se non è litigarello'.
In questo brano, però, le conseguenze dei litigi stanno portando all'esasperazione il nostro Nick D'Virgilio:





Il brano parte molto elettrico, come accade sovente negli Spock's Beard (ricordiamo che sono americani!), ma successivamente evolve verso una sezione sempre più intimista, fino a terminare con la sola voce accompagnata dalla chitarra.
Vi prego di notare quanto sia superlativo il drumming di Nick, sempre così ispirato, ricco ed efficace. In realtà tutti i musicisti sono di ottimo livello.
Al minuto 3,20 c'è il momento più intenso del brano, con quel canto accorato e il successivo crescendo di tastiere che apre a una nuova sezione cantata.
Quando la musica lentamente scompare e rimane solo voce e chitarra la sensazione di disagio è tangibile.
I've found my bottom line
or it found me 
E' allo stremo e non vuole ammettere di dover prendere una decisione, allora spera che sia la decisione a farsi strada da sola nella sua testa.
Non è buffo, è drammatico: quante volte avete avuto la stessa sensazione anche voi?


Sfortunatamente l'amore non ci regala solo gioie.
Sarebbe troppo bello vivere soltanto le leggere, piacevoli sensazioni del primo appuntamento, o dei primi tempi di un rapporto, con gli inevitabili litigi e riappacificazioni (che in fondo sono la parte migliore del litigio!).

Spesso le cose si complicano e  ci si trova ad affrontare differenti stati d'animo...
In questo i Marillion sono maestri!
Ascoltate questo brano.





Prestate attenzione all'intensissima interpretazione di Hogarth, che canta come se avesse davvero il cuore in frantumi nelle sue mani.
L'intro fosca e tetra e l'attacco esplosivo di chitarra sono eccezionali.
Notate il drumming ruvido di Mosley, con quella strana, ma azzeccatissima, sincope e il basso preciso e fluido di Trewavas.

Ma è il secondo attacco di chitarra, seguito dall'assolo, a strappare l'emozione, perchè Rothery interpreta alla grande il pathos del brano, con quelle sue note lunghe, i bendings, gli outsiders e tutto il resto!

E quando Hogy riprende a cantare e urla:
...and you know how it is!
with this fragments of love
and this splintering heart 
with this fragments
and this splintering heart! 
La sensazione finale, quando torna l'ambientazione tetra dell'intro, è di spossata tristezza.

E' un brano molto intenso, non è vero?


A questo punto avrei potuto inserire un brano che potremmo definire 'Le conseguenze dell'amore'.
Se vi va, andate a riascoltarvi 'Nothing at All' dei Gentle Giant  nel post a loro dedicato.
Qualora non aveste avuto l'occasione di leggere di loro, potrebbe essere questo il momento giusto(Anche perchè in quella pagina c'è un'altra splendida canzone di un amore finito: 'Think of Me With Kindness')!

Sull'argomento delle 'conseguenze' , ma basato su una storia decisamente più fantasiosa, non posso trascurare di aggiungere quello che capita a Rael, protagonista di The Lamb Lies Down on Broadway, dopo aver goduto dell'amore delle Lamia!





Che splendore, non è vero?
Con quel pianoforte dolce e struggente al tempo stesso!
E la voce di Peter è così calda e avvolgente...

Mute melodie riempono la sala echeggiante
e non c'è alcun segnale di pericolo
nel richiamo delle sirene
Ma come sovente accade... il pericolo si manifesta quando è ormai troppo tardi.
Per non diventare uno 'slipperman' Rael sarà costretto a subire un'evirazione.


In alcuni casi tutto l'insieme di sensazioni positive che si provano in amore non viene generato da un'altra persona o essere vivente, ma da qualcosa che non è materiale.
Ne senti il flusso nel tuo corpo ogni volta che riesce a sorprenderti, ne godi dei benefici quando ti ci trovi a contatto diretto, quando riesci a sentire che ti appartiene e che non tradirà mai le tue aspettative.
Il prossimo brano è il manifesto di questo blog: non è prog, è un semplice rock sinfonico, ma dice esattamente ciò che provo nei confronti della MUSICA.





Continuo a pensare che la MUSICA sia davvero l'unica cosa che non mi lascerà mai solo.

sabato 11 giugno 2011

Standards Prog... esistono?

La Wikipedia cita testualmente: "Uno standard è una norma accettata, un modello di riferimento a cui ci si uniforma affinchè sia ripetuto successivamente".

Forse i più giovani non sapranno che il nome dei grandi magazzini STANDA derivava proprio da "standard". In quei magazzini tutto ciò che si vendeva era prodotto in serie (e per questo a prezzi più accessibili).

In musica, in genere, lo standard si associa alla musica jazz ed è solitamente un brano creato da un musicista  e suonato e interpretato da altri musicisti, in forme spesso aventi una struttura di base fissa, sulla quale i solisti prima eseguono il tema e poi improvvisano assoli per uno o più giri ciascuno. In genere il brano termina con una reprise del tema e un finale.

A differenza di quanto spesso riportato, lo standard non è semplicemente un brano famoso, ma un brano "di riferimento", cioè dotato di alcune caratteristiche che valgono la pena di essere studiate e metabolizzate per poter migliorare il proprio bagaglio tecnico/musicale.
Così per esempio, a mio modo di vedere, Hello Dolly di  Louis Armstrong può essere considerato un evergreen, ma non uno standard, mentre sicuramente Cantaloupe Island di Herbie Hancock è uno standard ma non precisamente un evergreen.
Ciononostante ci sono molti casi in cui lo standard e l'evergreen sono un tutt'uno, come nel caso di All the things you are di Jerome Kern, suonata e cantata da tutti, compresi Frank Sinatra e Barbra Streisand.

Parafrasando il povero Ivan Graziani potreste dire: "Si ma...Tutto questo cosa c'entra con il Prog Rock"?
Apparentemente poco, perchè in questo settore musicale, fino a qualche tempo fa, i musicisti non si scambiavano volentieri i brani fra loro e l'esecuzione di altri era più spesso una cover e non una reinterpretazione del brano.

La differenza fra standard e cover sta proprio nel fatto che il primo è soggetto a reinterpretazione e talvolta anche modifica della struttura e della velocità di esecuzione, mentre la seconda è quasi sempre una riproduzione il più fedele possibile dell'originale, pertanto priva di qualsiasi spunto creativo. Inoltre la cover è quasi sempre un brano evergreen.

Fino a qualche tempo fa...





Come potete notare questa è propriamente una cover. Non ci sono rilevanti variazioni rispetto all'originale.





Invece questa può essere considerata l'esecuzione personalizzata di uno standard, in quanto ne è stata mantenuta la struttura di base, ma vi sono state apportate significative variazioni che in qualche modo ne caratterizzano l'esecutore.

Per quanto possa sembrare incredibile tra le migliori coverbands di progressive rock ci sono quei caciaroni ipertecnicizzati dei Dream Theater: hanno riproposto in modo pressocchè perfetto albums interi dei Pink Floyd, brani dei Kansas, Genesis, Marillion, etc.

Ma secondo voi... quali potrebbero essere gli Standards Prog?
Quali brani potrebbero essere insigniti di tale fantastica onoreficenza?
E soprattutto... vista la definizione di standard... per quale motivo?

Ora potrebbero scatenarsi orde di progger indemoniati, ciascuno con la sua personale tracklist e le sue motivazioni. Sarebbe divertente poterle osservare tutte (e in ogni caso se me le postate la discussione è apertissima!)...

Io vado ad elencarvi la mia personalissima top ten di tracklist di standards, tentando come al solito di farvi partecipi delle mie valutazioni tecnico/emotive.
Coloro che mi seguono con maggior frequenza avranno già visto citati alcuni di loro nei miei precedenti post.
Vi assicuro che, se ci ragionate su, non ci sono tantissimi altri brani che possono presenziare in questa lista!


Track 01: 21st Century Schizoid Man - King Crimson





Come mi è capitato di dire già in passato, secondo me questo brano è il manifesto del Progressive Rock.
Notate quanto ci sia di delirante, sorprendente e innovativo ancora oggi, a distanza di 42 anni dalla sua pubblicazione!
L'esplosione con cui si apre il brano mette immediatamente in vibrazione tutti i nervi del corpo, gli intermezzi vocali filtrati, il sax in sincrono con la chitarra nei riff (successivamente Steve Hackett riprenderà questa tecnica e la farà sua), l'incredibile drumming di Michael Giles, con tutti quei contrappunti ora sul hi-hat, ora sui piatti, sul rullante e sui tom, la chitarra disperata di Fripp che miagola e urla all'impazzata, il basso di Lake che sottolinea tutte le parti, gli interludi sincopati e in sincrono perfetto (ripresi poi da moltissimi altri musicisti, probabilmente folgorati dall'evento del primo ascolto), i pianissimo alternati ai fortissimo, il finale isterico e a tratti cacofonico, contribuiscono a rendere questo brano unico nel suo genere per ricchezza di idee, impatto e difficoltà di esecuzione.
Merita sicuramente di essere il primo della lista!

Qualora voleste approfondire l'argomento King Crimson vi riporto il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/11/i-king-crimson.html



Track 02: The Fountain of Salmacis - Genesis






In questo brano, di cui peraltro ho già parlato diffusamente nel post dedicato all'amore nel Prog, c'è tutto quello di cui uno standard necessita: innovazione, feeling, tecnica, ardore interpretativo, sviluppo armonico e melodico di alto livello.

Vi allego il link:
http://proglessons.blogspot.com/2011/04/lamore-ai-tempi-del-prog.html




Track 03: The Runaway - Gentle Giant









Sebbene i GG avessero già prodotto alcuni albums di elevatissimo valore, l'assestamento della formazione permise loro di realizzare In a Glass House con la piena consapevolezza dei loro mezzi.
A parte l'intro di incredibile efficacia, con quel suono di vetri infranti che poi diventa ritmico, il crescendo delle tastiere e il micidiale attacco, che nel vinile parte prima da un solo lato e poi esplode in tutta la potenza del suono stereofonico (purtroppo nel CD qualche balordo tecnico del suono ha ritenuto che fosse un difetto e l'ha uniformato... si è perso così un impatto emotivo fortissimo!), il brano ha una ritmica pulsante, inusuale...e giustamente parla di un evaso in fuga!
Ma la parte che secondo me ha quel tocco di classe in più è il solo di vibrafono, che è uno dei più belli che abbia mai sentito!

Se vi interessano i Gentle Giant non avete che da clickare...
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/i-gentle-giant.html






Track 04: Shine On You Crazy Diamond - Pink Floyd






Le quattro note che hanno cambiato la musica!
Ma questo brano non è soltanto questo...
Provate a prestare attenzione all'intro di tastiere... non è soltanto un accordo che si protrae per un tempo lunghissimo. Sotto si sentono degli effetti pulsanti che fanno venire alla mente lampi di luce, flash di immagini della memoria e in ogni caso la netta sensazione che ciò che sta per incominciare non sarà per niente allegro e rilassante.
Il brano è permeato tutto di tristezza e malinconia e lo si comprende già dall'inizio. Prima ancora di sentire quei quattro rintocchi che ci immergono definitivamente nell'atmosfera.
"Ricordo che quando eri giovane brillavi come il sole
brilla ancora pazzo diamante!"
E ascoltate Gilmour con quanto ardore sottolinea con la sua chitarra dai toni blues tutto il malessere che traspare dalla musica e dai testi.

Recentemente ho letto un libro, regalatomi dalle mie figliole, che narra la storia dei Pink Floyd attraverso testimonianze e interventi (inventati dall'autore, ma tutto sommato con una parvenza di verosimiglianza) di personaggi realmente esistiti, e di quanto questi fossero rimasti legati per tutta la loro esistenza al fantasma (vivo o morto) di Syd Barrett. C'è da crederci se l'album a lui dedicato è così intenso, straziante e rassegnato al tempo stesso.

Per coloro che si sono persi il mio post sui miti del Rock psichedelico, ecco il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/i-pink-floyd.html






Track 05: Close to the Edge - Yes







Di questo brano ho parlato nel mio recente post sugli Yes:
http://proglessons.blogspot.com/2011/06/gli-yes.html


Perchè lo considero uno Standard Prog? Perchè ha dentro tutti i dettami del Prog delle origini: è una suite che comprende: solennità, ritmiche complesse, assoli splendidi, interludi delicatissimi, sonorità tanto caratteristiche da divenire successivamente una specie di marchio di fabbrica, un cantante che fa accapponare la pelle con la sua voce e tutto il resto. Vi sembra poco? A me no!




Track 06: Firth of Fifth - Genesis




Ci crederete o no, ma a quel tempo molti maestri di pianoforte furono esortati dai loro studenti ad ascoltare l'inizio di questo brano e alla fine la domanda era sempre la stessa: "Me lo insegna?"


Firth of Fifth è particolare già dal titolo: un gioco di parole (tanto cari a Gabriel) che trae spunto dal Firth of Forth, che è la profonda insenatura su cui si affaccia Edinburgo. Forth si pronuncia quasi come Fourth che significa "quarto", così come Fifth significa "quinto", pertanto tutte le traduzioni assolutamente pretestuose che riportavano qualcosa come "Cinquanta per cento" o "Il quinto Fiordo" sono assolutamente prive di fondamento.

L'intro classicheggiante, con il solo pianoforte, e il fantastico impatto emotivo che si prova quando il brano parte in tutto lo splendore e la profondità della voce di Peter, con tutti gli strumenti a sorreggerlo e a sottolinearne la maestosità, quegli intermezzi soft e le reprise poderose preludono soltanto alla parte fondamentale del brano, quella che la rende un indiscutibile standard prog.

Quando Gabriel soffia nel flauto con dolcezza, il nostro animo si placa e si appoggia sulle onde tranquille della musica, che si trasforma in un intermezzo di pianoforte fino a volare sul crescendo che esplode nel mitico, storico, ineguagliabile, prorompente e perfetto assolo di chitarra di Steve Hackett!
Ma ascoltate anche tutto il resto del gruppo come contribuisce a rendere questo momento pieno, magico e irripetibile con il tappeto di tastiere, gli interventi di batteria e tutto il resto!

E quando si giunge sul finale:
"Now as the river dissolves in sea
so Neptune has claimed another soul"
l'emozione è tangibile perchè la voce di Gabriel è piena, forte e imperiosa ed è quasi con una punta di rammarico che accettiamo il termine del brano:
"Le sabbie del tempo furono erose
dal fiume dal cambiamento costante" 
e il piano di Banks che ci conduce fuori da questa magia.

Se non è Standard Prog questo...

Track 07: Starless - King Crimson







Ho dedicato a questo brano un post intero!

Eccovi il link:
http://proglessons.blogspot.com/2010/12/starless-la-disperata-constatazione-del.html




Track 08: Echoes - Pink Floyd






Anche questo brano è stato citato nel post sul gruppo.
A completamento posso soltanto riportare che l'emozione che ho provato quando l'ho suonato con un gruppo di giovani musicisti è stata davvero fortissima!
Primo, perchè io ero "il grande vecchio", colui che era depositario del "verbo", e poi perchè la suonavano davvero bene e mi sentii un pò Nick anch'io...
Peccato non avere neanche l'1% del suo conto in banca!




Track 09: Heart of the Sunrise - Yes







Anche di questo brano abbiamo già parlato e vi rimando al post sugli Yes.







Track 10: On Reflection - Gentle Giant





In questo brano sono fondamentali due momenti: la prima parte, tutta cantata "a cappella", con le voci che si inseguono fra loro in maniera perfetta (non solo in studio, anche Live!), ognuna con tonalità via via decrescente e NESSUNA in "ostinato"!
Per intenderci, è relativamente più semplice eseguire un "ostinato" (cioè una frase che si ripete sempre uguale),  concentrandosi essenzialmente sulla propria parte, piuttosto che una sorta di "fuga" dove noterete che è indispensabile seguire perfettamente le parti degli altri per non uscire fuori tempo!
E' una prova della grande dimestichezza che i GG avevano con questo tipo di soluzioni, già mostrata in altri brani (Knots su tutti).
Ma la cosa ancor più eccezionale, che differenzia questo brano dagli altri, è che, dopo l'intermezzo "nostalgico", dove viene ripetuta la medesima frase per ben 10 volte (quasi come fosse una lamentazione funebre ):
I'll remember the good things how can you forget all the years That we shared in our way: Things were changing my life, taking your place in my life and Our time drifting away

Entrano finalmente gli strumenti, uno ad uno, eseguendo le stesse parti prima eseguite "a cappella", pertanto intrecciandosi e rincorrendosi fra loro fino al poderoso attacco di batteria che ci porta al termine del brano.
Dove lo trovate un brano così coinvolgente per ritmica, tecnica e stile?


Eccoci giunti al termine di questo enorme post.

Comprenderete che alcune mie considerazioni prendono spunto dalla grande emozione che provo ascoltando questi brani, altre dal fatto che sono un musicista amatoriale, pertanto ne intravedo anche gli aspetti più "strumentali".
Il sogno della mia vita (da musicista amatoriale) era quello di mettere su una band che avesse, come me, voglia di "montare" questi dieci brani (più qualche altro, ovviamente).
Indipendentemente dalla complessità tecnica di alcuni di loro, che probabilmente in taluni casi ci avrebbe obbligato alla resa incondizionata, ho già tentato di trasmettervi quanto sia emozionante poterli suonare e sentire che "girano bene".
Da giovane non comprendevo l'irrealizzabilità di questo sogno, oggi si: se allora era difficile trovare altri quattro "pazzi" come me, che volessero cimentarsi con siffatte opere d'arte, oggi è virtualmente impossibile, vista l'età che avanza!

Noterete che mancano all'appello grandi gruppi RPI come Banco (Dopo... Niente più è lo Stesso), PFM (Impressioni di Settembre) e Le Orme (Sospesi nell'Incredibile).
Così come mancano gli Emerson Lake & Palmer (Tank o Take a Pebble), i Van Der Graaf, davvero troppo outsider, e qualcun altro.
Tutti questi meriterebbero a pieno titolo di presenziare... e in realtà ci sono, ma non fra i miei primi 10!


Infine avrete notato che non c'è niente di attuale...
Non si rammarichino i più giovani!
In realtà forse avrei potuto inserire in scaletta qualcosa dei Porcupine Tree, magari Even Less...


Per poter diventare uno standard  un brano deve avere la giusta dose di innovazione, pregevolezza stilistica, fascino e feeling... e se è possibile trovare nel prog moderno le ultime tre caratteristiche, la prima immagino che rimarrà, almeno per il momento, un pò latitante!

Qualsiasi commento è ben accolto, anche se aveste voglia di lapidarmi!