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giovedì 11 settembre 2014

VEROODSTOCK ! Ovvero il Festival Prog più libero del mondo.

Ciao a chi mi legge!

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno condiviso e condividono con me questo splendido evento annuale che può riassumersi in tre parole: musica, libertà e amicizia.


Da qualsiasi punto del mondo si parta, per raggiungere Veruno (NO) occorre attraversare boschi fitti di alberi e strade più o meno asfaltate.
Sono ormai più di quattro anni (e cinque edizioni del Prog Fest) che la raggiungo, più volte all'anno, ed ogni volta mi sembra di entrare in un mondo diverso, quasi incantato.
Io non so cosa provò Eddie Valiant, in Chi ha incastrato Roger Rabbit, attraversando il tunnel per recarsi a Cartoonia, quando vide lo scenario cambiare repentinamente, rivelando un mondo di colori, gioia e spensieratezza, ma credo di essergli molto vicino!

Non ci è dato di sapere quanto sia spensierata la popolazione di questa piccola cittadina, che non ha neanche uno sportello Bancomat per i prelievi di contante, ma sicuramente è estremamente socievole, empatica ed ha un innata predisposizone all'ospitalità!
Predisposizione che peraltro sperimento di persona da tre anni ormai e mi sento sempre in debito verso le splendide persone che si prodigano per me, e quest'anno anche per mio fratello, che mi ha reso felicissimo condividendo con me (e con il mio amico che mi ha fatto conoscere la manifestazione) questa esperienza. 
Dopo le centinaia di mani strette, le presentazioni e gli slanci affettivi nei miei confronti da parte dello staff organizzativo, dei musicisti che si esibiscono o che intervengono come spettatori e gli avventori che vi partecipano, immagino che abbia compreso perchè sono tanto legato a questa manifestazione e a queste persone!

Veruno è definita Città della Musica per via della sua filarmonica ormai centenaria, e il 2 Days Prog+1 (si chiama così perchè in origine era organizzato su due giorni e ora su tre) è inserito nel contesto del Settembre musicale Verunese, che comprende questo evento di musica rock, un evento di musica jazz e uno di musica classica.
Per quanto mi riproponga sempre di partecipare a tutti e tre, per un motivo o per un altro non vi sono mai riuscito ... ma al 2 Days Prog+1 non rinuncio mai!
Tutti gli eventi sono rigorosamente gratuiti e questo è un altro punto a favore di questa splendida iniziativa che non trova eguali in nessuna parte del mondo!

L'aria che si respira in questo piccolo centro, nel periodo del festival, è incredibilmente festosa, romantica e soprattuto si ha la sensazione di essere completamente liberi e sempre a contatto con la natura, la musica e la gente.
Ci si incontra tutti, musicisti, organizzatori e appassionati, scambiandosi sorrisi, offrendosi l'uno con l'altro una bibita (in generale birra!), discutendo amabilmente di musica, scartabellando allegramente fra i CD, i DVD e le decine di bancarelle che offrono di tutto, sempre in tema musicale!

I musicisti, che poi si avvicenderanno sul palco, sembrano sentire questa atmosfera particolarissima ed appaiono rilassati e disponibili, non si tirano mai indietro, sia per le foto e gli autografi che per vivere qualche momento conviviale. L'anno scorso i Three Friends (emuli degli originali Gentle Giant) parteciparono con noi ad una scorpacciata di carbonara gentilmente preparata ed offerta da Massimo Dolce, chitarrista/compositore dei Gran Turismo Veloce! Fu una splendida nottata piena di gioia e divertimento!


E' meraviglioso respirare a pieni polmoni questa atmosfera quasi surreale!
Proprio per questo, nei tre giorni della manifestazione, la piccola Veruno diventa la grande Veroodstock! Nome che ho inventato l'anno scorso e da allora entrato nel lessico dei progsters!

Ma veniamo alle mie impressioni sulle bands che si sono avvicendate sul palco, rigorosamente in ordine di apparizione:



1° Giorno

FEM (Forza Elettro Motrice)


E' una band che seguo da tempo ed ho visto già varie volte LIVE.
Il loro album Sulla Bolla di Sapone, uscito quest'anno per la Altrock ha riscosso buone critiche.
In effetti il loro sound è fresco e ricco di contaminazioni che spaziano dal RPI del Banco del Mutuo Soccorso a qualche venatura jazzrock di buona fattura, usano strumenti poco frequenti nel genere (come il trombone) e mostrano una buona originalità.
Rispetto alle prime esibizioni il gruppo, che ha alcuni nuovi innesti, si è amalgamato ed è cresciuto, la performance è più fluida e questo ha migliorato la musicalità dei brani LIVE.
Il timbro di voce del cantante Massimo Sabbatini permane alle mie orecchie poco congeniale (ma ritengo che sia un mio problema), però è intonato, non stecca mai dal vivo (cosa frequente, specie fra i giovani cantanti) e la sua naturale comunicatività gli dà una marcia in più.


Franck Carducci and Band



Nella migliore tradizione olandese/francese la band è molto teatrale, il leader istrionico e comunicativo e i musicisiti sono di grande esperienza e perizia tecnica.
La loro musica non segue propriamente i dettami del Progressive, imperniata com'è su riff blueseggianti e linee melodiche accattivanti, ma tramsette una buona carica e i musicisti sanno fare grande spettacolo!
Nel brano 'Alice's Eerie Dream' la cantante si è trasformata in una specie di Alice di Carroll in abiti succinti, suscitando sorpresa ed ammirazione nel pubblico (specie maschile!)


Martin Turner plays Wishbone Ash


A mio modo di vedere la nota dolente di tutto il festival.
Noiosi, banali, ripetitivi e poco interessanti.
Ammetto di non conoscere i Wishbone Ash e mi hanno riferito che i brani proposti erano, in fondo, i punti più bassi della loro discografia.







Focus

Qui è stato il contrario.
Conoscevo poco della loro discografia, e  non ero convinto che mi avrebbero impressionato, invece sono rimasto sorpreso dall'impatto del muro di suono che ci ha investito. Bella performance, ottima musica e bravi musicisti!
Thijs Van Leer, istrionico leader e membro fondatore della band, ci ha regalato alcuni momenti di alta classe musicale, miscelando il suo yodelling con splendidi virtuosismi alle tastiere e al flauto e con un ottimo lavoro del suo bravissimo chitarrista.
Sempre secondo la mia opinione, leggermente troppo dilatati i momenti solistici verso il finale, reminescenze del modo di fare spettacolo negli anni '70 e non più attuale.



2° Giorno

Kingcrow

Non si può dire che sia una band emergente, visto che ha 5 album al suo attivo, l'ultimo In Crescendo è uscito nel 2013.
Il gruppo, di origine romana, suona un progmetal piuttosto affine agli ultimi  Porcupine Tree, ma anche ai Riveside, con ottime linee melodiche innestate su un'ossatura musicale piuttosto heavy.
Sicuramente interessanti, credo che meritino un approfondimento!


Overhead


Interessante anche questa band finlandese dai brani lunghi e variegati, di ispirazione talvolta pinkfloydiana, talaltra crimsoniana.
Lievemente didascalici, un pò orientati più alla forma che al contenuto, ma si sa... provengono da climi freddi!
Hanno al loro attivo 4 album, l'ultimo dei quali nel 2012, ma hanno proposto anche un unreleased che sarà sul loro prossimo album.


Spock's Beard

Devo essere sincero... non mi aspettavo niente di buono dalla loro performance, visto che gli ultimi due album non mi sono piaciuti granchè, ma la band americana ha tirato fuori una playlist di grande valore, spaziando su tutta la loro discografia e tirando fuori brani da The Light, The Kindness of Strangers, Snow, Feel Euphoria e i nuovi album.
Ted Leonard ha mostrato di avere un timbro di voce molto vicino a quello di Neal Morse, ma non la sua estensione vocale, cedendo sugli acuti.
Troppo gigioni nelle loro movenze sul palco, in questo tipicamente americani, ma preziosamente supportati dalla splendida chitarra di Alan Morse e dalle tastiere di Ryo Okumoto. Qualche imprecisione di troppo, che non credo di aver colto solo io. Jim Keegan impeccabile e preciso... ma non ha il talento e la sensibilità di Nick D'Virgilo.


Änglagård

Sogno, estasi, immaginazione che sfugge al controllo, stile, fascino, solennità, ritmo, paure ancestrali e echi di mondi lontani!
Queste sono le sensazioni che ho provato ascoltando questa grande band che giunge dalla Svezia.
Avrebbero dovuto suonare prima degli Spock's, ma per problemi organizzativi hanno invertito i turni... e forse è stato meglio così, perchè la notte è stata loro amica e complice... ed ha contribuito a creare un'atmosfera densa e a tratti surreale, sulle note di questo fantastico quintetto che usa soltanto strumenti analogici, nulla di computerizzato.
Come ho avuto già modo di dire in altra sede, non è musica per ascoltatori frettolosi e distratti. E' Musica Classica Attuale, non me ne vogliano gli spocchiosi!
Sicuramente non per tutti, ma una grande gioia per le orecchie, il cuore e la testa di chi riesce ad apprezzarli!




3° Giorno

Barock Project

Grande giovane band italiana (3 album all'attivo) dal "tiro" eccezionale e dotata di notevole intensità espressiva.
Hanno aperto l'assonnata terza sessione (potrete ben immaginare che non si dorme granchè a Veroodstock!...) scaldando immediatamente il pubblico con le rampanti tastiere di Luca Zabbini, anima virtuosa e compositore principale della band.
Avevo avuto già la fortuna di ascoltarli LIVE a Milano quando presentarono il loro ultimo lavoro Coffee in Neukolln e ne ero rimasto impressionato già allora.
Al termine dell'esibizione qualcuno scherzando ha detto che tutto sommato il terzo giorno poteva anche terminare lì, tanta è stata la carica emotiva che hanno trasmesso questi giovani musicisti!


IO Earth

 Seconda splendida presenza femminile sul palco di Veruno (chi ha detto che nel prog ce ne sono poche?), questa volta in abito da vestale.
Il timbro di voce di Linda Odinsen ricorda quello di Heather Findlay e la band ha un sound a metà fra Mostly Autumn e Curved Air, ma con interventi più heavy, principalmente orientati a mettere in luce le buone qualità del chitarrista.
Musica di buona fattura ma che non lascia un segno permanente.


Leprous


I "lebbrosi" norvegesi suonano un progmetal piuttosto estremo ed hanno suscitato emozioni contrastanti tra il pubblico.
C'è chi li ha apprezzati immediatamente e chi li ha demoliti senza ritegno.
Personalmente li ho trovati musicalmente abbastanza interessanti, anche se i loro eccessi me li rendono un pò invisi.
Quello che non riesco ad apprezzare è il modo di cantare, altalenante fra un falsetto urlato e il growl, entrambi piuttosto ostici per i miei canoni musicali.
Da rilevare che i brani più recenti, dove il sound si è spostato verso un prog più melodico (come hanno fatto anche gli Opeth a partire da Heritage) presentano una maggiore intensità emotiva.


PFM - Premiata Forneria Marconi

La band che, insieme con il Banco Del Mutuo Soccorso, ha gettato le basi dei canoni stilistici dell'RPI non necessita di presentazioni.
Sulla scena ormai da 35 anni ha riempito le nostre vite di splendide melodie, accattivanti ritmiche e testi taglienti ed efficaci.
Quando sono saliti sul palco abbiamo notato gli inevitabili segni dell'età su ciascuno di loro, ma appena hanno preso a suonare, così ricchi di energia e passione inalterata, siamo tornati tutti indietro nel tempo e ci sono sembrati improvvisamente di nuovo giovani, forse merito anche del funambolico Franz Di Cioccio, mai fermo un momento.
La playlist ha attinto brani da una buona fetta della loro immensa discografia, passando per 'Impressioni di Settembre', 'Il Banchetto' e giungendo a brani dall'ultimo lavoro PFM in Classic. L'encore, degno finale di una splendida 3 giorni di musica, è stata la sempreverde 'Celebration', dove tutti abbiamo incominciato a saltare e ballare, compatibilmente con lo spazio disponibile, visto che la piazzetta era gremita in ogni ordine di posto.
Peccato non poter rivedere nulla della loro esibizione nel consueto DVD di Ver1 Musica a causa di una (per me) incomprensibile riserva sulla liberatoria. Unica nota stonata di una band che riesce ancora ad emozionare.


Il 2 Days Prog+1, nel breve periodo di sei edizioni ha catturato l'attenzione di tutto il mondo, è seguito dal Giappone, dove c'è una folta schiera di amanti del RPI (Rock Progressivo Italiano), dagli USA e da tutta l'Europa.
Come qualcuno ebbe a dire qualche tempo fa, è una delle rarissime isole felici in un mare di colpi bassi, sotterfugi e scortesie, sempre presenti in questi ambiti.

Con la collaborazione delle istituzioni e principalmente con la benevolenza degli sponsor, sempre pronti a gettare il cuore oltre l'ostacolo anche in tempi bui come questi, il  2 Days Prog+1 è una perla di rara bellezza, un appuntamento al quale non si può rinunciare!
Anche perchè, attraverso i social network, TUTTI noi appassionati contribuiamo alla sua diffusione ed alla buona riuscita della manifestazione.
Ci sentiamo così tanto partecipi che, a distanza di meno di una settimana dalla fine del festival, stiamo già dando, all'organizzatore Alberto Temporelli (cui vanno sempre i nostri infiniti ringraziamenti per la dedizione e la passione che mette ogni volta), indicazioni e suggerimenti (forse anche sognando un pò!) per le band che vorremmo vedere calcare il palco nel 2015!

Se questo non è amore spiegatemi cos'è!

lunedì 16 dicembre 2013

A Night With: IL TEMPIO DELLE CLESSIDRE


Ciao e bentrovati!

Non crediate sia semplice parlare del prog dei giorni nostri.
E' molto più semplice guardarsi indietro ed andare a rintracciare qualcosa di fermo e immobile, seppure eterno e di riferimento per tutti, piuttosto che orientarsi in un panorama in continuo movimento (molti non ne sono a conoscenza o fingono di non saperlo, rimanendo ancorati agli anni '70, ma il prog è vivo e vivace)!

Questo è uno dei motivi per cui è molto più comodo allestire una cover (o tribute) band, piuttosto che cimentarsi in qualcosa di originale, che suoni anche nuovo, dinamico e moderno.
Coloro che mi frequentano sono a conoscenza della mia "crociata" contro le cover e tribute bands e quanto io sia favorevole ad ascoltare qualcosa di fresco e attuale, anche se talvolta purtroppo rimango deluso nelle aspettative!

In realtà sono alle prese da tempo con un post sul nowadays prog, ma lo riscrivo di continuo perchè mi sembra sempre sbagliato l'approccio, troppo incompleto e un pò "distaccato" e sapete che se non riesco a metterci il cuore non sono mai contento del risultato!

Cosa c'è di meglio allora di parlare di qualcosa che mi ha trovato inaspettatamente come emozionatissimo co-protagonista, che riferisce di una delle band più interessanti del panorama del RPI odierno?

Il Tempio Delle Clessidre è una band genovese che ha all'attivo due ottimi album: il primo con un vocalist di eccezione, Stefano "Lupo" Galifi, che ha recentemente riformato la sua band storica Museo Rosenbach, e il secondo con il giovane Francesco Ciapica, dal timbro molto particolare, ma dotato di una buona dinamica, una notevole estensione vocale e una piacevole vena interpretativa. 

Buona parte delle composizioni parte da idee della bravissima (e bella, perchè far finta di niente?) tastierista/cantante Elisa Montaldo, dotata di ottima tecnica e grande sensibilità, o del talentuoso bassista/chitarrista classico Fabio Gremo, successivamente sviluppate con il supporto degli altri musicisti Giulio Canepa (chitarra elettrica) e Paolo Tixi (batteria).
Generalmente l'impronta del secondo è più intimista e meditativa, mentre quella della prima è più drammatica, ricca di pathos e di tensione emotiva, pertanto è facile ritrovarsi in entrambi i moods!

In occasione della presentazione multimediale (foto, quadri e musica) del loro nuovo album AlieNatura, sono stato coinvolto dagli organizzatori, insieme ad un altro giornalista della rivista PROG ROCK MAGAZINE, nella conferenza stampa che anticipava il concerto, in qualità di web journalist. Nel corso della conferenza ho tentato, attraverso domande dirette a ciascuno dei musicisti, di carpire qualche aspetto nascosto della loro personalità e sensibilità.

Però prima di trasmettervi le emozioni che ho provato a stare lì sul palco con loro (in genere sono dietro alla batteria e sono più spavaldo!), vorrei farvi comprendere le emozioni che questa fantastica band trasmette a me con la sua musica incantevole, talvolta ansiogena, ma sempre evocativa e ispirata.

Il brano che segue, tratto dal primo album, è strumentale. Ascoltate il perfetto intreccio degli strumenti, i vari momenti che si succedono con dinamiche e intensità alternanti, fino al finale solenne e evocativo!
Davvero notevole per una band emergente, seppure dotata di ottimi musicisti a livello individuale.





Quando viene eseguito LIVE l'orientamento scenografico/teatrale della band è posto in notevole risalto. Tutti indossano una maschera ed Elisa abbandona la sua postazione dietro le sue adorate tastiere per eseguire una sorta di rituale magico. Molto suggestivo davvero!

Il secondo brano tratto da quest'album, che vi invito in ogni caso ad ascoltare per intero, è molto intimista e mi è molto caro.
Rende la notte quasi una persona che ci accoglie, con il suo silenzio e il suo misticismo, e ci fa compagnia fino al giorno successivo. Sono sensazioni che provo spessissimo e mi ha sorpreso ritrovarle in questo brano!
Ma non limitatevi a rinvenire nei testi quanto vi ho appena detto... lasciatevi trasportare dalla musica e comprenderete ugualmente... chiudete gli occhi, sssh!





Quei salti di ottava sul pianoforte sono deliziosamente appoggiati sull'arpeggio e il cambio di intensità che si sviluppa nella parte strumentale, con quell'alternarsi delle tastiere e della chitarra in soli di pregevole fattura, rendono questo brano per certi versi unico e molto coinvolgente.
Quando li ascolto LIVE spero sempre che lo suonino e talvolta sono stato esaudito con grande soddisfazione!

Nonostante la grande bravura e professionalità di "Lupo", visto l'orientamento scenografico e teatrale, Il Tempio, a mio modo di vedere, aveva necessità di un frontman che avesse caratteristiche che incontrassero queste esigenze. Oltre alle sue innegabili doti canore, Ciapica ha una buona performance sul palco, sa essere presente e coinvolgente senza strafare e si presta in modo eccellente alle invenzioni sceniche della band, come quando soffia una polverina su un foglio nero e questa, aderendo alla colla precedentemente stesa da Elisa, lascia apparire la scritta AlieNatura
Sono cose semplici, ma di grande gusto ed impatto emotivo, come questo brano che viene proposto accompagnato dallo slideshow che vedete nel filmato.





Non ho mai avuto la forza per controllare la paura...

Questo brano, tratto dall'ultimo album, è molto intenso già dalle prime note, ma quando sale di tonalità e specialmente quando entra Elisa in coro, strappa un'emozione molto forte.

La progressiva consapevolezza di poter usare, oltre alle sue preziose dita, anche le sue elevate doti canore, si manifesta maggiormente nel brano successivo, che considero la vera punta di diamante di tutto il nuovo lavoro.


 



Prestate attenzione al senso di oppressione che si manifesta fin dall'inizio!

No! Non venite da me!... 

l'ossessione degli incubi che si manifesteranno certamente con il sopraggiungere del sonno è tangibile nel canto disperato di Francesco

Se potessi io mi annienterei dentro i miei sogni malati 

con quell'urlo straziante... è questo che intendo per "doti interpretative" del cantante!

Quello che sorprende è l'improvviso cambio di registro dopo il break, con la voce di Elisa inizialmente pomposa e quasi canzonatoria, con quei cori eterei così particolari che sembrano estratti da un film di Tim Burton... e dopo il sibilato

puoi fidarti di me

diventa acida e autoritaria!
Ormai il sogno-carnefice ha avuto la meglio sulla sua vittima!

Notate che, in tutti i brani, i fraseggi degli strumenti seppur molto accurati e ricercati, non sono mai eccessivi o noiosi e ad ogni ascolto si scopre qualcosa che non si era notato prima, ora nel lavoro di tastiere, ora nel basso o nella voce, ora nella chitarra o la batteria.
I pattern ritmici generati dall'energia di Fabio e Paolo non sono mai trattati con superficialità e la chitarra di Giulio, con i suoi ostinato e i suoi solo, ha sempre un notevole impatto sui brani.
Niente male, non trovate? 

Ciò che mi piace maggiormente di questi ragazzi è la passione che mettono in ciò che fanno, che si manifesta nel ritrovare nei loro lavori certamente molti riferimenti ai grandi della musica prog non solo nostrani, come Banco e PFM (vista l'impronta tastieristica, più i primi dei secondi), ma anche Gentle Giant e echi Crimsoniani, miscelati con qualcosa di nuovo a livello di timbro, architettura dei brani e soprattutto intensità e pathos. Non è musica per tutte le orecchie, ma sono contento che lo sia per le mie! 


Ma veniamo alla conferenza stampa, anteprima del concerto del 9 novembre 2013.
Entrando nel teatro vidi Fabio Gremo salutarmi da lontano. Non volli disturbarlo e non mi avvicinai.
Mi intrattenni a parlare un pò, tra gli altri, con il fotografo Eugenio De Vena, che mi sembra dotato della peculiarità di ritrovare alcuni aspetti nascosti di Elisa nei suoi scatti, e gli manifestai la mia ammirazione.

Poi fu la volta di Elisa Montaldo, che mi chiese se avessi pronte le domande.
Le risposi che ne avevo una per ognuno di loro, ma non erano difficili.
Non ricordo chi fosse dei miei parenti che diceva: "Ti fai fare fesso dagli occhi delle donne!" ed aveva ragione. Quando mi guardò con quei suoi occhi grandi ed espressivi e mi chiese se poteva darvi uno sguardo in anticipo, non seppi fare altro che darle il foglio su cui le avevo appuntate!
Non ricordo neanche più come rientrai in possesso del foglio...

Dopo l'esibizione degli opener, la presentatrice dal palco ci invitò a salirvi. Io guardai l'amico con cui ero chiedendogli se avessi capito bene...dovevo salire sul palco insieme ai Templari (li chiamo in questo modo da tempo, tanto che ormai molti fans mi imitano, persino senza sapere che il nomignolo è partito da me!)?
Un pò emozionato raggiunsi il palco e mi posi al centro della scena, fra i musicisti, come attesta la foto riportata di seguito.




Vi assicuro che in quella posizione, davanti al teatro gremito e non nascosto da piatti e tamburi, l'emozione è tangibile!

Quando fu il mio turno di fare le domande, nonostante fossi nel mio habitat naturale, fra amici e soprattutto musicisti, sentii le stesse sensazioni di quando mi ponevo davanti ai professori per sostenere gli esami: deglutii più volte, sentivo le giunture rigide e legate, le mani fredde, e mi mossi con la leggiadria di un burattino verso Giulio Canepa, il primo che avevo scelto per la sequenza.
Ovviamente avevo dimenticato gli occhiali da vista a casa (ancora non mi abituo all'idea di doverli portare con me!) e non riuscivo a leggere quanto avevo riportato sul foglio che avevo fra le mani, ma avevo scritto e riletto quelle domande decine di volte e ormai le sapevo a memoria!


GIULIO CANEPA
Una delle caratteristiche principali del Progressive Italiano è il timbro delle chitarre e tu ne fai tesoro.
Rispetto al primo album mi è sembrato che tu abbia svolto un maggior lavoro sia di rifinitura che di volume, inteso come“muro di suono”.
E' cambiato qualcosa a livello compositivo o è stato fondamentale il supporto del “supervisore” che abbiamo visto nelle foto controllarti con attenzione?
(Nota: Su Facebook postò una foto con il figlio, che sembrava lo controllasse mentre suonava)

Questa bonaria incursione nella sua vita privata indusse il chitarrista a spiegare alla platea chi fosse il "supervisore" e questo generò immediatamente un clima confidenziale e amichevole che strappò qualche sorriso di sorpresa e compiacimento.

La risposta di Giulio fu chiara e pertinente: rispetto al primo album lo "strapotere di Elisa" (da lui citato mentre la guardava con immenso affetto e un sorriso bonario) si è mitigato e la collaborazione è stata più interattiva, dando maggior spazio agli altri musicisti che, in questo modo, hanno potuto esprimersi con maggior libertà.

Non so cosa fu, ma a partire da questo momento mi liberai della tensione e dell'emozione e incominciai a fare un pò da mattatore, chiacchierando con il pubblico e lasciando i musicisti fermi al loro posto, mentre io mi spostavo di volta in volta verso il successivo interlocutore. Una sorta di Prog Baudo, insomma! Una "breve" conferenza stampa che alla fine durò molto più del previsto!


FRANCESCO CIAPICA
Inutile ribadire che hai rilevato un'onerosa eredità.
Complimenti per la tua voce particolare e la tua vivacissima vena interpretativa!
Hai reso splendida la già bellissima “Onirica Possessione”.
A parte le differenti caratteristiche di timbro, qualora si siano presentati, quali sono state le criticità del tuo inserimento e, vista la tua presenza scenica, quanto ti ha aiutato l'orientamento scenografico/teatrale della band? 

Francesco tentò di non far trasparire l'apprensione e, ostentando sicurezza, mi ringraziò per i complimenti (non riersco a capire perchè una parte dei critici di settore lo consideri ancora acerbo, mentre io gli riconosco una buona personalità) e accennò qualcosa circa un necessario "rodaggio". Inizialmente non gli erano ancora ben chiari alcuni "passaggi" in cui si era incastrato, ma le cose erano andate via via migliorando, anche perchè nel frattempo aveva fraternizzato (e non stento a crederlo! Sono tutte persone amabili, semplici e molto disponibili) con il resto della band e questo gli era stato di grande aiuto per superare quelli che all'inizio erano sembrati ostacoli.

Fu ora la volta del "piccolo" del gruppo. Essendo io un batterista amatoriale, questa domanda fu la prima che mi balzò in mente all'atto della loro ideazione.


PAOLO TIXI
Il tuo miglioramento tecnico in questi tre anni è innegabile. Studiare e suonare stili differenti aiuta a crescere. Complimenti!
In questo nuovo lavoro ho notato delle pregevolezze stilistiche, seppur avulse da inutili ostentazioni di tecnica ed eccessi.
Bill Bruford sostiene che la bontà di un batterista si valuta dalle pause.
Sei anche tu di questa opinione?

Paolo si mostrò divertito e compiaciuto dal modo in cui la domanda gli veniva posta. "Se lo dice Bill Bruford sarà vero!" - esordì sorridendo. Poi continuò dicendo che i miglioramenti tecnici gli avevano permesso di essere parte integrante della fase compositiva e che egli stesso si mette al servizio della musica che suonano, dove il virtuosismo fine a se stesso non trova (e, dico io, giustamente) spazio, dove è indispensabile supportare il brano con le opportune dinamiche, senza strafare, ma anzi aiutando a porre in risalto i vari strumenti, man mano che se ne presenta la necessità.

A questo punto mi restavano soltanto gli assi portanti, le due menti più ispirate del gruppo.
Per recarmi da Fabio passai davanti ad Elisa e prendendola in giro le dissi che era inutile che si aspettasse domande. Sorrise.


FABIO GREMO
La tua carica emotiva e esplosiva sul palco è ormai leggenda.
Eppure spesso sei autore di testi e musiche di profondo intimismo ed introspezione.
Come trovano spazio in te questi due aspetti contrastanti e da cosa trai ispirazione per la musica e i testi? In genere cosa nasce prima?

Fabio un pò si schermì. Effettivamente quando è sul palco si mostra in continuo movimento, un'esplosione di energia che si diffonde, attraverso gli altri componenti, all'audience. I suoi lunghi capelli ondeggiano continuamente a causa del continuo movimento del capo e dei suoi spostamenti quasi danzanti sul palco.
"Ah, è leggenda?" - disse ridendo. Poi tornando all'argomento principale della domanda disse che sono momenti diversi. La creazione avviene quasi sempre partendo da una melodia, o un pattern di basso o addirittura da qualche ostinato che risuona in testa, o anche da qualche verso che quasi richiede di essere portato in musica. E l'ispirazione nasce da un evento qualsiasi, anche se talvolta apparentemente o momentaneamente trascurabile.
Una volta che si è sul palco il brano è già completo e la fase intimistica lascia spazio all'energia che si sprigiona dalla musica e dalla voglia di suonare, che è sempre tanta!



ELISA MONTALDO
Questa ragazza non sa fare niente: Arti marziali, Make Up Artist, modella per gioco, musicista completa e ispirata, solidi valori civili e morali...
Per fare tutto ciò che vorrebbe, avrebbe bisogno di una giornata di 48 ore!
Eppure a giudicare dai testi e dalla musica tu sembri “The Dark Side of the Temple”.
Quanto hanno inciso psicologicamente le recenti alluvioni, prima di Genova e poi delle 5 terre, sulla stesura del vostro secondo lavoro?

Sulle prime Elisa parve un attimo risentita dalla mia definizione e ci tenne a precisare che possiede anche un'importante parte solare che si manifesta in molte occasioni. Annuii sorridendole.
Poi, mentre parlava, quasi a supporto della sua asserzione, di come nascono i suoi brani, sembrò improvvisamente comprendere l'orientamento della mia domanda e, rivolgendosi ora a me e ora al pubblico, disse ciò che mi aspettavo di sentire: tutte le sue ansie e le sue paure trovano spazio nella musica che compone, pertanto è inevitabile che eventi disastrosi come quelli da me citati abbiano avuto enorme risonanza nel suo mondo interiore, così come tanti altri che hanno scosso la sua sensibilità di persona e di artista.

In questo modo, il suo animo sensibile e la sua innata esigenza di confrontarsi ed immergersi nelle bellezze della Natura che la circonda, le hanno ispirato questo brano di incredibile delicatezza, che ancora una volta mette in luce le buone doti canore di questa splendida musicista.






La serata con Il Tempio Delle Clessidre è stata, per me, un evento eccezionale e ringrazio gli organizzatori per aver avuto il "coraggio" di coinvolgermi, consapevoli che non scendo mai a compromessi quando parlo di Musica... e non l'ho fatto neanche stavolta!
Ho parlato talvolta di questi argomenti con ciascuno dei componenti della band, ma mai con tutti insieme e mai al cospetto del pubblico, un pubblico ricettivo ed entusiasta, che mi è parso apprezzare tutto ciò.

Spero di essere riuscito nell'intento di farli parlare un pò di se stessi, dando all'audience una chiave di lettura un pò più approfondita di queste splendide persone.
E in effetti le risposte non sono state mai banali o di circostanza, ma sempre stimolanti e sincere.


Quando parlo di questa band agli amici del prog, mi dicono, prendendomi in giro, che sono motivato dalla presenza di Elisa Montaldo. 
Dicono sicuramente una parziale verità: in realtà la prima volta che li vidi LIVE a Milano, non conoscevo nessuno di loro e fui sorpreso dalle sonorità delle tastiere elettroniche, dai virtuosismi pianistici simil-Banco e dalla passione quasi apprensiva che la tastierista mostrava al cospetto delle sue tastiere.
Successivamente le mie motivazioni si sono evolute con l'approfondimento musicale di Fabio, Giulio, Paolo e Francesco, della loro immensa passione per ciò che fanno, della loro sensibilità talvolta a fior di pelle e delle numerose good vibrations che riescono a trasmettermi con la loro musica ricca, sofisticata, energica, nuova seppure con chiari riferimenti al mio periodo d'oro, quando ero immerso totalmente in essa, ancor più di oggi.

Come al solito... fatemi sapere se avete gradito il post e la musica che vi ho inserito!

Alla prossima!

giovedì 16 giugno 2011

Il Banco Del Mutuo Soccorso

Questo post è dedicato a mio fratello Giancarlo.




Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo, e sfrena il tuo volo 
dove più ferve l'opera dell'uomo. 
Però non ingannarmi con false immagini ma lascia che io veda la verità 
e possa poi toccare il giusto.


Da qui, messere, si domina la valle ciò che si vede, è. 
Ma se l'imago è scarna al vostro occhio scendiamo a rimirarla da più in basso  
e planeremo in un galoppo alato entro il cratere ove gorgoglia il tempo.





Ho conosciuto così il Banco del Mutuo Soccorso, a casa di un mio amico che aveva questo strano LP a forma di salvadanaio di terracotta.
Anche il mio amico era piuttosto strano, ma simpatico!

Ascoltate 'R.I.P.', il brano successivo all'introduzione!
Che ritmica, che fuoco nelle vene, che testi grondanti il sangue delle vittime inutili  di tutte le inutili guerre (occhio: non le 'guerre inutili', ma le 'inutili guerre'. Tutte le guerre sono inutili)!
E il susseguirsi degli assoli di chitarra, break maestoso di piano e assolo di tastiere elettroniche... è mozzafiato!
Poi, quando Gianni Nocenzi sale in cattedra ci regala un finale al pianoforte di alta classe e intensità...
E la voce tenorile di Di Giacomo, nonostante inizialmente possa lasciare un pò sorpresi, si appoggia perfettamente sul tappeto di note creato per lui dai fratelli Nocenzi.

Ammetto il mio 'peccato originale': non sono un amante fervente del RPI (Rock Progressivo Italiano), sebbene mi sia affacciato al Prog con Felona e Sorona di Le Orme e mi sia innamorato di alcuni brani degli Osanna e PFM (senza però mai approfondirne la discografia), ed abbia 'promosso' tra amici e parenti albums dei Goblin e di Città Frontale (El Tor - unico album del gruppo e per me è uno dei più alti esempi del RPI di un certo tipo!).

Ma il Banco ha sempre avuto su di me un fascino particolare.
Non so se sia per i testi impegnati e (allora) politically incorrect, se per la presenza costante del pianoforte (e che pianoforte! Gianni Nocenzi è un virtuoso di una sensibilità incredibile!), che, dopo la mia amata batteria,  è uno dei miei strumenti preferiti, se per il drumming ricercato e efficace di Pier Luigi Calderoni, se per la vena interpretativa e la voce di Di Giacomo o le complesse costruzioni armoniche e melodiche dei fratelli  Nocenzi, o ancora la ricerca degli effetti sonori sulle tastiere  elettroniche di Vittorio... probabilmente per tutte queste cose messe insieme!

Nonostante siano evidenti le radici mediterranee (ed è questo che, essenzialmente, caratterizza il RPI e lo rende un genere a se stante), con le influenze ora arabe, ora indiane, ora spagnole e francesi, il Banco aveva un sound più "europeo", più vicino alle correnti crimsoniane e gentlegiantiche di tutti gli altri gruppi italiani. Probabilmente questo contribuiva a rendermelo più 'affine', sebbene nel 1973-74 io fossi ancora agli albori della mia 'frequentazione' del Prog.


L'album omonimo è del 1972. Sempre nello stesso anno la band uscì con un altro lavoro (Darwin!) che si poneva in netta contrapposizione ai dettami della chiesa appoggiando decisamente la teoria evoluzionistica di Darwin.


Ascoltate questa suite di apertura dell'album. E' splendida nella sua interezza.
Non c'è un attimo di caduta di tono, l'alternanza di fasi ritmiche e melodiche, i pianissimo e gli interventi di pianoforte meritano davvero tutta la nostra ammirazione.
Ma prestate anche attenzione ai testi e collocateli in un periodo storico dove la chiesa era meno indulgente di oggi e preferiva una "sana ignoranza" alle prese di coscienza:

Prova a pensare un pò diverso
Niente da grandi dei fu fabbricato
Ma il creato si è creato da sè
Cellule, fibre energia e calore





L'intero album continua sullo stesso livello artistico e...fateci caso... tutti gli interventi di pianoforte sono pertinenti, efficaci e di tangibile bellezza.
Non a caso fa parte di questo album anche la splendida '750.000 anni fa... l'amore', che vi ho proposto nel post sull'amore.
Se volete darci un occhio...
http://proglessons.blogspot.com/2011/04/lamore-ai-tempi-del-prog.html


Il Banco a quei tempi sentiva di dover dire qualcosa di importante, attraverso la musica, per cui la successiva uscita, che a mio modo di vedere è il loro capolavoro, trattava della prigionia, la guerra e le estreme conseguenze che tutto ciò porta nella vita delle persone che vi sopravvivono.

Ascoltate questi due brani in sequenza ed immaginatevi un prigioniero politico che dopo anni di prigionia, stenti e umiliazioni,  riesce finalmente a tornare a casa. Inizialmente è convinto di essere tornato a casa SUA...





Il pianoforte di Gianni ci porta subito in un clima tetro, amaro, pieno di mura umide, punizioni corporali ed umiliazioni del corpo e dell'animo umano.
Prestate sempre attenzione ai testi, sono sempre attuali. E sempre lo saranno, fintanto che ci saranno persone sequestrate e oppresse per le loro idee.
Al quinto minuto... quel lamento (fatto con il sintetizzatore) è struggente e fende come un rasoio, come tutto lo sviluppo musicale  successivo, con le note grevi emesse con quell'effetto tetro.
Ma è splendida la parte centrale e l'intermezzo di percussioni, non è vero?

In realtà tutto il brano è splendido!






Entrambi i brani meriterebbero di essere inseriti nella mia lista degli standard prog, ma secondo me il secondo è più ricco, con quell'intro dal ritmo pulsante splendidamente interpretato da Calderoni (da ragazzo ci misi un pò a studiarlo), e la musica rende evidente la spossatezza del ritorno, dopo tanti patimenti:

T'ho amato donna e parleranno ancora i nostri ventri
ma come è debole l'abbraccio in questo incontro! 
Dove ho vinto? Cos'è che ho vinto?
Quando io credo che niente più è lo stesso
Ora è tutto diverso 
Per Dio, ma cos'è successo di così devastante a Stalingrado?

Mi si accappona la pelle prima ancora di riascoltare il brano, perchè questo è un momento musicale di alta scuola! Attraverso la musica, con quell'arpeggio nervoso di chitarra, le tastiere che imperversano e la batteria che mantiene una ritmica ossessiva, si sente tutta la disperazione di quest'uomo che, a questo punto, non riesce a comprendere se per caso non sarebbe stato meglio rimanerci secco, piuttosto che sopportare tutto ciò che il suo ritorno, inevitabilmente, genererà in lui e nelle persone a lui care...


I testi del Banco, qualunque fosse l'argomento trattato, erano sempre molto significativi, ogni frase aveva il suo elevato peso specifico e nel complesso inducevano a pensarci un pò su.

Anche quando, spostandosi dal socio-politico, passarono ad argomenti un pò più intimisti come i rapporti interpersonali (e nell'album che propongo di seguito si parlava proprio di loro sei), ogni frase era introspezione e incitamento a meditare.

Come in un'Ultima Cena, album dal titolo inequivocabilmente simbolico, è l'ultimo album del Banco  che considero degno di nota (ma fra questo e il precedente ce ne sono altri due di buon livello).
L'album è più song oriented e non compaiono più suite che toccano e superano i 10 minuti, ma vi prego di ascoltare i prossimi due brani, che ne rappresentano appieno l'ottimo valore. 





Il contrasto fra l'intro di piano estremamente dinamica e a tratti drammatica e il successivo momento soffuso rende l'idea del testo:

Dopo la tempesta ho vagato a lungo fra i coralli
sulla mia pelle sentivo il peso del mare
ed ho creduto di non tornare più al sole
ma il desiderio d'immenso scuoteva le mie reni
io dall'abisso sono risalito

E' un bel brano, davvero: molto intimista il testo, molto bella la musica che lo sostiene.


Così come lo è il successivo, permeato com'è di presa di coscienza delle proprie possibilità e potenzialità.





Anche in questo caso l'intro è pulsante e dinamica, ma la parte più bella e ricca di feeling è il finale cantato:

Sui gradini del vostro rifiuto
Io sto salendo verso la mia porta
Questa notte l'arpa notturna
 suona invano il canto delle paure

Quando ho incominciato ad ascoltare il BMS avevo soltanto 15 anni e la testa leggera e piena di fantasie.
Con la sua musica e i testi impegnati mi ha aiutato a crescere...
Nonostante la mia testa permanga piena di inutili fantasie (ma per gli amici più cari è la mia caratteristica più positiva) devo ringraziarlo per avermi reso, in quegli anni, se non migliore, almeno più consapevole.

E ringrazio mio fratello, che a suo tempo si prese l'onere (e sicuramente l'onore, visto che li ha apprezzati  almeno quanto me) di  portare avanti l'acquisto degli LP man mano che uscivano.
Quando ci dividemmo gli LP per me fu un duro colpo separarmi dal BMS, tanto che successivamente riacquistai questi quattro album, che considero la loro discografia essenziale, in CD.

I più distratti, o quelli che non hanno seguito il BMS a quel tempo, sgomberino la mente dalle varie 'Paolo Pà', 'Moby Dick' e qualche altro brano più famoso di questo gruppo: il VERO Banco del Mutuo Soccorso è quello descritto in questo post, è racchiuso in queste perle di grande valore (e in altri estratti da questi albums), dove la musica avvolge i testi ed ognuna di queste componenti è parte integrante e complemento dell'altra, creando uno splendido equilibrio di forma, contenuto, complessità tecnica e feeling.