giovedì 16 giugno 2011

Il Banco Del Mutuo Soccorso

Questo post è dedicato a mio fratello Giancarlo.




Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo, e sfrena il tuo volo 
dove più ferve l'opera dell'uomo. 
Però non ingannarmi con false immagini ma lascia che io veda la verità 
e possa poi toccare il giusto.


Da qui, messere, si domina la valle ciò che si vede, è. 
Ma se l'imago è scarna al vostro occhio scendiamo a rimirarla da più in basso  
e planeremo in un galoppo alato entro il cratere ove gorgoglia il tempo.





Ho conosciuto così il Banco del Mutuo Soccorso, a casa di un mio amico che aveva questo strano LP a forma di salvadanaio di terracotta.
Anche il mio amico era piuttosto strano, ma simpatico!

Ascoltate 'R.I.P.', il brano successivo all'introduzione!
Che ritmica, che fuoco nelle vene, che testi grondanti il sangue delle vittime inutili  di tutte le inutili guerre (occhio: non le 'guerre inutili', ma le 'inutili guerre'. Tutte le guerre sono inutili)!
E il susseguirsi degli assoli di chitarra, break maestoso di piano e assolo di tastiere elettroniche... è mozzafiato!
Poi, quando Gianni Nocenzi sale in cattedra ci regala un finale al pianoforte di alta classe e intensità...
E la voce tenorile di Di Giacomo, nonostante inizialmente possa lasciare un pò sorpresi, si appoggia perfettamente sul tappeto di note creato per lui dai fratelli Nocenzi.

Ammetto il mio 'peccato originale': non sono un amante fervente del RPI (Rock Progressivo Italiano), sebbene mi sia affacciato al Prog con Felona e Sorona di Le Orme e mi sia innamorato di alcuni brani degli Osanna e PFM (senza però mai approfondirne la discografia), ed abbia 'promosso' tra amici e parenti albums dei Goblin e di Città Frontale (El Tor - unico album del gruppo e per me è uno dei più alti esempi del RPI di un certo tipo!).

Ma il Banco ha sempre avuto su di me un fascino particolare.
Non so se sia per i testi impegnati e (allora) politically incorrect, se per la presenza costante del pianoforte (e che pianoforte! Gianni Nocenzi è un virtuoso di una sensibilità incredibile!), che, dopo la mia amata batteria,  è uno dei miei strumenti preferiti, se per il drumming ricercato e efficace di Pier Luigi Calderoni, se per la vena interpretativa e la voce di Di Giacomo o le complesse costruzioni armoniche e melodiche dei fratelli  Nocenzi, o ancora la ricerca degli effetti sonori sulle tastiere  elettroniche di Vittorio... probabilmente per tutte queste cose messe insieme!

Nonostante siano evidenti le radici mediterranee (ed è questo che, essenzialmente, caratterizza il RPI e lo rende un genere a se stante), con le influenze ora arabe, ora indiane, ora spagnole e francesi, il Banco aveva un sound più "europeo", più vicino alle correnti crimsoniane e gentlegiantiche di tutti gli altri gruppi italiani. Probabilmente questo contribuiva a rendermelo più 'affine', sebbene nel 1973-74 io fossi ancora agli albori della mia 'frequentazione' del Prog.


L'album omonimo è del 1972. Sempre nello stesso anno la band uscì con un altro lavoro (Darwin!) che si poneva in netta contrapposizione ai dettami della chiesa appoggiando decisamente la teoria evoluzionistica di Darwin.


Ascoltate questa suite di apertura dell'album. E' splendida nella sua interezza.
Non c'è un attimo di caduta di tono, l'alternanza di fasi ritmiche e melodiche, i pianissimo e gli interventi di pianoforte meritano davvero tutta la nostra ammirazione.
Ma prestate anche attenzione ai testi e collocateli in un periodo storico dove la chiesa era meno indulgente di oggi e preferiva una "sana ignoranza" alle prese di coscienza:

Prova a pensare un pò diverso
Niente da grandi dei fu fabbricato
Ma il creato si è creato da sè
Cellule, fibre energia e calore





L'intero album continua sullo stesso livello artistico e...fateci caso... tutti gli interventi di pianoforte sono pertinenti, efficaci e di tangibile bellezza.
Non a caso fa parte di questo album anche la splendida '750.000 anni fa... l'amore', che vi ho proposto nel post sull'amore.
Se volete darci un occhio...
http://proglessons.blogspot.com/2011/04/lamore-ai-tempi-del-prog.html


Il Banco a quei tempi sentiva di dover dire qualcosa di importante, attraverso la musica, per cui la successiva uscita, che a mio modo di vedere è il loro capolavoro, trattava della prigionia, la guerra e le estreme conseguenze che tutto ciò porta nella vita delle persone che vi sopravvivono.

Ascoltate questi due brani in sequenza ed immaginatevi un prigioniero politico che dopo anni di prigionia, stenti e umiliazioni,  riesce finalmente a tornare a casa. Inizialmente è convinto di essere tornato a casa SUA...





Il pianoforte di Gianni ci porta subito in un clima tetro, amaro, pieno di mura umide, punizioni corporali ed umiliazioni del corpo e dell'animo umano.
Prestate sempre attenzione ai testi, sono sempre attuali. E sempre lo saranno, fintanto che ci saranno persone sequestrate e oppresse per le loro idee.
Al quinto minuto... quel lamento (fatto con il sintetizzatore) è struggente e fende come un rasoio, come tutto lo sviluppo musicale  successivo, con le note grevi emesse con quell'effetto tetro.
Ma è splendida la parte centrale e l'intermezzo di percussioni, non è vero?

In realtà tutto il brano è splendido!






Entrambi i brani meriterebbero di essere inseriti nella mia lista degli standard prog, ma secondo me il secondo è più ricco, con quell'intro dal ritmo pulsante splendidamente interpretato da Calderoni (da ragazzo ci misi un pò a studiarlo), e la musica rende evidente la spossatezza del ritorno, dopo tanti patimenti:

T'ho amato donna e parleranno ancora i nostri ventri
ma come è debole l'abbraccio in questo incontro! 
Dove ho vinto? Cos'è che ho vinto?
Quando io credo che niente più è lo stesso
Ora è tutto diverso 
Per Dio, ma cos'è successo di così devastante a Stalingrado?

Mi si accappona la pelle prima ancora di riascoltare il brano, perchè questo è un momento musicale di alta scuola! Attraverso la musica, con quell'arpeggio nervoso di chitarra, le tastiere che imperversano e la batteria che mantiene una ritmica ossessiva, si sente tutta la disperazione di quest'uomo che, a questo punto, non riesce a comprendere se per caso non sarebbe stato meglio rimanerci secco, piuttosto che sopportare tutto ciò che il suo ritorno, inevitabilmente, genererà in lui e nelle persone a lui care...


I testi del Banco, qualunque fosse l'argomento trattato, erano sempre molto significativi, ogni frase aveva il suo elevato peso specifico e nel complesso inducevano a pensarci un pò su.

Anche quando, spostandosi dal socio-politico, passarono ad argomenti un pò più intimisti come i rapporti interpersonali (e nell'album che propongo di seguito si parlava proprio di loro sei), ogni frase era introspezione e incitamento a meditare.

Come in un'Ultima Cena, album dal titolo inequivocabilmente simbolico, è l'ultimo album del Banco  che considero degno di nota (ma fra questo e il precedente ce ne sono altri due di buon livello).
L'album è più song oriented e non compaiono più suite che toccano e superano i 10 minuti, ma vi prego di ascoltare i prossimi due brani, che ne rappresentano appieno l'ottimo valore. 





Il contrasto fra l'intro di piano estremamente dinamica e a tratti drammatica e il successivo momento soffuso rende l'idea del testo:

Dopo la tempesta ho vagato a lungo fra i coralli
sulla mia pelle sentivo il peso del mare
ed ho creduto di non tornare più al sole
ma il desiderio d'immenso scuoteva le mie reni
io dall'abisso sono risalito

E' un bel brano, davvero: molto intimista il testo, molto bella la musica che lo sostiene.


Così come lo è il successivo, permeato com'è di presa di coscienza delle proprie possibilità e potenzialità.





Anche in questo caso l'intro è pulsante e dinamica, ma la parte più bella e ricca di feeling è il finale cantato:

Sui gradini del vostro rifiuto
Io sto salendo verso la mia porta
Questa notte l'arpa notturna
 suona invano il canto delle paure

Quando ho incominciato ad ascoltare il BMS avevo soltanto 15 anni e la testa leggera e piena di fantasie.
Con la sua musica e i testi impegnati mi ha aiutato a crescere...
Nonostante la mia testa permanga piena di inutili fantasie (ma per gli amici più cari è la mia caratteristica più positiva) devo ringraziarlo per avermi reso, in quegli anni, se non migliore, almeno più consapevole.

E ringrazio mio fratello, che a suo tempo si prese l'onere (e sicuramente l'onore, visto che li ha apprezzati  almeno quanto me) di  portare avanti l'acquisto degli LP man mano che uscivano.
Quando ci dividemmo gli LP per me fu un duro colpo separarmi dal BMS, tanto che successivamente riacquistai questi quattro album, che considero la loro discografia essenziale, in CD.

I più distratti, o quelli che non hanno seguito il BMS a quel tempo, sgomberino la mente dalle varie 'Paolo Pà', 'Moby Dick' e qualche altro brano più famoso di questo gruppo: il VERO Banco del Mutuo Soccorso è quello descritto in questo post, è racchiuso in queste perle di grande valore (e in altri estratti da questi albums), dove la musica avvolge i testi ed ognuna di queste componenti è parte integrante e complemento dell'altra, creando uno splendido equilibrio di forma, contenuto, complessità tecnica e feeling.

6 commenti:

Giancarlo ha detto...

Grazie Enzo, del post e della dedica.
Sebbene da poco abbia risentito gli album del VERO Banco, ho riascoltato tutti i brani che hai postato. Era impossibile non farlo sia per il Banco sia perchè è una delle cose che ci unisce!

Lorenzo. ha detto...

Ottimo! però moby dick non è male!:-)

Il Progpromoter ha detto...

Beh, Giancarlo, era il minimo!
Li abbiamo ascoltati insieme per tanti anni scoprendo ogni tanto qualcosa di nuovo!

Il Progpromoter ha detto...

Grazie Lorenzo.
Non era male ma il valore artistico di questi esempi è stratosfericamente
superiore, non trovi?

nd1967 ha detto...

E' sempre un piacere leggerti.

Io sono più amante della PFM... ma è questione di gusti ;-)

Ti regalo una canzone, che sicuramente non conosci, che inizia con "Signore, da qui si domina la valle..."

http://www.youtube.com/watch?v=NMMUV2Rr9vk

Buona musica
Andrea

Il Progpromoter ha detto...

Grazie Andrea!

Appena torno a casa (ora sono in ufficio) farò tesoro della tua segnalazione!

Al tempo la PFM la seguivo poco, come tutto l'RPI... ma si erano create fazioni: chi ascoltava il BMS e chi la PFM... pochi entrambi!